Paura e delirio: un'altra aggressione
al Pronto soccorso di Avellino

di Antonello Plati

Paura e delirio al Pronto soccorso di Avellino dove l'altra sera s'è consumata un'altra aggressione, la seconda in appena due settimane, ai danni del personale in servizio. A farne le spese, un infermiere colpito al volto con un pugno da un paziente in attesa del referto. Per la vittima una forte contusione, tre giorni di prognosi, un paio di occhiali rotti e un grosso spavento. Erano circa le 18, quando l'infermiere assegnato per quel giorno all'area ortopedica stava trasportando un utente già sottoposto a radiografia, giunto nei pressi della zona dei codici rossi è iniziato il parapiglia: un uomo di 78 anni, in evidente stato di alterazione, ha prima iniziato a inveire contro la guardia giurata e poi improvvisamente e in modo del tutto ingiustificato s'è scagliato contro l'infermiere, che s'era fermato nel tentativo di placare gli animi e di tutelare l'altro utente che stava trasportando. È stato, però, colpito al volto con un pugno che ha causato la rottura degli occhiali da vista e una forte contusione.

L'INTERVENTO
Dopo l'aggressione, sul posto sono arrivati i carabinieri ma scioccato per l'accaduto l'operatore non avrebbe sporto denuncia. Mentre il settantottenne anche davanti alle forze dell'ordine avrebbe continuato a molestare i presenti: scene di delirio culminate col sangue sparso sulle pareti dopo che all'uomo è saltato dal braccio l'ago della flebo. Nemmeno i figli che erano con lui sono riusciti a calmarlo. Tutto è stato ripreso dalle telecamere della videosorveglianza e adesso è al vaglio dell'autorità giudiziaria. Dunque, ancora caos nel presidio d'emergenza a Contrada Amoretta. La situazione già critica, a causa della carenza di organico, è precipitata nell'ultimo periodo: con il picco influenzale sono aumentati gli accessi più di 100 al giorno - e i codici in entrata sono diventati ingestibili determinando tempi di attesa sempre più lunghi.

I PROBLEMI
Una condizione di grave difficoltà riconosciuta sia dal primario del reparto Antonio Maffei, che ha chiesto rinforzi immediati, sia dal direttore generale Angelo Percopo, che s'è mosso su due fronti. Il manager ha assicurato nuovi innesti 8 medici e 4 infermieri e ha tentato di riconoscere al personale un'indennità di disagio con un aumento di circa 400 euro lordi in busta paga per tre mesi (da gennaio a marzo). Se nel primo caso si attende che l'iter burocratico faccia il suo corso, la maggiorazione dello stipendio è stata, invece, bloccata dalla Regione che ha sollevato una questione di merito rispetto alla delibera disponendone la revoca in quanto nel testo l'Azienda manifesta la volontà di concedere «un'indennità aggiuntiva» non prevista dal contratto per un solo comparto.

LE CRITICHE
Contestata sin da subito considerata «una mancia» e «un'offesa alla dignità dei lavoratori» dal coordinatore dell'Unione sindacale di base (Usb) Vito Storniello l'indennità era stata concessa a fine gennaio ai 26 infermieri e ai 12 operatori sociosanitari (Oss) del Pronto soccorso in un momento di profonda crisi culminato con la prima aggressione dell'addetta al triage. Ma i paramedici non ci stanno e reclamano i loro diritti.
«L'attività del Pronto soccorso - dicono - si valuta globalmente, cioè sugli accessi annuali. È così che si assegnano le risorse al personale. Questo proseguono - imporrebbe una organizzazione che garantisca l'assistenza in emergenza nel rispetto dei parametri indicati dal decreto del commissario ad acta alla Sanità. Non è accettabile denunciano che nello stesso spazio si forniscano sia prestazioni in emergenza sia reparto. Di qui, l'esigenza di un riconoscimento economico che deve essere concesso perché sono state modificate le nostre attività. Difatti, l'assistenza è diventata di area critica e il contratto prevede per queste aree una indennità di disagio. Quindi concludono - l'auspicio è che l'Azienda modifichi quanto prima la delibera sostituendo il termine aggiuntiva con disagio».
Martedì 19 Febbraio 2019, 11:49
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