Renzi, tour blindato in Campania. Incontro e battute con De Luca: «Vogliamo bene alla Bindi»

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di Gerardo Ausiello - Inviato

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È una Benevento blindatissima quella che accoglie il premier Matteo Renzi per la manifestazione sul sì al referendum. Una cinquantina i manifestanti giunti a poche decine di metri dal teatro Massimo, alcuni dei quali provenienti da Napoli. Invece, non c'è il governatore Vincenzo De Luca, presente però nella tappa successiva di Caserta. Qui, quando è arrivato De Luca, Renzi ha detto scherzando: «Non fa niente che sei arrivato in ritardo, basta che non fai dichiarazioni». Poi qualcuno ha detto dal pubblico «Ma gli vogliamo bene lo stesso». E lui:«Sì, vogliamo bene sia a lui che alla Bindi e anche De Luca le vuole bene».                       

Il premier continua senza soste il suo viaggio tra Nord e Sud per spiegare le ragioni del «sì». Oggi prima a Matera. Poi a Potenza. «Se vince il No - ribadisce a Benevento - si esce con l'ennesima accozzaglia di tutti senza un ragionamento alternativo. C'è una parte della vecchia classe politica che è sempre stata a favore delle riforme e ora è contro solo perché vuole tornare. Spero nessuno si spaventi vi mostro una foto dei sostenitori delle riforme. Questo referendum sta mettendo insieme un gioco delle coppie fantastico. D'Alema e Grillo, uno che sostiene la politica e uno l'antipolitica. Vendola e La Russa. È bellissimo. Siamo meglio di Maria De Filippi».

Quindi Renzi torna in Campania. Il leader democratico partecipa a due iniziative pubbliche nel pomeriggio a sostegno del voto favorevole al referendum costituzionale. Il primo evento al teatro Massimo in via Giovan Battista Perasso.

Renzi sale sul palco e parla del referendum come di un passaggio fondamentale per dare all'Italia la credibilità necessaria a livello internazionale: «Sono un boy scout della provincia di Firenze, se faccio il premier è perché eravamo messi talmente male che hanno provato persino con me. Non ero la prima scelta ma l'ultima spiaggia. E io ne sono orgoglioso e dico grazie».

«Non è vero che l'Italia è un Paese finito, anzi è infinito e pieno di possibilità ma abbiamo il dovere di cambiare. Soprattutto al Sud, che ancora non è ripartito. I dati dell'Istat lo confermano - prosegue il premier - con noi il prodotto interno lordo è a +1,6 per cento, ma il Mezzogiorno va ancora a rilento. Il Paese è diviso in due».
 
 

Secondo Renzi «non è più possibile continuare con un sistema che non funziona. Il Senato, peraltro, era stato pensato in origine in modo diverso, non come un doppione della Camera. Nessuno, però, lo ha cambiato». Quindi si sofferma sul rapporto con l'Europa: «Sto un po' discutendo con l'Europa in questa fase», dice Renzi e dal pubblico si leva una voce: «Hai fatto bene». E lui: «Grazie, vi presento mio cugino. No, scherzo, fatemi finire anche perché non ho mangiato, so che detto da un politico sembra strano ma è così...» ironizza. Non risparmia bordate a Salvini: «Pensa di essere in America e attacca l'Europa tranne il 27 del mese, quando prende lo stipendio». Per Renzi «tra i fautori dei governi tecnici filoeuropeisti e quelli che dicono di uscire dall'Europa dev'esserci una terza via» e qui cita il problema dell'immigrazione, «che non può riguardare solo l'Italia»: «Non accetto che ci sia l'Europa degli egoismi, l'Europa è nata quando è andato giù il muro di Berlino, non quando va su il muro in Ungheria».

Il presidente del Consiglio si rivolge alla platea: «I costituenti non volevano questo modello, è stato il frutto di un compromesso. Non lo vogliono neppure i partiti che ora hanno cambiato idea. E invece in un mondo che si muove così velocemente dobbiamo andare più veloci e superare gli arzigogolii».

Renzi si sofferma sui quesiti e scherza: «Sono alla disperata ricerca di un italiano favorevole al Cnel e non c'è!», L'unico momento in cui ci sono andato vicino è stato a Firenze quando una signora mi ha detto «vuoi abolire il contratto di lavoro» e invece il Cnel ha decine di poltrone senza alcuna utilità. «Qui vicino abita De Mita, con lui ho avuto un lungo colloquio in tv, è l'unico che ha partecipato a tre commissioni bicamerali e mi ha detto che la riforma non va bene perché è frettolosa», racconta suscitando risate fragorose in sala. Poi su Berlusconi: «Dice che teme un uomo solo al comando, ma era la sua riforma a dare al premier il potere di sciogliere le Camere».

La verità, attacca, é «che se il 4 dicembre vince il sì sono tutti fuori dai giochi e allora si sono messi insieme contro di me. Ma sono strani, ora vota no gente che ha votato sì a tutte le riforme, magari perché non ha più una poltrona. La politica deve cambiare l'Italia, basta con le solite facce».

Quando Renzi parla di D'Alema una donna urla: «Non lo nominare». E il premier: «Ok, avete presente quel politico con i baffi? Ha detto: se vado io faccio una riforma migliore in sei mesi. E perché non l'hai fatta nei 30 anni precedenti?».

Sulla riduzione del numero dei parlamentari «la questione non è sì o no ma sí o mai. Se non si fa oggi, la casta non lo farà mai. Quanto ai compensi, io prendo il 50 per cento in meno di Di Maio. Io sono un fan del Grillo comico e ritengo i 5 Stelle una innovazione importante della politica italiana ma i grillini, partiti per cambiare la politica italiana, sono diventati peggio degli altri. Le cose contenute nella riforma sono sempre state sostenute dai 5 Stelle, eppure ora dicono no».

E ancora: «I grillini volevano cambiare la storia e invece hanno cambiato la geografia. Di Maio, non puoi parlare della dittatura di Pinochet in Venezuela perché questa è un'offesa. Guarda, il Cile è lì», dice mostrando una cartina dell'America Latina. «Non sanno cosa dire e mi accusano di avere l'aereo. Non so manco qual è ma andró lì a farmi un selfie».

Il secondo appuntamento in Campania si svolge a Caserta al teatro comunale. «Se indagano te sei un pericoloso criminale e non devi entrare in Aula. Se indagano uno di loro, c'è la presunzione d'innocenza e il garantismo» dice il premier facendo riferimento al Movimento 5 Stelle. «Stefano Graziano ne sa qualcosa», aggiunge vedendo in platea a Caserta l'ex presidente del Pd campano oggetto di un'indagine poi archiviata. Quanto al paragone tra l'Italia e il Cile di Pinochet, Renzi afferma: «Noi non siamo una dittatura e al di là degli svarioni geografici ci vuole rispetto. Noi siamo una democrazia in cui c'è libertà e rispetto per gli altri. Forse Di Maio non lo sa ancora perché gli è arrivata una mail e non l'ha capita», ironizza il premier. «Non viviamo di complotti su tutto», aggiunge poi con riferimento a Virginia Raggi e al «complotto dei frigoriferi». «Aldo Biscardi ci ha rovinato», aggiunge.

«Vogliamo bonificare la Terra dei fuochi, se ci fosse stato un diverso atteggiamento dello Stato forse non sarebbe accaduto tutto questo» sottolinea. E sui 5 stelle: «Hanno la morale a giorni alterni: se indagano te sei un pericolo pubblico, una vergogna. Se è uno di loro c'è la presunzione di innocenza e il garantismo. È bello, perchè se li abituiamo al garantismo è un fatto educativo». Nella riforma costituzionale ci sono i referendum propositivi e l'obbligo di esame delle proposte di legge popolare. Se uno vota 5 Stelle come fa a votare No? Nemmeno se ubriaco... e lo dico al signore che prima aveva posto il tema del legame tra tasso etilico e scelta elettorale». «Si preoccupano della casa del grande Senato dopo la casa del Grande fratello e, secondo un'inchiesta dell'Espresso, usano i rimborsi del gruppo al Senato - cosa che sarebbe vietata - per rimborsare la casa a Rocco Casalino», torna ad attaccare. «Dovevano cambiare tutto e invece giocano con le firme false sono garantisti a giorni alterni. Gridavano onestà onestà e ora omertà omertà. Quelli di M5s hanno la morale a giorni alterni». «La deriva autoritaria sta diventando un topos letterario. Lo ha detto pure Casa Pound. Se non fosse una cosa seria, ci farebbe schiantare dalle risate. Ma la verità è che nel merito della riforma non ce n'è» per le ragioni del No, prosegue nel corso di un'iniziativa per il Sì a Caserta. «Abbiamo contro le forze che dicono di essere antisistema che sono lì a difendere il Cnel». «Il meglio è Massimo D'Alema che ha detto 'la riforma, diciamo, la facciamo noi in sei mesì, ma perché in 25 anni non l'hai fatta?», aggiunge. E quando una persona dalla platea urla contro l'ex premier, risponde: «No, non si dice 'fuorì a nessuno, noi siamo nella fase zen...a chi attacca rispondiamo con il sorriso». «L'amore vince sempre sull'invidia - ironizza - questa riforma ha messo insieme Berlusconi e Travaglio, Berlusconi e Magistratura democratica, sono soddisfazioni». «Qualcuno di voi verrà dalla Dc - dice alla platea - Sturzo scrive sul bicameralismo paritario parole di una durezza esemplare». E aggiunge: «De Mita, che viene da un posto non lontano da qui, è l'unico parlamentare italiano a partecipare a tre commissioni per eliminare il bicameralismo. E dopo 40 anni ha detto che questa riforma non va bene perché è frettolosa. Mi ha ricordato quel ministro cinese che a chi gli domandò come giudicava la Rivoluzione francese, disse che era ancora troppo presto per giudicarla». 

«Dobbiamo uscire dal commissariamento» della sanità in Campania «e stiamo lavorando perché questo accada in un arco di tempo molto rapido» ha proseguito Renzi. Se passa la riforma costituzionale, spiega, «sarà la Regione a scegliere dove aprire gli ospedali ma avremo standard unici per i cittadini su farmaci come quelli per l'epatite». 


 
Sabato 19 Novembre 2016, 09:57 - Ultimo aggiornamento: 20-11-2016 17:43
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