Avellino, Festa rottama i vertici Pd
e avverte De Luca: «Non siamo un feudo»

Giovedì 24 Settembre 2020 di Flavio Coppola


Gianluca Festa rottama tutti. Dai leader provinciale e regionale del Pd, Aldo Cennamo e Leo Annunziata, al presidente dell'Alto Calore, Michelangelo Ciarcia; dall'ex presidente del Consiglio regionale, Rosa D'Amelio, alla giunta campana uscente, che avrebbe cancellato l'Irpinia dalla sua agenda.
La parola d'ordine, per il sindaco di Avellino, è «fatevi da parte». Per contro, Festa blinda il presidente del Consiglio comunale del capoluogo, Ugo Maggio, rispetto ai malumori che nella sua stessa maggioranza serpeggiano da settimane e che potrebbero aprire un ragionamento sulla sua sostituzione.

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All'indomani della vittoria elettorale dell'alleato di sempre, Livio Petitto, il primo cittadino del capoluogo è un fiume in piena. Al punto che, anche come leader di «Davvero», ritiene poco più di una formalità la possibilità di prendersi il Pd: «Ce lo stanno chiedendo in ginocchio, ma dovranno farlo con cortesia. Altrimenti - ironizza - diremo noi a Zingaretti di entrare nella segreteria di Davvero». Eloquente il commento a caldo. «Il nostro è un successo contro il palazzo e contro chi ha provato ad impedirci di competere cancellandoci, come solo i vigliacchi fanno, per non misurarsi sul campo. Abbiamo vinto, in città abbiamo fatto il botto con quattromila voti. Questo rafforza la mia leadership e l'amministrazione comunale».
Ma è quando mette nel mirino gli avversari che Festa dà il meglio, o il peggio, a seconda dei punti di vista: «Petracca sostiene che Petitto non sia del Pd? La verità è che Roma ha notato il risultato straordinario che ha conseguito senza il simbolo Pd, e sa pure che qui si è fatto eleggere con quello stesso simbolo chi fino a pochi mesi fa non era del partito». Poi tocca ai vertici regionale e provinciale: «Il Pd tradizionale - sottolinea - è stato cancellato a causa delle folli scelte romane e campane. Io chiedo le dimissioni di Leo Annunziata, visto il fallimento elettorale, e consiglio ad Aldo Cennamo di andare a riposarsi, dopo i danni fatti anche in città».
Quindi Ciarcia e D'Amelio. Il presidente dell'Alto Calore, scelto dal Pd proprio al posto di Petitto, «è stato doppiato», infierisce. Ma Festa si rende protagonista anche di una vera e propria denuncia nei suoi confronti: «Ho foto che ritraggono due giovani con la casacca Ciarcia e un furgone pieno di manifesti all'interno dell'Alto Calore. Ora afferma il primo cittadino - spero che capisca da solo che è giunto il momento di farsi da parte. Alto Calore ha bisogno di un manager che pensi all'ente e non a fare le campagne elettorali. Altrimenti avverte qualcuno certamente si metterà a indagare». Festa si fa grandi beffe dell'ex presidente del consiglio regionale, Rosa D'Amelio, che non è stata eletta: «Glielo avevo detto una settimana fa - ricorda - Anziché pensare al mercato di Avellino, avrebbe fatto bene a badare al suo consenso. Ora avrà tanto tempo per fare spese e dedicarsi ai mercati».
 

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E non è tutto. Pur sostenendo una compagine schierata per la vittoria del Governatore, Vincenzo De Luca, il sindaco di Avellino non esita a definire fallimentare la sua gestione nei confronti della provincia e della città. «Noi abbiamo sostenuto l'Irpinia - rivendica - per portare in Regione un rappresentante che se ne potesse finalmente occupare. In questi anni, sono i fatti a dirlo, a partire dal governo dei processi, siamo diventati un feudo salernitano e napoletano, che seguiva solo le scelte di un casato. Cinque anni sentenzia di nulla assoluto. Con me e Petitto questa storia è finita».
Ma anche Festa ha qualche grana in casa. Infatti, anche se nessun consigliere di maggioranza lo dice apertamente, c'è chi non ha gradito l'appoggio del presidente del Consiglio, Ugo Maggio, al centrodestra di Caldoro, con la sua candidatura e il successivo disimpegno. Rumors da Palazzo di Città testimoniano un malcontento evidente nella componente d'agostiniana di «Vera», che risulterebbe allo stesso Maggio. Il sindaco, tuttavia, è più che netto: «Maggio non è in discussione. Chi dice che c'è malcontento verso di lui fa parte di quelli che pensavano pure che l'amministrazione non si sarebbe impegnata per Petitto. Maggio è mio amico personale. Non si tocca e non si muoverà dalla presidenza del Consiglio».
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