Neonata nasce morta in ospedale,
i genitori presentano denuncia

Giovedì 24 Maggio 2018 di Luella De Ciampis
All'indomani della morte della piccola Rita Pia, i genitori Antonio Spiotti, 36 anni, impiegato, e la moglie Debora Feleppa, 34enne, residenti a Cervinara, centro caudino della provincia di Avellino, appaiono ormai sopraffatti dal dolore perché è innaturale sopravvivere ai propri figli, ma vogliono, con tutte le loro forze, che sia fatta giustizia e che non si spengano i riflettori sulla loro tragedia. E questo mentre aspettano di poter tenere tra le braccia, per l'ultima volta, la loro piccola, dopo il dissequestro della salma e in attesa che venga ufficializzata la richiesta di autopsia da parte del sostituto procuratore, Francesco Sansobrino.

Intanto, la famiglia Spiotti sta già provvedendo alla nomina di un anatomopatologo di parte, che affianchi quello scelto dalla Procura, per effettuare l'autopsia. «Non sono disposto a rilasciare interviste - dice Domenico Mauro, il legale che, insieme a Daniele Sorriento, rappresenta la famiglia - perché è opportuno mantenere il più stretto riserbo sulla vicenda. Tuttavia, ritengo necessario e doveroso chiarire che la mia collaborazione con la magistratura e con gli inquirenti sarà massima, affinché le responsabilità vengano fuori, al solo scopo di restituire un poco di pace a questi genitori, che stanno sopportando un dolore immane».
 
Ieri, intorno alle 13, è stata depositata la querela, nella quale si legge che il padre della neonata avrebbe assistito «alle operazioni di rianimazione della piccola, eseguite da due sanitari, perché dopo la nascita persisteva la bradicardia» e che «dopo soli dieci minuti avrebbe ricevuto la notizia della sua morte».

Contestualmente, è stato acquisito agli atti il tracciato della cardiotocografia di Rita Pia, esame molto diffuso in ostetricia per la valutazione del benessere del feto in ambito perinatale e della presenza, della frequenza e dell'entità delle contrazioni dell'utero della madre del nascituro, durante il parto. Da quanto si evince dagli atti, la donna è arrivata al Rummo alle 21 di lunedì, alle 22,55 le si sono rotte le acque ed è entrata in travaglio dopo un decorso gravidico senza complicanze di sorta. Alle 7 del mattino di martedì, i medici si sono resi conto che qualcosa non andava per il verso giusto, perché il battito cardiaco della bimba si era affievolito e quindi hanno deciso di intervenire, trasferendo la paziente in sala operatoria, per sottoporla a parto cesareo.

In questa ultima fase è accaduto l'imponderabile, con gravi conseguenze per la neonata e complicanze per la puerpera, le cui condizioni attualmente sono buone e può essere ritenuta fuori pericolo. Mentre, da un punto di vista psicologico c'è un cedimento emozionale abbastanza importante, in quanto non riesce ad accettare come un momento di gioia profonda si sia trasformato all'improvviso in un bagno di dolore.

Intanto, l'ospedale ribadisce la posizione assunta martedì confermando che le condizioni cliniche della puerpera si sono complicate e, nonostante l'intervento chirurgico sia stato effettuato in tempi brevi, al momento della nascita Rita Pia era già morta, proprio in conseguenza delle complicanze intervenute durante il parto. Il direttore generale, Renato Pizzuti, aveva affermato che «da quanto ho appreso dai medici e dal direttore di dipartimento, è stato registrato un problema clinico, mentre la puerpera era in sala travaglio, che ha fatto optare per l'intervento. D'altra parte, se dovessero esserci responsabilità da parte dei sanitari, saranno sicuramente accertate nelle sedi opportune». Ultimo aggiornamento: 10:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA