Omicidio De Paola nella Valle Caudina,
indagato anche il fratello del killer

Giovedì 10 Settembre 2020 di Gianni Colucci

Inviato a San Martino Valle Caudina

È accusato di omicidio in concorso e associazione per delinquere e di stampo mafioso. Gianluca Di Matola, 32 anni, che sarà interrogato oggi dal gip nel carcere di Secondigliano, Deve rispondere di reati gravissimi. Con lui indagato anche il fratello Bartolomeo di 28 anni. Significa che il giovane, ritenuto responsabile dell'omicidio di Orazio De Paola, il capoclan dei Pagnozzi freddato con cinque colpi di pistola martedì, potrebbe aver agito insieme ad altre persone (in particolare il fratello) portando a compimento un disegno criminoso con le modalità proprie della camorra. 

Parallelamente emerge una pista ben diversa che riguarderebbe una vicenda personale che avrebbe coinvolto un fratello di De Matola e De Paola. Una donna nelle ultime ore sarebbe stata sentita dai Carabinieri, potrebbe custodire il movente di questo fatto di sangue. Potrebbe essere stata destinataria di avances non gradite da parte del boss.

Il chiarimento tra il giovane (che agiva per conto di suo fratello) e il boss sarebbe poi sfociato nella tragedia.

È questo quanto ritiene la Dda di Napoli che sta svolgendo le indagini con i sostituti Giuliano Caputo e Rosa Volpe che ha la delega sulla provincia di Avellino. 

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Di Matola aveva già risposto ad un primo interrogatorio ieri a Napoli, dunque oggi potrebbe confermare la sua versione o aggiungere elementi nuovi all'inchiesta in corso. Contemporaneamente oggi nella morgue dell'ospedale Moscati di Avellino avverrà l'autopsia sul corpo di Orazio De Paola. Il magistrato ha conferito l'incarico al medico legale Lamberto Pianese e la famiglia ha inteso nominare un proprio consulente che assisterà all'esame.

Intanto la famiglia Di Matola ha fatto ritorno presso l'abitazione di via Castagneto. Nelle ore successive alla fuga del giovane ben 18 familiari avevano lasciato San Martino Valle Caudina. Il giovane con la moglie e i tre figli piccoli si era allontanato. Quindi le forze dell'ordine l'hanno intercettato presso Roma, trasferendolo nel carcere di Napoli. In via Castagneto dove è avvenuto l'omicidio e dove vive la famiglia Di Matola, il comandante provinciale dei carabinieri Massimo Cagnazzo ha disposto una rigida attività di sorveglianza.
 

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Prende piede una doppia pista, accanto a quella dello spaccio di droga, che pareva quella più ovvia. Una pista passionale che porta fino ad una ragazza di Montesarchio che fino a qualche mese fa aveva una relazione con il fratello del presunto assassino.

Di Matola ha altri due fratelli, uno dei quali in carcere. Pregiudicati in relazione al traffico di droga, hanno un profilo criminale importante, ma comunque legato al territorio. Non sarebbero esattamente referenti di nuovi gruppi criminali emergenti, ma potrebbero aver deciso di approfittare della disarticolazione del clan Pagnozzi per occupare spazi operativi fino a questo momento a loro preclusi.

Ma l'episodio di martedì va tutto interpretato. Sia per la situazione di inoffensività della vittima, che aveva un borsello con sé ma non era armato. Sia per l'azione di impulso che ha caratterizzato l'omicidio: colpi esplosi in sequenza, l'ultimo che ha finito la vittima quando era già caduta dalla bici elettrica su cui si trovava.

Gli inquirenti hanno rinvenuto solo una modica quantità di cocaina avvolta in una banconota nel borsello di De Paola, due telefonini, niente che facesse pensare che l'uomo fosse arrivato nel cortile di via Castagneto con l'intento di offendere.

In realtà nei giorni scorsi era stato proprio De Paola a istigare la famiglia Di Matola. Il fratello di Gianluca, Bartolomeo, sarebbe stato picchiato da De Paola. I motivi dell'aggressione potrebbero svelare molto sull'omicidio. Una partita di droga o una donna contesa?

Infine la presenza di altre persone. Nel cortile sporgono almeno cinque abitazioni con altrettante famiglie da cui qualcuno ha assistito all'omicidio ma che nei momenti successivi potrebbe aver avuto parte attiva nella fuga di Di Matola. I carabinieri ritengono che il giovane fosse solo quando è stato bloccato. Ma avrebbe potuto tenere con sé nella prima parte della fuga almeno la moglie e i figlioletti piccoli oltre alla suocera.

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La famiglia ora è tornata a via Castagneto. C'è un controllo rigidissimo sui parenti del presunto omicida.

Gli errori sono l'ultimo tassello di questa storia. Errori da parte dell'omicida che ha telefonato alla vittima pochi minuti prima di incontrarla. Ma anche del boss che nonostante la sua storia (o forse in forza di quella) si è presentato ad un incontro non certo tra amici praticamente a mani nude. Era convinto di potergli fare una strigliata, confidava nella propria caratura criminale.

Intanto il paese chiede un rafforzamento della caserma dei carabinieri. Anche ieri strade deserte e popolazione che teme una risposta all'esecuzione del boss storico.

Ultimo aggiornamento: 15:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA