Arco di Traiano, nodo sicurezza:
prende quota l'ipotesi recinzione

Domenica 18 Novembre 2018 di Nico De Vincentiis
Stavolta si fermano. Poche ore. Ma quando lo fanno lanciano un segnale alla difficile costruzione della città eco-storica, quella che vorrebbe guardare più avanti. A tirare un sospiro di sollievo per lo stop imposto alle auto a causa dell'ennesimo sforamento dei livelli di polveri sottili nell'aria sarà l'Arco di Traiano. Ogni giorno quei gas di scarico ne compromettono la salute, ne deturpano l'immagine. Ma è solo una delle componenti di rischio alle quali il monumento è sottoposto. «L'Arco va tutelato in maniera più efficace afferma Simone Foresta, responsabile archeologico per la Soprintendenza dell'area beneventana -. Se i fattori di rischio dovessero permanere saremo costretti a recintare il monumento».

Naturalmente gli attentati all'Arco sono trasversali. «Il nostro compito - prosegue Foresta - è vigilare per tutelarlo e valorizzarlo, ma servono azioni congiunte e progetti. Abbiamo presentato nuovi esposti alla Procura, ai carabinieri e alla polizia municipale per cercare di frenare le aggressioni quotidiane che vanno dai bambini che giocano al pallone ai vandali scriteriati, dai rischi dovuti al traffico (inaccettabile intorno a un monumento di così straordinaria importanza), all'instabilità degli alberi».
 
Il completo restauro del monumento (l'ultimo nel 1999, un'autentica «tesi di laurea» su come non andrebbe fatto) costerà milioni, dunque è legato ai bandi europei di finanziamento o a progetti scientifici accolti dal ministero. Con urgenza si dovrà recuperare la somma di 250.000 euro per la messa in sicurezza delle superfici marmoree che si stanno sfaldando. C'è bisogno di pulitura e manutenzione periodica per evitare di dovere procedere, come spesso capita, in emergenza.

«Credo sia arrivato il momento di ripensare tutto lo spazio che lo contiene - è la convinzione di Foresta -; tornare a indagarlo sul piano archeologico. Voglio appena ricordare che una consistente parte del monumento, le sue fondamenta, sono ancora al di sotto della sede stradale». L'occasione per attingere ai fondi dei vari bandi è la candidatura Unesco per l'Appia Antica. L'Arco ne è parte centrale. «Il percorso della Regina Viarum transita in più tratti della città dice il responsabile archeologo della Soprintendenza -. Immaginiamo un piano complessivo di valorizzazione che coinvolgerà l'area del Ponte Leproso e di Santa Clementina. Proveremo a disegnare un percorso turistico che comprenda anche l'area della stazione Appia e dell'anfiteatro. Potremmo pensare di utilizzare la ferrovia per viaggi tematici, alcune strutture per museo, altre, come il Mulino Pacifico di via Appio Claudio, per laboratori didattici e teatro. Tutte idee che dovranno essere trasformate in progetti esecutivi».

Arco e L'Appia Antica non sono soltanto beni culturali da salvaguardare perché proseguano il loro storytelling, ma opportunità economiche e produttive. Un potenziale che se non sfruttato renderebbe tutti colpevoli di «futuricidio».

È sintomatico il fatto che il simbolo della città progressivamente sia scomparso anche dalle immagini rappresentative e promozionali a vantaggio di streghe e di altre amenità. E che a transitare attraverso il canale di trasmissione più importante concesso «provvisoriamente» alla città (il campionato di serie A) sia stata una fabbrica di pasta, neanche beneventana. L'Arco di Traiano non celebra un trionfo militare bensì una straordinaria azione sociale portata avanti dall'imperatore. Una sorta di welfare di duemila anni fa per la crescita umana ed economica anche delle fasce più deboli. Se la città se ne appropriasse anche sotto questo aspetto, L'Arco contribuirebbe a segnare una visione, una idea di società e di politica. Ne gioverebbero identità collettiva e senso di appartenenza. © RIPRODUZIONE RISERVATA