Movida a Benevento, serrata dei locali
e spuntano i manifesti listati a lutto

Sabato 23 Maggio 2020 di Paolo Bocchino

«Mancanza di chiarezza». A quanti hanno percorso ieri sera i vicoli del centro storico non sarà sfuggito il vistoso manifesto bordato di nero campeggiante davanti ai locali. Un lutto evocato esplicitamente, la nuova clamorosa denuncia dei protagonisti della movida beneventana che non è ripartita. Eloquente la dichiarazione iniziale posta a spiegare il perché della serrata. Se le luci di pub e cocktail bar del centro sono rimaste spente lo si deve al virus della burocrazia. Il testo esposto al pubblico ripercorre le ultime, schizofreniche decisioni della filiera istituzionale che ha generato una situazione di fatto incompatibile con la ripresa delle attività: «Domenica 17 maggio - esordisce il manifesto - ordinanza numero 48 della Regione con la quale si autorizza la riapertura di bar e ristoranti a partire da giovedì 21 maggio. Lunedì 18 maggio chiarimento della Regione all'ordinanza del 17 maggio con il quale si specifica che la chiusura alle 23 non si applica agli esercizi per i quali ordinariamente vigono orari di apertura estesi. Mercoledì 20 maggio ordinanza numero 49 della Regione: È fatto obbligo di chiusura serale entro le ore 23».

Un continuo stop and go che ha mandato nel caos i protagonisti della Benevento by night. Incertezze che non sono state diradate dagli organi municipali rimasti silenti: «E siamo ancora in attesa - chiosa a tal proposito il manifesto - dell'ordinanza comunale a seguito delle indicazioni prefettizie». Da giorni gli esercenti associati nella sigla «Quelli della notte» invocano la interlocuzione con gli attori istituzionali per individuare una possibile forma di svolgimento della movida. Consapevoli che replicare il fenomeno nel suo format tradizionale fosse impossibile, gli imprenditori beneventani avevano indirizzato il 12 maggio la richiesta a prefetto, forze dell'ordine, governatore regionale e sindaco per concordare assetti praticabili in sicurezza. Nessun atto scriteriato o irresponsabile, dunque, come invece quelli denunciati dal premier Conte o dal presidente campano De Luca alla luce degli assembramenti immortalati dagli scatti di diverse città italiane. Benevento avrebbe sperimentato per la prima volta una «movida seduta» con avventori ospitati esclusivamente ai tavoli collocati all'esterno.

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Ma l'appello è caduto nel vuoto e in risposta è arrivata una pioggia di provvedimenti contraddittori: dal prefetto Francesco Antonio Cappetta mercoledì mattina la facoltà di restare aperti fino alle 24, contraddetto a distanza di poche ore mercoledì sera dal governatore regionale che ordinava perentorio lo stop alle 23 ribadito con l'abituale corollario di invettive nei confronti degli esercenti: «C'è gente senza scrupoli pronta a rovinare una generazione per 10 euro» l'anatema di De Luca con un lockdown anticipato ha colpito anche Benevento. Insegne buie e musica spenta tra i vicoli, con sporadiche eccezioni.

Condizione che proseguirà fino a quando non cambieranno le attuali disposizioni: «Ripartire sarà impossibile finché ci si ostinerà a imporre la chiusura alle 23 soltanto a noi e senza alcuna ragione», denuncia il portavoce dei gestori beneventani, Generoso Cocozza. Uno spiraglio potrebbe arrivare dal recente avviso per la concessione di spazi pubblici emanato dal Comune, soluzione che passa comunque per un iter concertativo e burocratico incompatibile con un avvio immediato. Malgrado lo stop dei locali, ieri sera sono comunque partiti i controlli anti assembramento in centro disposti dal tavolo tecnico della questura. In strada fino alle 23 le 3 pattuglie allestite dalla polizia municipale cui si sono unite le 2 della polizia mentre carabinieri e guardia di finanza hanno contribuito rispettivamente con un nucleo.

Sul commercio va in onda anche la polemica tra Confesercenti e Comune. Oggetto della disputa il forfait della sigla di categoria agli incontri bilaterali promossi da Palazzo Mosti: «Con il mondo del commercio - dichiara l'assessore delegato Oberdan Picucci in replica ad Alviggi - le occasioni di confronto sono avvenute a più riprese. Quanto affermato dal rappresentante della Confesercenti appare, pertanto, viziato da pregiudizio sgradevole e non veritiero. Il sindaco ha sempre detto che la crisi del commercio esisteva purtroppo da prima del Covid, in Italia e all'estero, e non era una tipicità del nostro territorio. Bastava leggere i dati della Confesercenti nazionale che riferiscono di 30/ 40 mila attività chiuse ogni anno per rendersene conto. Ma di certo - conclude Picucci echeggiando una storica idea di Alviggi - la risposta a questa crisi non può essere la libertà di accesso alle auto su corso Garibaldi. Non c'è alcun centro storico d'Italia dove una cosa di questo genere, fuori da ogni logica economica, trovi accoglienza. Creare occasioni, e noi ne abbiamo determinato tante dal Bct a Città Spettacolo, questo sì è un modo per dare una mano. O con le agevolazioni che stiamo determinando ora».

Ultimo aggiornamento: 12:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA