Benevento, esercito in città
per vigilare sul coprifuoco

Giovedì 22 Ottobre 2020 di Paolo Bocchino


Centro storico militarizzato in una Benevento con il coprifuoco. Uno scenario da film distopico che potrebbe però diventare reale, e anche in tempi brevi. La richiesta di unità militari da destinare al controllo della città ha mosso ieri un passo avanti significativo. Si è registrata unanimità al tavolo riunito in mattinata dal prefetto Francesco Antonio Cappetta con il tenente colonnello dell'Esercito Lucio Pecoraro (delegato del comandante del distretto Forze Armate Sud Giuseppenicola Tota), i vertici provinciali delle forze dell'ordine, il vicesindaco Mario Pasquariello, il comandante della polizia municipale Fioravante Bosco. La richiesta era stata avanzata nei giorni scorsi dal sindaco Mastella per un più incisivo presidio dei luoghi caldi della movida. Condizione che appare superata dagli eventi alla luce delle misure di Governo e Regione finalizzate a limitare fortemente gli spostamenti, soprattutto serali. Ma se da un lato i divieti annunciati azzererebbero le presenze in strada, al contempo determinerebbero la necessità di maggiori controlli per l'accertamento del rispetto degli stessi.

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«Siamo tutti concordi nel ritenere opportuno l'utilizzo dell'Esercito in funzione di vigilanza - ha dichiarato Cappetta al termine del vertice -. Abbiamo superato anche l'ostacolo palesatosi nelle occasioni precedenti, ovvero la sistemazione logistica dei militari. Il Comune si è impegnato a reperirla e tra pochi giorni ce la indicherà. Potremo così chiedere al ministero dell'Interno di concertare con quello della Difesa l'utilizzo di una aliquota di militari dell'Esercito impegnati in Campania nel programma Strade sicure da attribuire a Benevento». Le residue incertezze riguardano l'individuazione della struttura ricettiva che accoglierà i militari. Sono in corso contatti con il centralissimo President ma non si escludono altre ipotesi. Sciolto il nodo principale legato ai costi che, come assicurato ieri da Pecoraro, saranno a carico del ministero. Imprecisata, giocoforza, la durata della permanenza che sarà legata al protrarsi dell'emergenza pandemica. Si prevede l'invio di 12 unità divise in quattro pattuglie, anche se l'ultima parola spetterà ai vertici dell'Esercito. Impossibile strappare un pacchetto ancora maggiore (Mastella aveva chieste 20 unità) dal momento che l'intero stanziamento per la Campania conterà 100 presenze. Ma in quali attività saranno impegnati i militari? «Ipotizziamo l'utilizzo per la movida e agli ingressi delle scuole - ha spiegato Cappetta - ma anche in provincia laddove si dovessero creare necessità. Penso ad esempio a ciò che è accaduto ultimamente a Cautano oppure a Torrecuso dove ci sono centri di accoglienza e i militari potranno garantirne il presidio».

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Comitato per l'ordine pubblico costretto agli straordinari. Oggi alle 16 nuovo incontro indetto da Cappetta per affrontare i temi posti dal Dpcm del 18 ottobre. Uno in particolare: ci saranno zone della città interdette a partire dalle 21? Il vertice in prefettura svelerà le carte ma Palazzo Mosti è pronto a dare un segnale forte e chiaro. «Giovedì prenderemo delle decisioni» ha annunciato il primo cittadino in considerazione dei contagi in costante crescendo. E la portata delle decisioni potrebbe essere decisamente vasta: Mastella sarebbe orientato a imporre limitazioni non soltanto ai vicoli del centro storico ma anche su arterie come viale Atlantici, viale Mellusi, via XXIV Maggio, e persino di San Modesto al rione Libertà. Una «chiusura» da intendere come possibilità di transito ma non di permanenza, seguendo la ratio della norma sul divieto di assembramenti.
LA PROTESTA
Sempre più sul piede di guerra intanto i ristoratori. «È in atto un lockdown non ufficiale ma reale - denunciano gli associati del Movimento imprese ospitalità riunitisi ieri sera all'hotel Il Molino - I Dpcm e le ordinanze regionali spingono le persone a non sentirsi sicure nei locali pubblici nonostante l'accorto adempimento delle prescrizioni. Ciò provoca la morte per asfissia delle attività commerciali del settore horeca». E gli aderenti del Mio guidato in Campania dal beneventano Mario Carfora lanciano una proposta solo apparentemente provocatoria: «Siamo noi a chiedere che venga ordinata la chiusura delle nostre attività. Se non dobbiamo operare, ci diano un adeguato indennizzo e resteremo a casa. Ovviamente alla inoperosità dovrà seguire la sospensione di ogni tributo, onde evitare di perdere le nostre attività per procedure di riscossione e non per incapacità imprenditoriale».
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