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De Mita, il dolore nella sua Nusco:
​«Tutto colpa di una caduta»

Venerdì 27 Maggio 2022 di Gigi Di Fiore
De Mita, il dolore nella sua Nusco: «Tutto colpa di una caduta»

Inviato a Nusco

Nusco si veste a lutto di primo mattino. È il vice sindaco Walter Vigilante a dare la notizia: Ciriaco De Mita non ce l'ha fatta. E tra gli anziani sulla panchina di via Roma, come tra chiunque passa nel centro storico a corso Umberto, si avverte una sensazione di vuoto. «Qui restiamo tutti orfani» dice uno degli anziani. «C'è poco da dire, lavorariamo...» dice la farmacista di corso Umberto. Risuonano i tocchi del campanile dell'antica chiesa cinquecentesca in piazza Amato, dove c'è un funerale. Proprio qui, oggi verrà gran folla per il cittadino più famoso di Nusco che non c'è più, negli ultimi anni anche sindaco. Al funerale ci sarà anche il capo dello Stato, Sergio Mattarella, grande amico di De Mita.

Nell'antica palazzina di via San Giovanni, sede del Comune, il lutto si avverte più che altrove. La porta a destra del piano rialzato, quella del sindaco, è sbarrata da settimane. Questa stanza è stata per otto anni la sede di lavoro e di impegno politico di chi fu a capo del governo e alla guida della Dc. Pochi tra i 17 dipendenti sono in ufficio, qualcuno è andato a fare visita alla famiglia De Mita. Anche il vice sindaco Walter Vigilante sta per andarci con i due assessori Vincenzo Natale e Tiziana Russo. Dice: «Il nostro sindaco non si è mai fermato, è stato instancabile. Una guida».

Nella sede della Pro loco «Nusco balcone dell'Irpinia», di fronte la cattedrale, c'è solo una volontaria del servizio civile. È Alessandra Spagnuolo, giovanissima: «La notizia ha colpito tutti, a Nusco. L'abbiamo saputo molto presto stamattina, siamo rimasti scossi. Gli anziani come i giovani. Era una presenza autorevole che si avvertiva sempre».

Il centro storico si svuota. È chiuso il circolo Pd «Enrico Berlinguer-Manlio Rossi Doria» in corso Umberto. Una locandina sulla porta annuncia per domenica prossima il congresso del circolo, con discorso del segretario Emilio Mantellini. Ma, in un caldo africano, gran parte del paese si sposta fuori dal centro verso la pompa di benzina Ip. Poco più giù c'è la casa De Mita circondata di verde, piantonata da un'auto dei carabinieri. Poco prima delle undici, dalla clinica Villa dei Pini di Avellino, il grande carro funebre grigio della «Onoranze funebri Irpinia» vi ha portato il corpo di De Mita. E il grande salone di fronte l'ingresso è diventato la camera ardente di chi fu, con Nicola Mancino, Giuseppe Gargani, Gerardo Bianco, Salverino De Vito, Biagio Agnes e Nacchettino Aurigemma uno dei «fantastici sette avellinesi», gli irpini che contavano nella Dc.

All'ingresso, il gel per le mani, a sinistra della porta i due monitor del video citofono. La bara di legno chiaro è sistemata al centro del salone, su due basi di legno poggiate su un tappeto. Viene lasciata scoperta e il volto disteso di De Mita, vestito con il vestito scuro e le mani raccolte, appena coperto da un velo bianco, possono vederlo tutti. Sul volto, gli sono stati lasciati gli inconfondibili occhiali, quelli che non abbandonava mai. Arriva il sindaco di Altavilla, Mario Vanni: «Ci lascia un grande patrimonio, tutti hanno imparato tanto da lui» dice. La vedova, Annamaria Scarinzi, ripete: «Una caduta, capite, una caduta, chi poteva immaginare che lo avrebbe portato alla morte». Su uno dei quattro divani del salone, si abbandona distrutta la figlia giornalista Antonia.

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Le sorelle Floriana e Simona vanno e vengono, ma è Giuseppe il fratello a tenere i contatti con il Quirinale che conferma la presenza del presidente Mattarella al funerale. È Giuseppe a dire sì alle visite, a sette persone alla volta. Arriva Ortensio Zecchino e commenta: «Una figura illuminata, di altri tempi». Nel «salone» di Luigi Mongelli, per tutti Tattalino, che è stato barbiere anche di De Mita, campeggiano le foto di decine di politici. La sua bottega sembra un santuario di storia. «Ha fatto tanto per Nusco e per l'Irpinia» dice. Nusco sarà a lutto per due giorni. «Una caduta, solo una caduta...» dice ancora la vedova in lacrime. È il destino di tanti anziani, alla frattura del femore. Ma a 94 anni pochi vedevano in De Mita un anziano. Profetico a gennaio: «Il giudizio pubblico su Mattarella lo porterebbe alla rielezione». Così è stato.

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