Se la Ferrari del Pd sbanda sul voto disgiunto

Serve chiarezza con gli elettori. Non è tempo di giochetti. Un sindaco debole potrebbe ricostruire ben poco dalle macerie

La presentazione della lista Pd al comune di Avellino
La presentazione della lista Pd al comune di Avellino
di Gianni Colucci
Martedì 21 Maggio 2024, 09:20
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Se la Ferrari messa a disposizione di Gengaro dal Pd (copyright Petracca) sbandasse sul voto disgiunto, non c’è Leclerc al volante che tenga. Il voto disgiunto è una specialità del Pd locale (chiedere info a Pizza), che per marcare - legittimamente - la differenza con il proprio candidato sindaco, fa pesare da sempre il proprio voto di lista nelle urne. Un sindaco con meno voti delle liste a sostegno è un problema politico che si aggiusta nelle trattative in consiglio, o non si aggiusta. Gengaro lo sa bene come lo sa Petracca che non le ha mandate a dire («Gengaro deve saper guidare», ha spiegato). Ovviamente il disgiunto è un problema anche per la Nargi e per Genovese data l’eterogeneità delle liste che hanno alle spalle, figlie di incroci e scambi del ceppo festiano-petittiano-dagostiniano. Come si concentreranno sui propri candidati quelli del Pd, così accadrà per Petitto e D’Agostino. Ognuno, in un eventuale secondo turno, intenderà avere a disposizione un’altra possibilità. Quindi liste forti che portino una pattuglia di consiglieri coesi al comune e sul sindaco poi ci si pensa. Il sistema non attribuisce premio di maggioranza al sindaco direttamente eletto e prevalgono i tatticismi dei portatori di voto (che l’elettore medio non percepisce). Ma in una condizione di emergenza come l’attuale - un ex sindaco ai domiciliari che ha candidato (legittimamente) la sua vice, un commissario al comune -, serve il polso forte che rimetta a nuovo la macchina amministrativa tramortita dalle inchieste. Serve chiarezza con gli elettori. Non è tempo di giochetti. Un sindaco debole potrebbe ricostruire ben poco dalle macerie.

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