Avellino, folla bis al Moscati e Pizzuti:
«Imprevista, ma ora rimediamo»

Venerdì 22 Novembre 2019 di Antonello Plati

Un'altra giornata di passione al Pronto soccorso di Avellino. Superata la crisi che mercoledì aveva quasi paralizzato la struttura con l'accesso vietato alle ambulanze (dirottate fino a tarda sera in altre sedi della provincia o della Regione), ieri a causa del sovraffollamento una trentina di pazienti hanno stazionato per ore in attesa del ricovero o dell'osservazione.

Il direttore generale dell'Azienda ospedaliera «Moscati» Renato Pizzuti promette impegno e prova a rassicurare i cittadini: «Stiamo lavorando dice a un piano per rendere automatiche alcune misure necessarie a contrastare ogni evenienza del genere. Il sovraffollamento registrato in questi giorni sostiene il manager - è stato qualcosa di inatteso perché, stando alle previsioni dell'Istituto superiore di sanità, il picco influenzale, che sicuramente determinerà un aumento dei codici in accesso, dovrebbe verificarsi tra dicembre e gennaio. Quindi, quanto accaduto tra martedì e mercoledì, pensiamo sia dovuto a fattori occasionali». Che a quanto pare hanno colto impreparato il management di Contrada Amoretta costringendo i sanitari del reparto a inoltrare una comunicazione urgente al 118 per chiedere di dirottare altrove le ambulanze chiudendo di fatto il Pronto soccorso (dove per ore si è potuto accedere solo con mezzi privati). «Comunque - si giustifica Pizzuti - abbiamo cercato di intervenire attuando in anticipo le misure sulle quali stiamo al lavoro e riuscendo a risolvere, almeno in parte, il problema».
Un problema generato anche dalla carenza di posti letto in diverse Unità e che ha avuto pesanti ripercussioni sul servizio di trasporto sia per il dirottamento forzato delle ambulanze - con molti pazienti che hanno rifiutato la destinazione sia per lo stallo delle barelle del 118 in Pronto soccorso - con conseguente rallentamento dei tempi di risposta della Centrale operativa.

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Da un nodo all'altro, adesso resta da sciogliere quello relativo al personale con un organico ridotto all'osso: «Il Moscati è sottodimensionato», accusa Romina Iannuzzi, segretario provinciale del Nursind, il sindacato degli infermieri che per primo ha segnalato i disagi. «Mancano personale di comparto e specialisti. C'è stato, sì, lo scorrimento di graduatoria di mobilità degli infermieri, ma nell'ultimo anno tantissimi hanno rifiutato il trasferimento ad Avellino preferendo altre sedi». E sulle 70 assunzioni, la sindacalista precisa: «Innanzitutto si tratta di contratti a termine. Ma è bene precisare che oltre 50 di questi infermieri già lavorano al Moscati con contratti di somministrazione. Dunque, le forze fresche saranno al massimo una ventina. Inoltre, con l'entrata in vigore di Quota 100, molti colleghi hanno scelto di andare in pensione e il rapporto pensionamenti-assunzioni è negativo».
Pizzuti, sull'ultimo punto, replica: «Siamo arrivati a scorrere la graduatoria del concorso a tempo determinato, inizialmente bandito per 8 infermieri, fino all'ottantasettesimo idoneo. Di questi 87 lavoratori, 43 erano interinali, ma non vedo perché il dato debba essere letto come negativo: significa, infatti, che, oltre ad aver aumentato l'organico con 44 nuovi innesti, è stato anche eliminato, secondo le direttive regionali, il lavoro di somministrazione. I 44 neoassunti si stanno distribuendo nelle varie Unità operative, Pronto soccorso in primis, in base alle indicazioni fornite dai direttori dei reparti».

Polemiche a parte, il Nursind riconosce alla direzione generale «gli enormi sforzi fatti in questi tre mesi, da quando cioè s'è insediata, per ristabilire una condizione di normalità all'interno di reparti. Inoltre, la nuova direzione ha attivato delle procedure per contrastare le criticità che abbiamo più volte denunciato». Tra queste l'istituzione dell'infermiere di percorso (in fase di sperimentazione per 4 mesi) che avrà il compito di fare da raccordo tra dipartimenti e Pronto soccorso per la gestione dei posti letto. E in vista del picco influenzale, Iannuzzi chiede: «È necessario un piano preventivo e maggiore collaborazione con la medicina territoriale per assistere pazienti con patologie croniche che spesso sovraccaricano i dipartimenti di emergenza».

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