Pago, il sindaco accusa: la villa
confiscata ai Cava è ancora inutilizzata

Domenica 20 Giugno 2021 di Vincenzo Castaldo
Pago, il sindaco accusa: la villa confiscata ai Cava è ancora inutilizzata

«Attendiamo ancora la convocazione di un tavolo istituzionale per fare chiarezza sulla sorte del Protocollo d'intesa disatteso dalla Regione». Così il sindaco di Pago del Vallo di Lauro, Antonio Mercogliano, sul mancato riuso dell'ex villa bunker confiscata al clan Cava a circa due anni dall'accordo sottoscritto in Prefettura con Regione, Provincia e Agenzia dei beni sequestrati e confiscati per istituirvi una scuola di agraria.
«Dal 2019 a oggi - afferma Mercogliano - non è cambiato nulla. Il protocollo d'intesa siglato in Prefettura non ha subito modifiche, sebbene sia stato disatteso dalla Regione. Le parti coinvolte non sono mai state riconvocate al tavolo istituzionale. Si è prospettata altra destinazione d'uso senza mai mettere nero su bianco. Chiediamo quindi che si faccia chiarezza sull'intera vicenda affinché il bene confiscato di via Nazionale diventi bene comune e l'Ufficio tecnico della Provincia possa progettare in maniera coerente con la futura destinazione».


Mercogliano sottolinea: «Quando abbiamo sottoscritto il Protocollo d'intesa in Prefettura per istituire una scuola di agraria nell'immobile confiscato alla famiglia Cava, il presidente della Provincia Biancardi si è impegnato ad acquisire il bene e a investire 500mila euro per la sua ristrutturazione. Il sottoscritto, invece, si è prodigato a cedere in comodato d'uso gratuito e senza determinazioni di durata diversi ettari di terreno di proprietà comunale circostanti la villa».
E aggiunge: «Tre mesi dopo, però, la Regione ha deciso di istituire l'Agrario nella vicina Domicella e non a Pago. Per intenderci, la Regione ha violato l'articolo 2 del protocollo che lo vincolava a inserire l'Agrario di Pago nel dimensionamento scolastico 2020-2021».
È scoppiata così la polemica tra gli amministratori locali, che ha pregiudicato in breve la qualità delle relazioni interistituzionali. Diversi amministratori del Vallo e consiglieri provinciali sono scesi in campo a difesa del protocollo siglato in Prefettura ottenendo il sostegno del prete anticamorra don Aniello Manganiello, il quale ha ribadito più volte la necessità di mettere mano alla legge sui beni confiscati. «Nel gennaio del 2020, - precisa Mercogliano - il presidente Biancardi si è impegnato a risolvere la querelle dando la disponibilità a realizzare nel bene confiscato un Polo agroalimentare con l'investimento di circa 2 milioni di euro. La soluzione ha soddisfatto tutti. Ma da allora nulla si è fatto. Ritengo quindi necessario che si convochi un tavolo istituzionale in tempi brevi per decidere una volta per sempre cosa fare del bene confiscato di via Nazionale, anche per dare un segnale forte alla cittadinanza che in questa vicenda si sente tradita dallo Stato».

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La gestione dei beni confiscati nel Vallo, all'incirca una ventina tra immobili e terreni, fa acqua da tutte le parti e tranne l'esempio virtuoso dell'ex villa bunker del clan Graziano a Quindici, dove è stato avviato nel 2015 il maglificio «100Quindici passi» che da oltre un anno produce mascherine protettive grazie all'accordo siglato tra la cooperativa sociale «Oasi project» e l'Ente Parco Regionale del Partenio, la situazione nella stragrande maggioranza dei casi è simile a quella di Pago. L'ex villa bunker del boss defunto Biagio Cava è stata edificata nel 2005 in via Nazionale all'interno di un'area di circa duemila metri quadrati.
Una vera reggia disposta su due piani con tanto di ascensore interno e oltre venti vani, dove Biagino è stato scovato e arrestato il 17 ottobre del 2006 dagli agenti del Commissariato di Polizia di Lauro dopo due anni di latitanza. La confisca definitiva del bene è avvenuta con la sentenza della Corte di Cassazione del 29 maggio 2015.
Quattro anni dopo, il Nucleo di supporto all'Agenzia dei beni sequestrati e confiscati presso la Prefettura di Avellino ha ventilato l'idea di istituirvi una scuola di agraria.
 

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