L'agricoltura in ginocchio in Irpinia:
​grandine sul Taurasi, è allarme

Martedì 4 Agosto 2020 di Barbara Ciarcia
Gli esperti li chiamano temporali di calore. Per i vitivinicoltori del Medio Calore sono più semplicemente una iattura, una maledizione. In pochi minuti, lo scorso sabato, è andato perso un anno di lavoro nei campi tra i filari di vigneti autoctoni spianati come se fosse passato un bulldozer.

Le aree più colpite dalla grandinata agostana sono state quelle dell'agro taurasino, zona d'eccellenza e, purtroppo, zona flagellata dalla furia della natura. Il cielo si è come capovolto. I chicchi di grandine, grandi quasi quanto una pallina da ping pong, hanno distrutto i chicchi d'uva in piena fase di maturazione. Sono piovuti come proiettili, e hanno dilaniato le viti, sfrondato gli ulivi, trinciato le piante da frutta. Sui terreni c'è solo un tappeto di foglie e germogli. «Fa male al cuore - ha esclamato Pino Caggiano, figlio d'arte, giovane imprenditore della florida filiera vinicola taurasina - . Per fortuna, i vigneti maggiori sono stati in parte risparmiati. Il danno più grosso lo abbiamo avuto nella vigna verso Calore dove la grandinata è stata più violenta».

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Tira un sospiro, non proprio di sollievo, e mostra sullo smartphone le foto della devastazione naturale che tanto naturale non è. «Ho amici viticoltori che hanno perso quasi tutto - ha aggiunto ancora Pino Caggiano -. Speriamo solo che il fenomeno non si ripeta, altrimenti c'è da preoccuparsi perché si rischia grosso e, francamente, dopo il lockdown non ci voleva pure questa sventura». Passata la piaga biblica è iniziata la conta dei danni nei campi bombardati dalla grandine e sferzati dalle raffiche di un uragano filmato coi cellulari da chi non crede ancora ai propri occhi. I sindaci di Taurasi e Montemiletto, Antonio Tranfaglia e Massimiliano Minichiello, non hanno perso tempo e hanno provveduto a chiedere alla Coldiretti Campania lo stato di calamità per i danni subiti dal comparto agricolo.

«E' il minimo che si possa fare in queste circostanze - ha esclamato Tranfaglia, primo cittadino della patria dell'Aglianico docg e imprenditore nel settore oleario -. L'agricoltura del nostro comprensorio, dopo il nubifragio di sabato, è in ginocchio. Non potevamo certo restare indifferenti dopo quello che è accaduto l'altro giorno. I danni al momento sono incalcolabili». L'economia della zona da sempre vocata alle produzioni agroalimentari d'eccellenza è stata minata da una grandinata senza precedenti. Da Fontanarosa a Sant'Angelo all'Esca, e ancora Luogosano, Lapio, Montefusco, Montemiletto, Torre le Nocelle, le campagne hanno cambiato aspetto in pochi minuti. Uliveti e vigneti sono stati devastati da una calamità naturale così violenta quanto imprevista. Le sferzate di vento e pioggia mista a grandine non hanno dato scampo ai raccolti.

La stagione è compromessa. I produttori vitivinicoli dell'agro che esporta in mezzo mondo hanno fatto più di un sopralluogo nei vigneti per stilare una prima, sommaria stima dei danni piovuti dal cielo mentre tra le zolle ancora zuppe d'acqua restano le macerie vegetali di quella furia incredibile. «Purtroppo non possiamo proteggere i vigneti da simili calamità naturali - ha ammesso Milena Pepe, dinamica imprenditrice vitivinicola che al Belgio ha preferito l'Irpinia per realizzare il suo sogno nei campi paterni, tra Sant'Angelo all'Esca e Luogosano -. Dobbiamo solamente invocare la misericordia divina che li risparmi da altri flagelli, altrimenti i raccolti sono compromessi».
Ha i lucciconi agli occhi. Difficile rimuovere le immagini di una devastazione che ha lasciato sul terreno segni indelebili del suo passaggio e l'amaro in bocca agli imprenditori agricoli. © RIPRODUZIONE RISERVATA