Arco di Traiano sfregiato a Benevento,
la Procura apre un fascicolo di inchiesta

Domenica 26 Settembre 2021 di Paolo Bocchino
Arco di Traiano sfregiato a Benevento, la Procura apre un fascicolo di inchiesta

Dare un nome e individuare possibili responsabilità di chi ha danneggiato l'Arco di Traiano con scritte scellerate e poco accorti interventi di «ripulitura». È l'intento della Procura che ha aperto un fascicolo sull'episodio verificatosi il 10 settembre quando, come si ricorderà, su un pilone del monumento romano erano comparsi un cuore disegnato con vernice scura e alcune scritte. Un fatto evidentemente gravissimo, prontamente denunciato all'opinione pubblica dal comitato di quartiere Centro storico. A poche ore di distanza dall'accaduto, le scriteriate iscrizioni erano state coperte da due vistosi aloni bianchi, uno particolarmente esteso nella zona più vicina al fornice. Una pezza peggiore del buco, come rilevato dalla Soprintendenza nel sopralluogo effettuato il 15 settembre dal funzionario responsabile per l'archeologia Simone Foresta e dagli addetti Giuseppe Marino e Paolo Parrella. «Appare chiaro - dichiarò Foresta al Mattino al termine della perizia - che il tentativo di rimozione, presumibilmente per cancellazione e abrasione, ha danneggiato la superficie lapidea. Alla base delle due macchie ci sono palesi tracce fresche di polveri, con ogni probabilità provocate proprio nel tentativo di cancellare le scritte». 

Inevitabile scattò da parte dell'ente ministeriale la segnalazione al Nucleo per la tutela del patrimonio culturale dei carabinieri in attuazione di quanto sancito dall'articolo 21 del Codice dei beni culturali che subordina qualsiasi intervento su monumenti o manufatti artistici protetti alla autorizzazione della Soprintendenza. Nulla osta che nel caso in questione non c'è mai stato. Ma chi ha imbrattato impunemente utilizzando come una lavagna uno degli Archi trionfali più pregiati al mondo? E chi ha peggiorato ulteriormente la situazione provando con estrema superficialità a sbianchettare le malefatte? Sono gli interrogativi ai quali provano a rispondere i carabinieri del Comando provinciale in funzione di polizia giudiziaria nell'ambito della indagine aperta dalla Procura. L'utilizzo dei dispositivi di videosorveglianza del Comune collocati all'angolo tra via dei Rettori e via San Pasquale ha permesso di tracciare un parziale identikit degli autori delle tracce grafiche. «Dalle immagini riprese nella fascia oraria di riferimento - spiega il comandante della Polizia municipale Fioravante Bosco - si scorgono quattro ragazzi di giovanissima età presenti nel punto dove si sono verificati i fatti. A comporre il disegno e le scritte è stata una adolescente di età apparente inferiore ai 14 anni. Attraverso la stampa dei fermo immagine abbiamo tentato di individuare i responsabili, soffermandoci in particolare nei fine settimana nei luoghi di maggiore ritrovo dei più giovani. Le ricerche però finora sono state vane. È presumibile che gli indiziati stiano appositamente evitando di frequentare i luoghi a più elevato rischio di controlli. Proseguiremo nelle prossime settimane».

Telecamere che invece, finora, non hanno restituito informazioni utili a capire chi è intervenuto sul prezioso monumento senza il via libera della Soprintendenza, lasciando segni vistosi sulla superficie. Sarà adesso la magistratura ad appurarlo. E la vicenda, com'è noto, è finita anche sul tavolo del ministro ai Beni culturali Dario Franceschini, destinatario nei giorni scorsi della interrogazione presentata dalla senatrice beneventana del Movimento Cinque Stelle Danila De Lucia per comprendere come sia stato possibile che un bene così prezioso abbia subìto l'onta del pennarello e di incaute cancellature. De Lucia che è autrice anche del disegno di legge per la dichiarazione di interesse nazionale a beneficio dell'Arco, testo approvato tre giorni fa dal Senato e ora in attesa dell'ok definitivo della Camera 

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