Clan Partenio 2.0, venti aste
nel mirino degli inquirenti

Sabato 30 Gennaio 2021 di Alessandra Montalbetti
Clan Partenio 2.0, venti aste nel mirino degli inquirenti

Clan Partenio, nel controesame all'ex capitano del Nucleo Investigativo Quintino Russo è emerso che le aste giudiziarie attenzionate dagli inquirenti sono venti e che soltanto una è riconducibile al boss Nicola Galdieri (nessuna a suo fratello Pasquale Galdieri detto O' Milord), su circa 700 aste giudiziarie eseguite presso il tribunale di Avellino nell'arco temporale 2018-2019.


Serrato il controesame dell'ex capitano del Nucleo Investigativo dei carabinieri di Avellino che coordinò le indagini sul nuovo clan Partenio, da parte dei legali Gaetano Aufiero, Alberico Villani e Leopoldo Perone. Il militare ha chiarito che «non vi è stata mai ingerenza sulle amministrazioni comunali e sugli appalti pubblici». Dopo la conclusione del controesame di Russo, è stato ascoltato in aula il luogotenente dei carabinieri di Avellino, Francesco Giordano. Quest'ultimo ha riferito in aula della genesi dell'inchiesta sul gruppo dell'Alta Irpinia e dei collegamenti con uno dei componenti del Nuovo Clan Partenio, Carlo Dello Russo. Dunque è emerso che l'inchiesta sul clan Partenio è stata avviata dopo un controllo effettuato per il contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti sul territorio, che ad avviso degli inquirenti era riconducibile all'imputato Ernesto Nigro, soprannominato il boss dell'Alta Irpinia. Subito dopo il processo, che vede imputati Pasquale e Nicola Galdieri, Carlo Dello Russo, Ernesto Nigro, Diego Bocciero, Luigi De Simone, Angelo Genito, Antonio Matarazzo, Giuseppe Moscariello, Ludovico Nittolo, Mario Rosania, Antonio Taccone, Carmine Valente ed ancora Giuseppe Giovanni Volpe e Renato Freda, Giuliana Brogna, Giuseppina Nigro, Martino De Fazio, Franco Ambrosone, Giuseppe Durante, Sabino Mariano e Pellegrino Cucciniello, è stato rinviato al 5 febbraio.

 

Intanto è stato fissato l'interrogatorio richiesto dall'indagato nel filone delle Aste Ok, Emanuele Barbati (sottoposto alla misura degli arresti domiciliari) difeso dall'avvocato Alberico Villani. Ad ascoltarlo, il 6 febbraio prossimo, il pubblico ministero della direzione distrettuale antimafia di Napoli, Henry John Woodcock, presso il comando provinciale dei carabinieri di Avellino. E sempre nel filone delle Aste Ol, il gip del tribunale di Napoli su richiesta del pubblico ministero ha emesso una dichiarazione di inefficacia formale della misura cautelare nei confronti degli indagati Armando Pompeo Aprile (detenuto nel carcere di Bellizzi Irpino), Emanuele Barbati (agli arresti domiciliari) e Manlio Di Benedetto (agli arresti domiciliari). Inefficacia formale della misura cautelare riscontrata - per alcuni capi d'imputazione provvisoria e legati al reato della turbata libertà degli incanti - a partire dal 9 febbraio prossimo. Ma i tre restano comunque sottoposti alle misure cautelari per altre contestazioni provvisorie mosse nei loro confronti dalla direzione distrettuale antimafia di Napoli.


 

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