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Benevento, neonato morto a 5 mesi
e il giallo della spazzola «buttata nei rifiuti»

Sabato 5 Febbraio 2022 di Andrea Ferraro Luella De Ciampis
Benevento, neonato morto a 5 mesi e il giallo della spazzola «buttata nei rifiuti»

Un gioco tra bambini, un gesto fuori controllo, finito in tragedia a causa di un colpo accidentale alla testa che poi è risultato devastante per G., il neonato di 5 mesi morto all'ospedale pediatrico «Santobono» di Napoli. È la versione che la mamma e i due zii del piccolo, che da qualche mese vivono nello stesso appartamento, hanno dato nel corso degli interrogatori, come persone informate sui fatti, al pm della Procura di Benevento, Maria Gabriella Di Lauro, e ai carabinieri del comando provinciale, di cui è comandante Germano Passafiume.

Una versione che, probabilmente, per gli inquirenti ha presentato delle incongruenze. Da qui i tre avvisi di garanzia per omicidio volontario. Un atto dovuto in vista dell'autopsia prevista per domani mattina, con inizio alle 9. Ma anche accuse gravissime che pesano come un macigno e che lasciano sorpresi anche il padre, detenuto, e la madre di lui, che negli avvisi di garanzia figurano come parti offese (sono difese dall'avvocato Vincenzo Sguera).

A innescare i dubbi è stata soprattutto l'assenza dell'oggetto con cui sarebbe stato colpito il piccolo. La mamma ha parlato di una spazzola di plastica, che non è stato possibile consegnare ai carabinieri, che a quanto risulta non hanno effettuato sequestri (né dell'appartamento, né di oggetti o altro), perché si sarebbe rotta e per questo gettata tra i rifiuti. «La mamma è distrutta dal dolore», dice al telefono l'avvocato Antonio Leone. «Aspettiamo i risultati dell'autopsia - continua il legale - ma non nascondo di essere rimasto meravigliato perché ritengo esagerata l'ipotesi dell'omicidio volontario. I miei assistiti hanno ribadito la tesi dell'incidente, del colpo di spazzola da parte di un altro bambino che vive con loro. Spazzola poi buttata perché, come riferito dalla madre, si è rotta. Ci affidiamo alla giustizia e alle mani degli esperti che effettueranno e seguiranno l'autopsia. Attendiamo i risultati. L'obiettivo è capire la causa, la dinamica e se ci sono corresponsabilità da parte di terzi». Ma ci sono incongruenze nelle versioni fornite da madre e zii? «Non ho avuto accesso alle sommarie informazioni - continua - né ho assistito agli interrogatori perché effettuati a persone informate sui fatti. Mi sono affidato al narrato dei miei assistiti, ritengo che non ci sia stato dolo. Ma adesso attendiamo i risultati dell'autopsia e il corso delle indagini».

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Autopsia che sarà eseguita al «Rummo» dal medico legale Emilio D'Oro che, ieri, ha ricevuto incarico formale dal pm Di Lauro, insieme al neurochirurgo Tommaso Tufo e alla neonatologa Beatrice Leopardo. Ai periti nominati dal tribunale, si aggiungerà il medico legale Michele Selvaggio, consulente di fiducia della mamma e degli zii. Sulle cause della morte del piccino, per cui la Procura, coordinata da Aldo Policastro, ha notificato gli avvisi di garanzia alla mamma, alla zia del bimbo e al marito di quest'ultima con l'ipotesi di omicidio volontario, al momento, sono state formulate solo ipotesi che l'esame necrologico, insieme agli altri dati in possesso degli inquirenti, che mantengono l'assoluto riserbo sulle indagini, riuscirà ad accertare oppure a confutare. La certezza riguarda l'estesa emorragia cerebrale causata dal grave trauma cranico che ha determinato la morte ma sulla dinamica dei fatti e sulla consequenzialità degli avvenimenti, nell'arco di tempo intercorso tra domenica 16 gennaio, data del primo ricovero al «Fatebenefratelli», martedì 25, giorno dall'arrivo in coma al pronto soccorso del «Rummo» e venerdì 27, in cui è avvenuto il decesso al «Santobono» dove era stato trasportato in eliambulanza. Non c'è una sola ipotesi su come il bambino sia potuto arrivare in condizioni disperate all'ospedale cittadino ma c'è spazio per valutazioni diverse, in base ai punti di osservazione analizzati, soprattutto sotto il profilo medico. Sul corpicino dall'esame esterno del corpo non sarebbero emerse ecchimosi né altri segni di violenza. A queste valutazioni bisognerà aggiungere i primi elementi che emergeranno dagli esami autoptici che riguardano le analisi tossicologiche effettuate sul corpo del bambino. Da accertare anche l'intensità della forza del colpo inferto. Partendo da questi presupposti, il percorso che si apre è orientato ad attestare se, al momento del ricovero al Fatebenefratelli, il bambino avesse riportato solo un lieve trauma cranico che si sarebbe aggravato nei 9 giorni successivi, determinando l'emorragia e il coma score diagnosticato martedì 25 al Rummo, oppure se si sono verificate altre circostanze. 

Ultimo aggiornamento: 7 Febbraio, 18:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA