Moscati, due infermiere del pronto soccorso
​positive al Covid: vaccinate con doppia dose

Lunedì 25 Ottobre 2021 di Gianluca Galasso
Moscati, due infermiere del pronto soccorso positive al Covid: vaccinate con doppia dose

Due infermiere in servizio al Pronto Soccorso della città ospedaliera positive al Covid-19. Per una è già arrivata la conferma, per l'altra si è in attesa dell'esito del tampone molecolare. Quest'ultima, infatti, è risultata positiva al test rapido. Entrambe sono vaccinate con le due dosi. Non avvertono sintomi. Alcuni colleghi che hanno lavorato a stretto contatto con loro hanno deciso di sottoporsi autonomamente al tampone. Finora non sono emersi ulteriori infetti. E questo è un primo dato confortante. Ma resta l'allerta massima nel Pronto Soccorso dell'azienda ospedaliera Moscati di Avellino. Sono state attivate tutte le procedure consequenziali per risalire all'origine del contagio. Che potrebbe essere avvenuto fuori dall'ambiente di lavoro.

Il doppio caso qualora il tampone molecolare dovesse confermare la positività anche della seconda infermiera in servizio nel nosocomio di contrada Amoretta dimostra che il virus è ancora pericoloso e riesce a insinuarsi anche in ambienti super controllati come quelli ospedalieri, dove vengono rispettati i rigidi protocolli di sicurezza per scongiurare pericoli di diffusione del Covid-19. Peraltro, al Pronto Soccorso possono accedere tutti i cittadini che hanno bisogno di cure urgenti, compresi coloro che non sono immunizzati. Questo rappresenta un rischio per gli altri pazienti e per gli stessi operatori sanitari che si trovano ad assistere anche chi non è vaccinato. Nel Pronto Soccorso è comunque vietato l'accesso a familiari o amici degli assistiti, proprio per garantire il personale e l'utenza. Il rischio zero non esiste. Il virus può entrare dappertutto. Anche in zone dove le barricate sono più robuste, come le strutture sanitarie. Alla città ospedaliera sono state adottate tutte le procedure necessarie per scongiurare problemi. I protocolli sono rigidi e i controlli severi da parte della direzione aziendale che non ammette defezioni.

Non mancano le preoccupazioni, dunque, tra medici, infermieri e personale in servizio presso il Pronto Soccorso di contrada Amoretta. Buona parte di loro è in attesa della somministrazione della terza dose del siero anticovid, così da potenziare la difesa immunitaria necessaria per combattere nella prima linea dell'ospedale. L'Unità è spesso andata in sofferenza nei momenti più caldi della pandemia. Anche di recente s'è registrato un sovraffollamento per accessi anche da fuori Irpinia, con un carico notevole di lavoro che ha determinato qualche disagio.

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Al netto della vicenda specifica del Moscati, il contagio torna a fare paura in Irpinia. Si è registrato un incremento di casi negli ultimi tre giorni, con una crescita importante del tasso d'incidenza, tanto da far avere un trend superiore alla media regionale. Intanto, le organizzazioni sindacali di categoria alzano la voce perché non sono stati ancora elargiti i premi per gli infermieri che hanno combattuto e combattono contro il Covid-19. La denuncia arriva da Romina Iannuzzi del Nursind: «Gli eroi della pandemia sono finiti nel dimenticatoio - attacca - Solo un'elemosina da parte di Palazzo Santa Lucia: i patti non sono stati rispettati. Agli operatori sanitari irpini finora è stato riconosciuto soltanto il 60 per cento della premialità-covid per l'anno 2020. In provincia di Avellino ne hanno diritto tutti i paramedici in servizio negli ospedali pubblici Moscati di Avellino, Frangipane di Ariano Irpino e Criscuoli-Frieri di Sant'Angelo dei Lombardi e in quelle strutture private che hanno fatto fronte alla gestione dell'emergenza sanitaria». Il Nursind è pronto a salire sulle barricate. Sono numerosi coloro che si sono infettati sul luogo di lavoro per curare i pazienti alle prese con il virus, rischiando notevolmente quando il vaccino era ancora in fase di sperimentazione. Proprio il Moscati si è trovato ad affrontare problemi in varie occasioni. Purtroppo ci si infetta ancora, ma almeno il siero fa da scudo contro la malattia più severa. La terza dose dovrebbe ridurre drasticamente le possibilità per il virus di diffondersi ulteriormente.
 

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