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Faide, stragi e i soldi delle ricostruzioni: morto Graziano, ultimo boss del Vallo

Venerdì 10 Giugno 2022 di Gianni Colucci
Faide, stragi e i soldi delle ricostruzioni: morto Graziano, ultimo boss del Vallo

Il boss è morto. L'ultimo boss di Quindici. Arturo Graziano, 80 anni, è deceduto nell'ospedale di Nola dove era ricoverato. Nella sua villa di Bosagro di Quindici era tornato dopo il carcere duro scontato fino al 2015, poi diversi ricoveri, l'ultimo d'urgenza e la morte sopraggiunta in poche ore. Arturo era il fratello di Raffaele Graziano, il sindaco-boss di Quindici, braccio destro di Raffaele Cutolo. Alla morte di Raffaele fu Arturo a prendere nelle proprie mani il clan, sostenuto dai figli Fiore e Salvatore che poi subiscono condanne per estorsione e associazione camorristica al termine delle inchieste della Dda Rewind e Washing.


Ma il tribunale di Avellino già nel 2010 mette fine al sodalizio capeggiato dai due fratelli, la pubblica accusa era sostenuta dal magistrato Francesco Soviero. Sono gli anni in cui si consolidano le accuse per Antonio Siniscalchi, sindaco di Quindici: era un uomo del clan. Alla frana di Quindici seguì un profluvio di danaro e la Cassazione conferma la condanna a Siniscalchi e ad Arturo Graziano per associazione a delinquere di stampo camorristico, falso e abuso in atto d'ufficio. Siniscalchi restituì la medaglia ricevuta per l'impegno nella ricostruzione dopo la frana del 98, ma le accuse della Dda avevano aperto uno squarcio. Le operazioni del comando provinciale di Avellino dei Carabinieri con il coordinamento della Dda, portarono alla collaborazione del boss Felice «Felicione» Graziano che da pentito consentì di ricostruire una faida trentennale costellata di omicidi. Già da oltre un decennio la famiglia Graziano era andata dividendosi: da un lato Arturo detto o'Guaglione con i figli, dall'altro Luigi Salvatore con i figli Adriano e Antonio.

Arturo è parte attiva della vita del clan, quella «militare»; con agguati e regolamenti di conti, e quella economica con l'imposizione del pizzo, i traffici illegali e l'insinuazione negli appalti pubblici, anzi nella vita amministrativa, fino a portare un Graziano sulla poltrona di sindaco di Quindici. Al processo Tempesta, che nasce da un'inchiesta della Squadra Mobile di Avellino, del 2010, è il pentito Felice Graziano a ricostruire ruoli ed equilibri. Il clan nasce negli anni Settanta ad opera di Fiore e Pasquale Raffaele Graziano, membro del consiglio dei nove della Nco. La gestione passa, dopo la morte di Don Raffaele, a Luigi Salvatore, Arturo e Antonio Graziano (il padre del collaboratore). E negli anni Ottanta che i Cava acquisiscono preminenza e da costola dei Graziano che erano, cercano autonomia. Il terremoto serve a spartirsi sfere di influenza e fette dei fondi (come quelli per gli alloggi popolari di Quindici).


«Un'operazione divisa a metà tra Pasquale Raffaele Graziano e l'impresa che vinse l'appalto», disse in aula Felicione. Ma Salvatore Cava, detto Tore e Clelia, al secolo Salvatore Cava, capo del clan e zio di Biagino e Ndò Ndò, chiede a sua volta la tangente all'imprenditore che costruì quelle case. Per il sindaco Raffaele Graziano è il segnale intollerabile. Salvatore Cava al ritorno da Avellino, al valico di Santa Cristina incappa, insieme a Biagio Cava, in un agguato: muore uno degli uomini che lo scortavano, Santolo Fabi. Ma la deriva dei Cava prosegue con l'affiliazione ai Fabbrocino, nemici di Cutolo e quindi dei Graziano. Ne consegue un attentato all'ex sindaco Raffaele Graziano: per Felicione sono stati Biagio e Antonio Cava. Segue una scia di sangue con una trentina di vittime di entrambi i sodalizi. Ma si accrescono le collaborazioni, come quella dei Cava con i Genovese in Irpinia. Droga, estorsioni e usura, ma anche speculazioni edilizie come quella sui terreni Imparato a nel Vallo di Lauro.
Nel 2010 le rivelazioni di Felicione vedono il clan protagonista di numerose azioni. Nel Giugno 93 per uccidere Fiore Cava, il fratello di Ndò Ndò si organizza una spedizione «con Antonio Graziano e Amato Scafuro, staffette Fiore e Salvatore Graziano, i figli di Arturo», racconta Felicione. Il gruppo di fuoco che nel 2000 tenta di uccidere Giuseppe Pacia. Sempre Felice e Antonio Graziano sono i killer di Vincenzo Cava, il padre di Biagino. Nel frattempo il clan si spaccava in tre: un gruppo con a capo a Arturo Graziano e i suoi figli Salvatore e Fiore; Luigi Salvatore Graziano, padre di Antonio e Adriano; e Felice Graziano, collaboratore di giustizia.

Ieri l'epilogo. L'avvocato Raffaele Bizzarro, da poco aveva fatto istanza al magistrato di sorveglianza perché riesaminasse la pericolosità sociale del boss Graziano, alla luce delle sue condizioni di salute. Il boss era ancora sottoposto alla libertà vigilata. Il questore con decreto ha vietato i funerali in forma solenne.
 

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