Torna l'allarme smog:
le istituzioni lo ignorano

Martedì 18 Gennaio 2022 di Flavio Coppola
Torna l'allarme smog: le istituzioni lo ignorano

Lo smog si ripresenta puntuale come le istituzioni nell'ignorarlo. Dopo il primo sforamento dell'anno, l'1 gennaio, l'alta pressione di questi giorni ne ha consegnato già un secondo alla data del 16. E si aggiungono alla vera e propria escalation di superamenti segnalati, in diverse fasce orarie e in tutta la Valle del Sabato, fino a ieri, dalle centraline mobili e private della rete «Aura». Gennaio doveva essere il mese della ripartenza della strategia anti-polveri sottili coordinata dalla Prefettura. Blocco dei veicoli inquinanti, sistemi meteo per poter modulare le ordinanze dei sindaci.

Poi i roghi e i riscaldamenti. Invece è scaduto persino l'unico dispositivo in vigore, quello del Comune di Avellino, che vietava gli abbruciamenti vegetali sette giorni su sette. E sulle colline si torna a bruciare. Anche se l'assessore all'Ambiente, Giuseppe Negrone, si è impegnato affinchè l'ordinanza sia rinnovata dal sindaco Festa. Aspettando segnali tangibili dal Comune o dalla Prefettura, le associazioni per l'ambiente, che aveva chiesto ed ottenuto sul finire del 2021 l'avvio della task force, proponendo un piano di interventi interamente ignorato, non ci credono più. E si mostrano critiche. «Dalla Prefettura taglia a corto il presidente di «Salviamo la Valle del Sabato, Franco Mazza ormai non mi aspetto più niente. Del percorso avviato a dicembre, non abbiamo avuto più notizie, nonostante in questi primi giorni dell'anno l'alta pressione abbia fatto peggiorare la qualità dell'aria e il rischio è ancora molto concreto. Ricordo aggiunge che nel 2020, proprio in questa fase dell'anno, a causa delle temperature, registrammo una lunga sequela di sforamenti in pochissimo tempo». La sensazione, insomma, è che la macchina si sia fermata di nuovo.

Non ci sono convocazioni all'orizzonte e i sindaci hanno ricominciato a muoversi in ordine sparso. Mazza lo dice chiaramente: «Abbiamo fatto un passo avanti e due indietro. Forse perché sottolinea ad inizio anno si riazzera tutto. E come al solito, per svegliarsi, le istituzioni aspetteranno che si arrivi a 30 sforamenti su 35 consentiti. Per poi rimettere mano al grave problema. Ma sarà come al solito troppo tardi». L'affondo è chiaro e netto. Solo il vento di Tramontana, che pure ha soffiato in questi giorni, ha evitato un aggravio della situazione. Al momento, in campo, sul versante dei provvedimenti, non c'è nulla. Il copione si ripete uguale ogni anno.

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Antonio Di Gisi, responsabile di Legambiente Avellino, ha fatto un approfondimento rispetto agli ultimi 12 anni. Emerge che, per 10 volte, Avellino ha superato la soglia di legge e di guardia dei 35 sforamenti. «L'aria di Avellino dice è quindi stabilmente inquinata. Non c'è bisogno di andare a vedere i dati attuali, che segnalano comunque un'aria malsana, per scoprirlo. Rispetto a tutto questo incalza non possiamo muoverci al trentacinquesimo sforamento. Cosa c'è da aspettare?». Ci sarebbe un piano regionale della qualità dell'aria che indica provvedimenti stringenti. Per Di Gisi, questo è anche il momento della programmazione. «Siamo in ritardo di anni. - prosegue - Caldaie, mobilità alternativa, roghi. Visti i precedenti, siamo già certi di superare i parametri anche quest'anno. Dobbiamo trattare quindi l'argomento come un'emergenza. Oppure non ha senso». Anche Di Gisi propone, insomma, di riattivare subito la cabina di regia in Prefettura. «Se lo faremo anche quest'anno fra 10 mesi, avremo perso l'opportunità di programmare e saremo al solito punto di non ritorno». In realtà l'unica certezza, nell'eterna emergenza smog, sembra essere proprio l'immobilismo. Non procede la strategia per il contenimento, resta congelato il procedimento giudiziario avviato su input delle opposizioni, nel 2020, per stabilire le eventuali responsabilità dell'attuale amministrazione sul dilagare delle polveri sottili. La macchina pubblica è pachidermica, l'inquinamento viaggia indisturbato. A fine mese, puntuale, arriverà il rapporto annuale di «Legambiente». Avellino ha chiuso il 2021 con 51 sforamenti. Meglio dell'anno prima, quando furono addirittura 78, ma abbastanza da confermarsi salvo colpi di scena il capoluogo con l'aria più inquinata del Sud Italia.
 

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