L'allarme viadotti, Autostrade pronta:
«Piano al via per i ponti sicuri»

Venerdì 29 Novembre 2019 di Gianni Colucci

La battaglia sulla revoca della concessione ad Autostrade nasce sostanzialmente in una piccola procura di provincia. Quella di Avellino, dove ieri si è recato il nuovo Ad di Aspi, Roberto Tomasi per essere ascoltato dal procuratore. Il paradosso è che intanto il Csm se la prende con Di Maio che contestava l'assoluzione dell'ex Ad di Autostrade Castellucci nel processo di Avellino. La procura infatti riteneva colpevole anche il manager della strage del bus che precipitò dal ponte dell'Autostrada Napoli-Bari. Il giudice monocratico, undici mesi fa, lo assolse, condannando solo i progettisti e i tecnici. Ma è proprio l'inchiesta sull'incidente (40 morti nel 2013) che fa aprire il capitolo delle manutenzioni sulla rete di Autostrade. La procura ritenne che il sistema di ancoraggio delle barriere ai ponti fosse deteriorato (i perni, definiti tirafondi, erano corrosi dal sale gettato d'inverno). Quindi all'impatto di un bus che aveva i freni in avaria, le barriere si aprirono lasciando passare il mezzo che precipitò da un viadotto alto 30 metri. I primi sequestri di viadotti, anzi di barriere sulle autostrade, sono stati ordinati proprio dalla procura di Avellino che chiese otto condanne a cominciare dall'amministratore di Autostrade. Una vicenda che prosegue ancora oggi visto che è stato ascoltato il nuovo amministratore di Aspi Roberto Tomasi. Ieri mattina il manager per un'ora è stato a colloquio con il procuratore capo Rosario Cantelmo che ha assunto sommarie informazioni sull'attività dell'azienda. «Ho preannunciato formale richiesta di dissequestro delle corsie sui viadotti che sono ancora sotto sequestro. Ma ho anche annunciato che presenteremo un progetto organico per la messa in sicurezza delle barriere», dice Tomasi all'uscita dal tribunale.
 


«Tornerò ancora per spiegare al procuratore il progetto per la messa in sicurezza secondo le indicazioni venute». In sostanza la procura della Repubblica di Avellino ritiene che le prescrizioni imposte ad Aspi circa la sistemazione di nuove barriere protettive sui viadotti del territorio di sua competenza, quelli in provincia di Avellino, tra Baiano e Benevento, non siano state eseguite alla perfezione. Da circa un anno dunque sono stati sistemati sulla corsia di emergenza delle strutture di plastica a protezione, New Jersey pieni di acqua o sabbia che dovrebbero limitare eventuali danni ai mezzi in circolazione.

Le protezioni sono sistemate sulla corsia di emergenza anch'essa sotto sequestro. Risultato: per decine di chilometri si viaggia su due corsie di marcia per ogni senso di direzione su tutti i viadotti. In pratica i consulenti della procura ritengono che i sistemi di ancoraggio alla sede stradale delle barriere non siano in grado di trattenere un veicolo lanciato a forte velocità. Quindi impongono un sistema di ancoraggio di diversa concezione. Autostrade ha più volte contestato quelle conclusioni dei periti, e dopo almeno cinque rigetti delle istanze di dissequestro delle barriere, ha deciso di presentare un nuovo progetto di sistemazione definitiva dei sistemi di sicurezza. Nel frattempo, l'inchiesta è andata avanti, sia per iniziativa della procura di Avellino che ha trasmesso gli atti dell'approfondimento investigativo sia presso il ministero delle infrastrutture che presso società Autostrade ad altre procure italiane. Quella di Pescara ha provveduto ad emettere i provvedimenti gemelli sulla Bologna-Canosa, mentre la procura di Genova a sua volta, nell'ambito del procedimento relativo al crollo del ponte del capoluogo ligure, ha a sua volta trasmesso atti ai colleghi irpini che riguardano due manager (poi licenziati dall'azienda). Dalle intercettazioni risulta infatti che avrebbero taciuto al magistrato (Luigi Buono, quello che poi assolse Castellucci) una serie di informazioni nel corso delle deposizioni ad Avellino.

«Tutti i viadotti della rete autostradale gestita da noi sono sicuri, lo garantisco, ma reagiremo a ogni segnalazione di criticità», dice Tomasi. «Sui viadotti di recente classificati con 60 e 70 le Direzioni di Tronco sono intervenute subito. Questi ponti sono sicuri». Sull'ipotesi di un ritiro della concessione ad Aspi, Tomasi rivendica come quello che guida «è un gruppo di 7000 persone, che ha realizzato e sviluppato i progetti più importanti del sistema infrastrutturale italiano. Pensare che l'interesse di un Paese sia quello di rinunciare a questo bagaglio di competenze, mi sembrerebbe non comprensibile». Ma sull'idea di ridimensionare la concessione «il tavolo è aperto - conclude - stiamo ragionando su aspetti tecnici».

Ultimo aggiornamento: 10:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA