Inchiesta sul clan Partenio,
altri locali ora rischiano la chiusura

Lunedì 2 Dicembre 2019 di Gianni Colucci
C'è la possibilità che altre imprese riconducibili alle persone coinvolte nell'inchiesta della Dda possano vedersi sospendere le licenze. La Scia è stata sospesa a tre ditte di Avellino, due riconducibili alla famiglia Galluccio, alla famiglia Ciccone. Si tratta di iniziative dell'amministrazione comunale di Avellino su indicazione del prefetto. Una relazione dei carabinieri al rappresentante di Governo (al momento secretata) ha fatto scattare la sospensione prevista dalla legge per aziende che mettano a repentaglio l'ordine pubblico. Una motivazione gravissima quella che ha fatto scattare le chiusura, eseguite dal comando della polizia municipale di Avellino.

Ma la battaglia legale è apertissima. In sostanza la tesi che gli avvocati degli imprenditori intendono smontare è che esista un pericolo per l'ordine pubblico, dato che i gestori non sono in alcun modo coinvolti nelle inchieste o, se lo sono, vi figurano come vittime. Intanto una cancelliera e una vittima accusano un notaio per le aste truccate.
I legali oppongono che i titolari nelle attività commerciali (due pizzerie e un'autorimessa) non abbiano precedenti penali tali da giustificare il provvedimento.

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In un caso specifico, quello di Sergio Galluccio, l'uomo risulta essere vittima di un attentato avvenuto nella notte del 22 settembre: una bomba carta gli fu fatta esplodere nell'autovettura. «Abbiamo chiesto al Tar un intervento immediato», conferma l'avvocato Alberico Villani. La richiesta di ritirare la Scia alle attività indicate dai carabinieri risale a quindi giorni fa «ritenendo sussistente un grave pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblica».

Galluccio si è vista ritirare l'autorizzazione per la gestione del parcheggio dell'ex Ipercoop di via Pescatori e per il ristorante di via due Principati Pomodoro, facente capo a una delle figlie, Gaetana Galluccio. A Ciro Ciccone è stata ritirata la licenza per la gestione del ristorante It's Ok di via Morelli e Silvati. Il suo legale spiega che Ciccone è in possesso dei requisiti morali richiesti dalla normativa amministrativa.

Gli episodi dunque che altri familiari potrebbero vedersi addebitati (Ciccone è il marito di Livia Forte, indagata per turbativa d'asta e associazione per delinquere dalla Dda di Napoli) non riguardano in alcun modo il gestore dell'attività commerciale.

Al Tar arrivano richieste manchevoli delle motivazioni del provvedimento, Tra i documenti inaccessibili per motivi di ordine e sicurezza pubblica o ai fini di prevenzione e repressione della criminalità, vi sono numerosi atti di polizia che riguardano la sostanza dell'inchiesta dell'Antimafia.

Relazioni di servizio ed altri atti o documenti presupposto dell'adozione degli atti o dei provvedimenti delle autorità di pubblica sicurezza, non sono disponibili, come mancano quelli inerenti all'attività di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica o di prevenzione e repressione della criminalità. E appare proprio il difetto di documentazione lo spiraglio nel quale potrebbe insinuarsi la difesa Data l'urgenza, la pronuncia potrebbe avvenire anche in breve tempo. Una decina i dipendenti delle aziende coinvolte che potrebbero rimanere senza lavoro con una prolungata chiusura delle attività. © RIPRODUZIONE RISERVATA