Il commercialista Adinolfi
ai domiciliari, così ha preso il denaro

Venerdì 9 Agosto 2019 di Gianni Colucci
Il commercialista Attilio Adinolfi ai domiciliari. Ha sottratto alla curatela fallimentare affidatagli una somma di danaro ingente per far fronte ad un'improvvisa necessità familiare. Sono tre giorni che sono stati emessi i provvedimenti restrittivi dei confronti del professionista, 55 anni, avellinese, importante consulente della procura di Avellino, negli organi statutari dell'ordine dei commercialisti. Una volta resosi conto che le restituzioni al fondo di cui era garante stavano avvenendo con ritardo, ha deciso di rivolgersi al magistrato della Fallimentare del tribunale di Avellino per raccontare tutto.

 

Ne ha ricevuto l'attestato di riconoscenza umana che probabilmente avrà anche un peso nella fase dell'istruttoria e del procedimento giudiziario successivo. Ma lo stesso magistrato che ha raccolto le sue dichiarazioni non ha potuto che trasferire l'informazione alla procura che ha proceduto all'indagine. E l'inchiesta appena iniziata, ha avuto come primo effetto l'arresto del professionista.
È da pochi giorni ai domiciliari. L'avvocato che lo difende, Gaetano Manzi, ha già avanzato ricorso al Riesame contro la misura cautelare.
L'ipotesi accusatoria è di falso materiale in atto pubblico, avendo lui una funzione di pubblico ufficiale nella fase di curatela. La modifica di scritture e dati è quindi certa. Egli stesso ha chiarito al magistrato che si è trattata di una sua leggerezza. E si è detto disponibile non solo a restituire nell'interezza le cifre sottratte ma anche a collaborare nella ricostruzione di tutta la vicenda, a tutela delle parti coinvolte. A suo parziale discarico, porta la circostanza che non era stata mai liquidata alcuna cifra a suo favore, dunque ogni euro sottratto alla curatela fallimentare non esorbitava da quelle che erano le sue spettanze.
Adinolfi ha avuto incarichi importanti dalla procura ed è ricchissimo il suo curriculum. Revisore legale iscritto alla sezione Attivi del registro dei revisori legali tenuto presso il ministero dell'Economia e delle finanze, Adinolfi è iscritto all'elenco dei revisori dei conti degli enti locali istituito presso il ministero dell'Interno.
Iscritto dal 1994 all'albo dei consulenti tecnici del giudice tenuto presso il Tribunale di Avellino e consulente tecnico in procedimenti sia in sede civile che penale; collabora con la Sezione fallimentare del Tribunale di Avellino ricoprendo incarichi di curatore e commissario giudiziario; ha inoltre ricoperto incarichi di liquidatore per società a partecipazione pubblica e privata. Svolge l'attività professionale occupandosi di consulenza societaria, procedure concorsuali, aziendale e tributaria, revisione legale, operazioni aziendali straordinarie e contenzioso tributario. Revisore legale, presidente del collegio sindacale e sindaco di diverse società ed Enti.
Il consulente tecnico d'ufficio un coadiutore del giudice, nel caso specifico il commercialista incaricato di una curatela speciale assume un incarico tecnico di notevole rilievo, praticamente gestendo ogni fase relativa alla vendita e alla cura dei creditori, riferendo al giudice che da l'autorizzazione ad ogni atto. Alla fine, come legale rappresentante della società fallita, opera a tutela dei creditori. Nei confronti dei terzi è colui che agisce e il giudice gli da, di volta in volta, l'autorizzazione su liquidazioni e aste. Al giudice il consulente poi rende conto circa le offerte e anche nella fase della aggiudicazione e vendita dei beni e su quanto incassa e nella delicatissima fase della ripartizione, comunica ogni sua mossa al giudice.
Il legale ha fatto ricorso al Riesame, tenendo conto del fatto che ha collaborato con la procura verranno meno le esigenze cautelari, probabilmente.
Il magistrato che ha preso il provvedimento è in ferie e l'istanza è ora al vaglio del suo sostituto di turno. L'istanza di revoca dunque finisce al riesame.
E proprio con il magistrato sarebbe stato chiarito che l'impresa avellinese coinvolta nella procedura e coloro che si sono insinuati nel fallimento non hanno ricevuto pregiudizi dalla vicenda. Innanzitutto perchè le somme sono state restituite, poi perchè l'intera vicenda non ha mai riguardato la procedura nel suo sviluppo, ma soltanto le azioni che sono indubbiamente addebitabili al professionista, che è venuto meno ad un rapporto fiduciario con il tribunale fallimentare.
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