Avellino, a rischio il predissesto:
la Corte dei Conti e il giallo delle delibere

Mercoledì 22 Gennaio 2020 di Flavio Coppola
La Corte dei Conti ha chiesto ufficialmente al Comune di Avellino chiarimenti sul predissesto. La notizia scuote Piazza del Popolo. Si rischia il default. Il supremo organo contabile scrive in risposta della missiva partita lo scorso 23 dicembre dal Comune, a firma dell'assessore alle Finanze, Vincenzo Cuzzola, e del sindaco, Gianluca Festa. Molti mesi dopo l'adozione del predissesto, l'amministrazione cercava lumi anche e soprattutto per la mancata erogazione dei primi 8 milioni che le spettano per aver adottato il piano di riequilibrio. Ma la missiva firmata dal magistrato, Marco Catalano, conferma l'esistenza di un problema tecnico, legato all'esistenza di due diverse delibere. Entrambe approvate dal commissario straordinario, Giuseppe Priolo, sulla medesima questione. Un aspetto, questo, già paventato dalle opposizioni e che ora trova conferma.

Catalano riporta, infatti, che, con una prima deliberazione, la numero 50 del 5 aprile 2019, avente ad oggetto «determinazioni sulla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale», si formalizzava l'avvio del ricorso alla procedura, nonché della contestuale richiesta di accesso al fondo di rotazione. Con la stessa delibera, ricorda ancora Catalano, «il Comune dava atto della sospensione delle procedure esecutive intraprese nei confronti dell'ente». In una seconda delibera, datata 25 maggio 2019, con oggetto il «Ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale e richiesta di accesso al fondo di rotazione», il commissario straordinario deliberava «nuovamente il ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario». Di qui, i dubbi della Corte dei conti, che aprono alla possibilità concreta di una bocciatura.

Il Comune, infatti, aveva adottato in Consiglio comunale il piano di riequilibrio solo il 21 agosto scorso. Per questo, considerato che i Comuni hanno 90 giorni di tempo, Catalano va al cuore della questione: «Rispetto alla prima delibera, il termine sarebbe scaduto il 4 luglio»; viceversa, rispetto alla seconda, «il termine del 21 agosto scorso è tempestivo». I destini economici di Piazza del Popolo sono dunque in bilico. La Corte dei conti, anche sulla base della relazione ricevuta dal Ministero dell'Interno lo scorso 15 gennaio, ora chiede all'ente di inviare per iscritto «opportune delucidazioni, nonché di trasmettere la relazione di fine mandato del commissario straordinario, sottoscritta per presa visione dal sindaco».

Urge, dunque, una rapida ed efficace contromossa. L'assessore alle Finanze, Vincenzo Cuzzola, giudica «positivo il fatto che sia giunta una risposta, perché smuove una vicenda ferma da mesi». La strategia è chiara da mesi. E verrà posta per iscritto, a strettissimo, giro nella risposta alla Corte dei conti. Per il settore Finanze, infatti, fa fede la seconda delibera. La prima, dal titolo «determinazioni», rappresenterebbe l'atto con cui Priolo annunciava la volontà di adottare il pre-dissesto e sovvertire la delibera di dissesto che era stata approvata dall'amministrazione precedente di Vincenzo Ciampi. Un atto, dunque, che sanciva un indirizzo concretizzatosi tecnicamente nella seconda delibera, quella del 25 maggio con oggetto «Ricorso al pre-dissesto». Dunque, l'amministrazione chiederà una lettura sistematica e comparata delle due delibere per affermare la bontà della procedura. Ma a questo punto è evidente che la situazione non è più rose e fiori.

In presenza di una bocciatura, non solo non arriverebbero i 16 milioni del fondo di rotazione, ma la Corte chiederebbe alla Prefettura di avviare le procedure per il dissesto del Comune. L'ente potrebbe fare ricorso o ripresentare il piano. Ma la strada sarebbe in salita da subito, a partire dalla predisposizione del Bilancio di previsione. Nel frattempo, norma alla mano, Cuzzola ritiene che i primi 8 milioni de pre-dissesto spettino al Comune anche prima della valutazione della Corte dei Conti. E replica piccato al sottosegretario Sibilia, che ieri aveva evidenziato il contrario: «O non conosce la norma o al Ministero c'è qualcuno che non fa il suo dovere». Intanto, sul versante patrimoniale, si prova a fare cassa con la vendita dei beni. L'assessore riferisce di manifestazioni di interesse per il riscatto di alcuni alloggi e per l'ex «Asilo Patria e lavoro». © RIPRODUZIONE RISERVATA