«Benevento, dalla cinta muraria
trarrà nuova luce tutto il centro storico»

Lunedì 10 Gennaio 2022 di Paolo Bocchino
«Benevento, dalla cinta muraria trarrà nuova luce tutto il centro storico»

Dopo il via libera della Soprintendenza e l'apprezzamento del comitato di quartiere Centro storico, il progetto di illuminazione delle Mura varato dal Comune nell'ambito dei Pics incassa un altro consenso pesante. È quello del professor Marcello Rotili, presidente dell'Accademia di Archeologia, Lettere e Belle Arti di Napoli, già ordinario di Archeologia cristiana e medievale all'Università «Luigi Vanvitelli». Un autentico luminare che non ha bisogno di molte presentazioni ai beneventani, abituati a leggerne gli scritti e ascoltarne i sempre documentati interventi. Non a caso da poco più di un anno Rotili è stato nominato direttore scientifico del Museo del Sannio dalla Provincia.

L'esperto accoglie l'invito del «Mattino» per un focus sulle prospettive di valorizzazione del nucleo cittadino, partendo inevitabilmente dalla sua bimillenaria storia: «L'illuminazione della cinta muraria beneventana, quando realizzata, contribuirà alla sua valorizzazione e, in prospettiva, a quella del centro storico racchiuso nei circa 3.500 metri del suo perimetro - rileva lo storico -. Per la loro rilevanza nel panorama dell'architettura militare, ben venga ora l'illuminazione delle mura e la conseguente valorizzazione del centro storico. Il tessuto viario e abitativo strutturato su quello della colonia latina fondata nel 268 avanti Cristo è venuto formandosi per successive stratificazioni rapportabili alla longue durée della città e agli interventi resi necessari da terremoti ed eventi bellici: da ultimo, i bombardamenti del 1943. Fra le ricostruzioni urbane resta emblematica quella successiva al disastroso sisma del giugno 1688, promossa dal cardinale Orsini, arcivescovo dal 1686 al 1730, ma molto incisero quelle successive al saccheggio delle truppe angioine (1266) e ai terremoti del 1125, 1456 e 1466».

Ma in quale stato di salute si può considerare oggi il centro storico? «In gran parte connotato da edifici di buona qualità edilizia e architettonica ma in condizioni tali da esigere interventi in grado di rivitalizzarlo, favorendo un rinnovato insediamento abitativo e di correlate attività economiche - spiega Rotili -. Il centro storico è nobilitato da monumenti che dall'età romano-repubblicana e imperiale permettono di seguire la produzione artistica ed edilizia fino al contemporaneo: punto di partenza, le tracce della cinta muraria del III secolo avanti Cristo che chi scrive ha individuato negli scavi di Cellarulo (2008-09), punto di arrivo l'Hortus conclusus. Fra queste, espressioni come il Teatro Romano, l'Arco del Sacramento, quello dedicato a Traiano, il Ponte Leproso; e poi chiesa e chiostro di Santa Sofia, la cattedrale romanica strutturata sulla precedente chiesa madre paleocristiana, San Francesco alla Dogana, Sant'Agostino, la trecentesca Rocca dei Rettori. Si aggiungano i principali edifici di età moderna (San Bartolomeo, i Palazzi Terragnoli, De Simone, tra gli altri) e quello straordinario contenitore di beni archeologici e artistici che è il Museo del Sannio istituito nel 1873. Si aggiunga il nuovo Museo Diocesano in corso di progressivo allestimento».

Un patrimonio davvero ricco che attende da tempo una valorizzazione adeguata al suo potenziale. Magari anche correggendo qualche impropria definizione ormai storicizzatasi nel parlato corrente: «La cinta muraria è erroneamente definita di età longobarda - afferma Rotili - sull'equivoca interpretazione di una fonte greco-bizantina del sesto secolo. Ciò non toglie che essa sia un elemento di pregio della città forte di Benevento, come la definì Procopio di Cesarea. Ma le difese cui si riferisce Procopio si sono conservate solo in parte per effetto dei numerosi restauri e delle modifiche apportate per adeguarle a nuove tecniche di combattimento. Le torri cilindriche risalgono al 1400 e intesero far fronte alla sempre maggiore efficacia delle armi da fuoco, quelle a base quadrangolare al 1200 e qualcuna è probabilmente più antica, le torri pentagonali sono del V secolo. Nel riferirsi ai danni procurati nel 542 dall'esercito del re ostrogoto Totila alla pur forte Benevento, Procopio documenta dunque una cinta difensiva molto valida che però non era quella del III secolo avanti Cristo, demolita da oltre tre secoli, bensì quella che le ricerche archeologiche hanno datato al quarto secolo dopo Cristo, che venne costruita riutilizzando grossi blocchi di calcare squadrati provenienti da monumenti romani, molto probabilmente dall'anfiteatro demolito dopo il grave terremoto del 346 dopo Cristo. All'estesa ricostruzione urbana si accompagnò allora l'edificazione di una cinta ristretta alla parte collinare, meglio difendibile e salubre, che escluse l'area pianeggiante e alluvionale di Cellarulo. Della nuova cinta si avvalsero i Longobardi che non ne furono i costruttori - conclude lo storico beneventano - come non lo furono in alcuna città italiana, ma ne ebbero cura, per esempio con Arechi II, che nel 774 rafforzò le Mura dell'area intorno al Teatro Romano».

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