Dehors a Benevento: respinto il ricorso,
serve il sì della Soprintendenza

Lunedì 30 Novembre 2020 di Gianni De Blasio

Il rilascio dell'autorizzazione per installare un dehors in centro storico va sempre corredato del parere della Soprintendenza. Lo aveva già spiegato di recente la Cassazione, nel corpo della sentenza emessa in merito al ricorso prodotto dalla Procura di Benevento, dichiarato inammissibile, opposizione che contestava la decisione del Giudice del riesame di dissequestro dei dehors. Spiegazione che non comportava, comunque, effetti immediati.

Non così, invece, la sentenza emessa dalla settima sezione del Tar Campania, che respinge il ricorso inoltrato da Giulia Giantomasi, titolare del Cafè Le Trou, collocato nello slargo al di sotto del Teatro Vittorio Emmanuele, noto come «Comunale». La ditta si era opposta a quanto intimato dal Comune di Benevento, che disponeva, con effetto immediato (autunno 2018), lo stop dell'attività di somministrazione di alimenti e bevande nello spazio pubblico antistante all'esercizio commerciale della ricorrente. Inoltre, si contestava anche il parere negativo della Soprintendenza. Che, poi, è stato l'organo che ha innescato la vicenda dehors 3 anni fa. 

A dicembre, dalla sede periferica del ministero, era partita la segnalazione con la quale si diffidava il Comune di Benevento a trasmetterle le richieste di autorizzazione, cosa che ormai da anni non si verificava. Ha fatto seguito un'altalena di provvedimenti, giudiziari ed amministrativi, sino all'approvazione, da parte del consiglio comunale, di un nuovo regolamento. Che, però, non può mai travalicare le normative di legge. In particolare, il mancato rispetto di norme del decreto 42 del 2004, prescrizioni di tutela indiretta che, appunto, veniva contestato al Cafè Le Trou: la struttura installata su suolo pubblico nell'area antistante il bar sarebbe stata soggetta a vincolo, oltre a non osservare le prescrizioni date dalla Soprintendenza di Caserta con preavviso e successivo provvedimento negativo, quindi non c'era autorizzazione da parte della Soprintendenza. Faceva seguito il sequestro, ma il Collegio del Riesame sarebbe stato di diverso avviso. Per configurare una condotta di reato deve aversi ad oggetto un bene culturale e, secondo il tribunale, dagli atti acquisiti, «non emerge che lo slargo dove il dehors è installato, sia un bene vincolato ai sensi dell'articolo 10, comma 4, lettera g del decreto 42, non essendo stata prodotta documentazione comprovante il procedimento amministrativo di verifica dell'interesse pubblico e consequenziale provvedimento di dichiarazione dell'interesse culturale». Ma, sempre a parere del Collegio, lo slargo che ospita il manufatto non poteva essere assoggettato neppure a tutela diretta. La Soprintendenza, però, denunciò la realizzazione di una struttura su un'area sottoposta a tutela monumentale, priva di autorizzazione da richiedere allo stesso organo periferico del Ministero. Un placet obbligatorio poiché le strutture sorgono in zone soggette a vincolo di tutela, in quanto spazi urbani di interesse artistico e storico. Tesi posta, però, in discussione dall'ordinanza del Collegio del Riesame, ma oggi la sentenza del Tar fa chiarezza.

Il Comune, a questo punto, è tenuto a valutare se gli effetti vanno a ricadere pure sulle altre strutture per le quali si attende la decisione della Soprintendenza, che ha ricevuto alcune pratiche da palazzo Mosti già sei mesi fa, ma finora non c'è stata alcuna risposta. Cosa farà adesso il Comune? Il rischio che debba disporre l'adeguamento pure ai titolari delle altre strutture appare concreto. Ma, naturalmente, il dirigente Antonio Iadicicco attenderà la notifica della sentenza, per poi consultare l'ufficio legale dell'ente e decidere quale atteggiamento assumere, alla luce della sentenza del Tar. Ovviamente il Comune dovrà tener conto dei provvedimenti di natura emergenziale.
 

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