I ricordi d'infanzia di Gigi Marzullo:
«Quella sfogliatella del Caffè Lanzara»

Domenica 17 Marzo 2019 di Stefania Marotti
Gigi Marzullo è il responsabile del settore Cultura di Rai Uno. Ha esordito sulla rete ammiraglia nel 1983, con «Forte Fortissimo», a cui è seguito, nel 1986, il programma «Italia Mia». Attualmente, è impegnato nella trasmissione «Che tempo che fa», con Fabio Fazio, «Sottovoce». Cura e presenta le rubriche dedicate al cinema, al teatro ed ai libri.

Marzullo, come è stata la sua infanzia?
«Molto serena. Ero un bambino tranquillo. Ho vissuto quegli anni con mamma, papà, i miei zii e il nonno materno, in una casa avellinese, di fronte al Monumento ai Caduti».

Quale era la sua figura di riferimento, in quel periodo?
«Ero il primo nipote del nonno materno, Vincenzo, che è stata la figura importante della mia infanzia e della mia crescita. Mi ha fatto frequentare, alla scuola elementare Regina Margherita, più conosciuta come Palazzotto, la primina. Sostenuti gli esami, sono stato ammesso alla seconda elementare. L'infanzia, insomma, è stata trascorsa con la famiglia, che ha avuto molta cura di me, regalandomi alcuni valori, quali l'onestà, la libertà, la generosità, l'altruismo, ai quali ho attinto per tutta la vita».

Quali erano i suoi giochi da bambino?
«I miei giochi preferiti erano i soldatini e i trenini. Da ragazzo, mi piaceva giocare al pallone con i miei amici, a via Pironti».

Quali erano i suoi amici di quel periodo?
«I compagni della scuola elementare, che frequento tuttora, Adolfo Barile, Antonio Santoro, Massimo Marenghi, e gli amici del calcio, Baby Guerriero, Angelo e Giuseppe Frieri, il mister Walter Novellino. Angelo e Giuseppe Frieri mi hanno anche insegnato ad andare sulla bicicletta a due ruote».

 

C'è un ricordo o un aneddoto simpatico della sua infanzia?
«Un ricordo immediato risale a quando abitavo con mio nonno e gli zii. Riguarda la simpatia per una signorina, la più bella di Avellino, Irma Palumbo, che è ancora splendida ed affascinante. Un'altra reminiscenza è relativa al nonno. Quando mi accompagnava al Palazzotto si fermava al mitico Caffè Lanzara per comprarmi la merenda, che consisteva nella sfogliatella. Ricordo ancora la carta marrone e argentata di questo locale elegante e raffinato».

Per quale ragione ha frequentato il Palazzotto?
«Era la scuola dove insegnava mio nonno e, successivamente, l'istituto in cui anche la mia mamma ha insegnato».

Come era il suo maestro?
«Ho avuto 2 maestri, il primo era il professore Conte, che mi ha guidato nel percorso dalla I alla IV elementare. In V, il mio insegnante è stato il professore Spagnuolo. Entrambi erano docenti all'antica, che trasmettevano il sapere, ma donavano anche il piacere di studiare, consigliando pure sul modo di relazionarsi con gli altri, per affrontare la vita e le sue difficoltà».

Era un alunno diligente o svogliato?
«Sicuramente diligente, qualche volta svogliato nel fare Educazione Fisica. Mi piaceva leggere, confrontarmi con i miei compagni di scuola e con il mio maestro. Anche quando non avevo voglia, capivo che era giusto e necessario studiare».

Che tipo di studente, invece, era al ginnasio ed al liceo classico?
«Uno studente non secchione e molto eclettico. Amavo la filosofia ed il Greco. La mia professoressa di Filosofia, Petrillo, era davvero un genio. Parlava con un linguaggio semplice, e mi ha fatto amare questa materia, una passione che mi ha accompagnato tutta la vita ed è ancora oggi preminente. La Filosofia ti regala sempre tante domande. Qualche volta, fornisce alcune risposte».

Come è nata la sua attrazione per il giornalismo?
«La mia primissima passione è stata per la Medicina e per la Chirurgia. Ho cominciato a collaborare a Radio Irpinia, con un gruppo di giovani affiatati e bravi, con qualche anno più di me, come Antonio Di Nunno, Carlo Silvestri, Enzo Venezia, Giuliano Minichiello, Nunzio Cignarella. A loro devo l'interesse che ho sempre provato per la vita sociale, politica di Avellino e dell'Irpinia, e la passione per l'Avellino Calcio. Dopo l'esperienza alla radio, ho iniziato a collaborare a Tele Avellino, chiamato da un altro bravo giornalista irpino, Pasquale Grasso, che aveva pronosticato per me un ottimo futuro».

Quando, invece, ha iniziato a collaborare per Il Mattino?
«Dopo il terremoto del 1980. Con Il Mattino sono diventato giornalista professionista, dopo un colloquio con il direttore Roberto Ciuni. Così, è iniziata la mia vita da pendolare tra Avellino e Napoli, Napoli e Avellino».

Quali sono i suoi hobby?
«Passeggiare, fare shopping, andare al cinema e seguire le partite dell'Avellino».

Tra i numerosi personaggi che ha intervistato, quali ricorda con più affetto?
«Sophia Loren, una donna eccezionale, una vera maestra di vita. Mi hanno colpito molto anche Woody Allen, Richard Gere, un vero gentleman, Robert De Niro, simpatico ed affascinante».

Come definisce il suo legame con Avellino?
«Profondo ed intenso. Ho scelto una ridente cittadina dell'Irpinia per il mio matrimonio, Nusco. Sono l'uomo che sono in quanto nato e cresciuto nel capoluogo irpino».

Per quale ragione, la città ha inciso tanto sulla sua formazione?
«Perchè Avellino è la città che ti regala tenacia e costanza. Per me, è la città di cui non posso più fare a meno. Infatti, di tanto in tanto ci ritorno. Quando era ancora viva la mia mamma, rientravo tutte le settimane».

Quale è la sua opinione su Avellino?
«È una città che ha un grande passato ma, purtroppo, vive un presente faticoso. Può ritornare ad essere la città di una volta solo e soltanto con la volontà degli avellinesi».

Cosa si dovrebbe fare?
«Bisogna mettere da parte gli egoismi ed impegnarsi per regalarsi una città migliore, a cominciare dal ritorno della squadra di calcio nella serie superiore. Gli avellinesi sono capaci di farlo e devono farlo nel più breve tempo possibile».Ultimo aggiornamento: 18 Marzo, 14:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA