Smog ad Avellino, il prefetto convoca
il tavolo i sindaci sono divisi

Domenica 7 Novembre 2021 di Flavio Coppola
Smog ad Avellino, il prefetto convoca il tavolo i sindaci sono divisi

La guerra allo smog riparte dalla Prefettura. Il Palazzo del Governo ha convocato ufficialmente per venerdì l'annunciato summit istituzionale per arginare i fenomeni che avvelenano l'aria. Due anni dopo l'ultima intesa tra i sindaci, a grande richiesta, il prefetto Spena ha ripreso in mano le redini. L'intenso lavoro delle fasce tricolore, che portò nell'estate del 2019, ad un protocollo di misure comuni contro l'inquinamento, fu infatti vanificato dal capoluogo, che cestinò quell'atto nel momento in cui al commissario Priolo - che lo volle fortemente - si sostituì l'attuale primo cittadino, Gianluca Festa. Da allora, Avellino ha macinato record negativi: 79 sforamenti nel 2020, 48 alla data odierna, a fronte di un massimo consentito in un anno di 35. E anche gli altri comuni della Valle del Sabato hanno abbassato pesantemente la guardia. 

Venerdì mattina, dunque, il prefetto riunirà tutti gli attori in causa: dallo stesso sindaco Festa, ai primi cittadini di Atripalda, Mercogliano, Monteforte, Montefredane e Pratola; dal comandante dei Carabinieri al Questore; dai vertici dell'Asl, a quelli dell'Arpac. Il tavolo, invocato ufficialmente dall'associazione Salviamo la Valle del Sabato, al termine dello scorso drammatico fine settimana contrassegnato dall'accensione di una miriade di roghi agricoli che resero l'aria letteralmente irrespirabile, partirà proprio da qui. 

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Considerato che i sindaci continuano a muoversi in ordine sparso, solo il comune di Avellino, in questo caso virtuoso, ha vietato gli abbruciamenti 7 giorni su 7, Spena ha già dichiarato l'obiettivo minimo di indurre tutti comuni contermini a fare lo stesso. Chiaramente, bisognerà poi definire misure condivise ed incisive su tutte le altre fonti di inquinamento: riscaldamenti, traffico, forni a biomasse. Si tratta, infatti, delle fonti che la Regione, con il vice governatore Bonavitacola, ha indicato come «principali», sulla base di una recente relazione dell'Arpac.

I dati, insomma, ci sono. E anche le cause sono abbastanza evidenti. Ma la quadra tra i sindaci si preannuncia già difficile. Vittorio D'Alessio, primo cittadino di Mercogliano, frena con forza: «Le ordinanze populiste non mi appartengono - dice - In assenza di pareri scientifici, non sono assolutamente disposto ad applicare ordinanze tanto restrittive. Impedire gli abbruciamenti 7 giorni su 7 senza avere uno studio che confermi l'efficacia del provvedimento sarebbe ingiusto ed inutile. Ho espresso queste perplessità anche con gli altri sindaci dell'Area Vasta e credo che la questione dell'inquinamento debba essere affrontata attraverso un confronto attivo con gli esperti. In questo senso mi sono già attivato».

D'Alessio fa sapere di aver avuto un confronto con gli agronomi e che presto convocherà un tavolo intorno al quale siederanno tutti gli esperti della materia. «Semmai dovesse arrivare una conferma, sarò disposto ad adottare tutti provvedimenti, anche quelli più rigidi». Certamente, però, Mercogliano risponderà presente alla convocazione del Prefetto: «È il primo passo di un percorso comune che dovrà portare a delle soluzioni condivise per la risoluzione definitiva del problema».

Parere opposto quello di Ciro Aquino, da pochi mesi sindaco di Montefredane: «Sono assolutamente favorevole allo stop totale degli abbruciamenti - spiega - Parliamo di una pratica che mette a rischio la salute dei cittadini soprattutto se praticata senza alcun controllo o limitazione. Credo che al contempo si debbano trovare delle valide soluzioni alternative per non mettere in difficoltà gli agricoltori. Non dobbiamo dimenticare che viviamo in una provincia in cui c'è un produzione straordinaria di nocciole. Un'idea - suggerisce - potrebbe essere quella di sfruttare i fondi Por per l'acquisto di trituratori per le sostanze di risulta. Vanno bene le ordinanze rigide, ma solo se si tiene conto anche delle necessità dei cittadini». Inevitabilmente, anche il percorso che sta per partire richiederà tempi lunghi per concretizzarsi. E con l'abbassamento delle temperature, come accade ormai da molti anni, gli sforamenti saranno destinati ad aumentare. Il capoluogo e la Valle - anche questo è noto - sono penalizzati dalla conformazione a conca, in cui gli inquinanti ristagnano. Ma proprio per questo bisognerebbe essere doppiamente rigorosi. 

Ultimo aggiornamento: 11:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA