Detenuto aggredisce il suo avvocato
Choc nel carcere campano

Domenica 14 Luglio 2019 di Katiuscia Guarino
Un avvocato del foro di Napoli picchiato in carcere da un suo cliente detenuto nel corso di un colloquio. Un altro recluso ha tentato di far esplodere alcune bombolette di gas all'interno della cella, minacciando poliziotti e compagni. Scene di follia e di violenza nella Casa circondariale di Bellizzi Irpino. Il penalista ha riportato ferite al volto, a causa dei pugni sferrati dall'ospite della struttura. Il professionista ha dovuto fare ricorso alle cure dei sanitari dell'infermeria interna del penitenziario.

 

Il personale ha evitato il peggio, intervenendo immediatamente e con forza per bloccare il detenuto. Che non si è fermato. L'uomo, anch'egli di origine napoletana, ha poi compiuto gesti autolesionistici in segno di protesta, procurandosi tagli alle braccia. Ha dovuto fare ricorso alle medicazioni dell'infermeria. A denunciare il grave episodio è il Sappe. Il segretario nazionale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, Emilio Fattorello, fa sapere che non si è trattato dell'unico fatto di violenza che è stato registrato nella casa circondariale di Bellizzi Irpino negli ultimi giorni. Un altro detenuto, infatti, a metà della scorsa settimana si è prima rifiutato di entrare in cella, cominciando a protestare fin dalla mattinata. Poi, in serata, munito di bombolette di gas, ha minacciato i poliziotti e i compagni di detenzione di far esplodere i flaconi e di appiccare il fuoco alla Sezione, facendo vivere momenti di vera tensione a tutti. Anche in questo caso il provvidenziale intervento degli agenti della polizia penitenziaria ha scongiurato conseguenze peggiori.

Fattorello mette in risalto, inoltre, un altro fenomeno che sta interessando la casa circondariale di Avellino. «Negli ultimi giorni - dice il segretario nazionale del Sappe - sono stati sequestrati 9 cellulari in possesso dei detenuti in vari reparti, ciò a riprova che le condizioni di sicurezza all'interno della struttura sono ormai ai minimi termini. Dall'inizio dell'anno sono stati sequestrati circa 60 apparecchi telefonici, cifre che dimostrano l'esistenza di veri e propri traffici di tali strumenti non consentiti tra i detenuti e che l'utilizzo degli stessi consente comunicazioni sul territorio dalla criminalità alla criminalità».
Per Fattorello l'allarme è concreto e riguarda proprio il personale interno. «Bisogna prevedere che le notizie che escono dalla struttura penitenziaria - è il suo timore - possano indebolire e neutralizzare i servizi di sicurezza e difesa esistenti, dando anche informazioni sul Personale operante e relativi orari di servizio. Occorre potenziare i livelli minimi di sicurezza che nei turni serali e notturni si riducono all'osso. Da tempo ormai il Sappe denuncia una carente organizzazione del lavoro ed una programmazione dei servizi che vede un forte divario tra l'impiego delle tante unità presenti nei turni mattinali e le pochissime unità, contate sulle dita di una mano, nei turni serali e notturni, durante i quali qualsiasi imprevisto può mettere in crisi l'intero sistema di sorveglianza». 
Secondo il segretario nazionale del sindacato delle Fiamme azzurre, «la linea di comando del reparto nei vari livelli che negli ultimi tempi si è potenziata deve essere distribuita responsabilmente nelle diverse funzioni durante le 24 ore in un contesto penitenziario della complessità rilevante come quello di Avellino, dove la popolazione detenuta si aggira intorno alle 600 unità, utenza questa composta da diverse tipologie che richiedono vari regimi custodiali tra cui anche la chiusura delle celle di determinati reparti che sembra in alcuni casi non avvenire». 
© RIPRODUZIONE RISERVATA © RIPRODUZIONE RISERVATA