Incubo veleni a Benevento,
indagini su tutti i pozzi dell'Asi

Domenica 19 Maggio 2019 di Gianni De Blasio
Via alla campagna di campionamenti nei pozzi dell'area Asi. Le analisi delle acque, finora, hanno riguardato quelle delle cavità di alcune aziende, la «Leonardo Spa» in primis, poi di altri stabilimenti, ivi incluse le industrie che, per il loro ciclo produttivo, non utilizzano i pozzi. Da domani, le indagini interesseranno l'area a valle dell'azienda, la «Leonardo», che ha denunciato la presenza oltre i limiti del cromo totale e del cromo esavalente, ma pure il lato opposto, quello circostante Minicozzi e Imeva. Campagna alla quale prenderà parte la stessa azienda che, in ottemperanza alle richieste degli enti e autorità competenti sanitarie e ambientali, ha manifestato la disponibilità a effettuare anche campionamenti in 7 pozzi esterni. Le indagini, quindi, si allargano all'esterno degli stabilimenti al fine di verificare l'estensione dell'inquinamento e quale falda potrebbe essere interessata. Essendo un metallo pesante, il cromo precipita, pertanto la maggiore concentrazione la si trova a quote profonde. All'interno della «Leonardo Elicotteri», per il Pozzo 1 sta continuando l'emungimento con contestuale avvio a smaltimento delle acque, come prima misura di emergenza per contenere la diffusione dei contaminanti. Ovviamente, nel rispetto del Fir, il Formulario identificativo del rifiuto che serve a garantirne la tracciabilità, una sorta di «bolla di accompagnamento» che recherà le firme di produttore, trasportatore e smaltitore. Inoltre, la «Leonardo» ha conferito incarico a una ditta specializzata per la verifica della tenuta dei pozzetti intermedi per l'invio delle soluzioni esauste dal reparto galvanico all'area di stoccaggio/depuratore, delle vasche/bacini di contenimento e l'azienda provvederà a estendere il controllo anche alle condotte di adduzione alle predette vasche.
 
A seguito delle verifiche interne effettuate, una potenziale fonte di rilascio potrebbe essere attribuita a un malfunzionamento di una valvola che ha innescato un ritorno dei reflui verso la vasca dello scrubber (torre di lavaggio), attraverso il pieno dello stesso, tracimando dall'oblò di carico/ispezione verso la caditoia a servizio della rete di raccolta delle acque di piazzale. La rete di raccolta di tali acque, secondo il direttore Paolo Grazzini, a seguito di ispezione già effettuata dall'azienda, risulta non perfettamente a tenuta in più punti; condotta che passa a pochi metri dal pozzo P 1 per poi collegarsi alla rete fognaria del Consorzio Asi. Dopo l'ordinanza di sospensione in via cautelativa della Provincia di interdizione dell'utilizzo dell'acqua dei pozzi, l'azienda ha sospeso la parte di ciclo produttivo in cui si utilizzano le soluzioni cromiche. Durante la successiva visita ispettiva all'impianto produttivo è stato ispezionato il vano del sistema di sollevamento con gruppo pompe in cui sono presenti 3 vasche per l'accumulo e il rilancio dei reflui. Nel vano è presente la valvola il cui malfunzionamento potrebbe aver provocato il ritorno del refluo verso lo scrubber.

Un ruolo centrale nella vicenda lo sta ricoprendo anche la Provincia. Dopo aver emesso l'ordinanza che vietava l'emungimento e l'utilizzo delle acque di falda nell'area di pertinenza Asi, ha riesaminato i casi dei pozzi del Consorzio e della Nestlè ripristinando il prelievo. «La Provincia rimarca il presidente Antonio Di Maria - ha operato nel rispetto delle norme ma pure con buonsenso. Ossia, ha tutelato prioritariamente la salute dei cittadini con l'interdizione dell'acqua dai pozzi ma, alla luce dei risultati delle analisi, come da mia impostazione iniziale, ha rivisto quanto disposto sì da non danneggiare le aziende». © RIPRODUZIONE RISERVATA