Tributi non pagati, stangata di Natale:
partite le prime duemila cartelle

Domenica 8 Dicembre 2019 di Flavio Coppola
«Assoservizi» è pronta a notificare le prime 2.000 cartelle agli avellinesi. L'operazione di recupero delle tasse a rischio prescrizione partirà lunedì. Per la metà della settimana che sta per aprirsi, dunque, gli avvisi arriveranno materialmente nelle case dei contribuenti. L'ente proverà a recuperare tutto ciò che potrà sulle imposte a rischio prescrizione: Tares, Tarsu e Imu dal 2013 al 2014. Ma ha deciso di inserire nel calderone di questo primo invio anche l'annualità 2016. Fino alla fine dell'anno, secondo le stime, dovranno arrivare circa 4.000 cartelle. Firmato il contratto che le attribuisce la riscossione, anche coattiva, delle maggiori imposte comunali (Imu e Tari) fino al 31 dicembre 2020, il concessionario privato non intende perdere tempo. In questa fase, oltre a gestire la mediazione stragiudiziale, il Comune con il personale del settore fornirà però il suo supporto all'impresa esterna. I cittadini che riceveranno gli avvisi, insomma, dovranno continuare a recarsi al piano terra di Palazzo di Città.

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Soprattutto nel caso in cui nelle cartelle figurino errori o anomalie di sorta. «Assoservizi» procederà per step, proprio per tentare di evitare un nuovo caso «cartelle pazze». Ma l'operazione, che la parte politica avrebbe voluto posticipare, anche e soprattutto per la concomitanza con le ormai imminenti festività natalizie, è già ai nastri di partenza. E non sarà affatto indolore Dopo anni in cui il tasso di riscossione delle imposte ha rappresentato il vero tallone d'Achille dei bilanci comunali, si punta dunque ad invertire la rotta. Il monte di evasione stimato dall'ente, e che si punta ad aggredire, supera i 5 milioni di euro. Insieme alla consueta emissione del ruolo ordinario per la tassa dei rifiuti e l'imposta sugli immobili, dai prossimi giorni, «Assosservizi» invierà agli gli avellinesi anche i ruoli ordinari. Tutti quelli che non sono in regola, insomma, si vedranno recapitare un'ondata di accertamenti. La guerra senza quartiere dichiarata da Piazza del Popolo, del resto, perdurerà ben oltre il mese di dicembre. Il periodo di riferimento al centro dell'estensione contrattuale accordata al concessionario privato arriva fino al 2018. Ben 5 annualità, per migliaia di avvisi e un mare di polemiche già in arrivo. Un ingrato compito che, ovviamente, «Assoservizi» non svolgerà gratis. Il compenso spettante al concessionario, basato esclusivamente su ciò che riuscirà realmente a riscuotere, spazierà da un minimo del 4 per cento sui pagamenti ordinari, al 22 sulle riscossioni che richiederanno l'invio di un accertamento. Un ulteriore 10 per cento le verrà riconosciuto per l'esazione coatta dopo l'invio dell'accertamento. Nel complesso, il guadagno del gestore non potrà superare i 666.293 euro. Quanto al modus operandi, il numero uno dell'azienda, Attilio Ortenzi, ha rassicurato a «Il Mattino»: «Non sarà una caccia alle streghe».

Vedremo. Fatto sta che la necessità di invertire la rotta della riscossione ad Avellino nasce anche e soprattutto dalla constatazione che l'ente è in pre-dissesto. Con un'aggravante di non poco conto. A 5 mesi dall'insediamento dell'amministrazione Festa, il Ministero dell'Interno non ha ancora erogato al capoluogo quegli 8 milioni di euro che rappresentano la metà dei 16 che le spettano per l'adesione alla procedura. Anche se l'assessore al Bilancio di Piazza del Popolo, Vincenzo Cuzzola, e lo stesso sindaco, Gianluca Festa, hanno dichiarato finora di non essere a conoscenza di intoppi di carattere procedurale, i tempi dell'istruttoria del Viminale sono palesemente troppo lunghi. L'amministrazione ha già istituito in Bilancio i capitoli in entrata per la ricezione delle risorse. Ma da Roma giungono indiscrezioni sul coinvolgimento della Corte dei Conti per una valutazione più approfondita e al Comune si attendono riscontri ufficiali. Comunicazioni formali potrebbero arrivare a strettissimo giro. E cresce la tensione nell'esecutivo. Quei soldi, infatti, servono come il pane per fronteggiare i 14 milioni di euro di debiti dell'ente. Senza quelle risorse, e soprattutto senza il via libera del Ministero, non ci sarebbe alternativa al default. © RIPRODUZIONE RISERVATA