Bracconieri crudeli in Campania:
gli animali usati come esche

Sabato 4 Maggio 2019 di Antonio N. Colangelo
Raccapricciante scoperta quella effettuata ieri dai Carabionieri Forestali all'interno del Parco Regionale del Taburno Camposauro. Durante il consueto giro di ricognizione dell'area naturale protetta dell'Appennino campano, i militari delle stazioni forestali di Airola e Montesarchio hanno rinvenuto una carcassa di vitello appesa a un albero e circondata da un nugolo di insetti ronzanti. A rendere ancor più macabro il ritrovamento è il fatto che alla zampa anteriore del giovane esemplare di bovino fossero stati legati gli organi interni di un altro animale, cosparsi da una sostanza di colore azzurro intenso e dall'elevato grado di tossicità, come dedotto dalla morte istantanea di tutti gli insetti che vi si posavano. Preso atto della situazione, il corpo di guardia forestale ha prontamente allertato i veterinari Asl del distretto di Montesarchio, recatisi sul posto per effettuare tutti i rilievi del caso e provvedere alla rimozione della carcassa e delle frattaglie, su cui sono in corso gli accertamenti finalizzati a determinare la morte dell'animale e la natura della sostanza velenosa. In attesa dei risultati delle analisi, svolte presso l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Portici e sul cui esito per il momento il personale medico non si sbilancia, tra gli operatori di polizia giudiziaria circola un'ipotesi inquietante: il vitello sarebbe stato appeso all'albero ancora in vita, allo scopo di enfatizzare l'effetto esca e conseguentemente attirare e uccidere predatori di media e grossa taglia che preferiscono cibarsi di animali vivi. Numerose, infatti, sono state le testimonianze di avvistamenti di lupi nella zona montana in questione. Mai, tuttavia, i cacciatori di frodo si erano spinti così oltre, ricorrendo a una pratica tanto insolita quanto brutale e raccapricciante sia nella preparazione che nell'esecuzione. L'orribile ritrovamento rappresenta un caso unico e senza precedenti presso il parco regionale, anche perché, come noto, solitamente i bracconieri fanno ricorso a trappole ed esche avvelenate nel tentativo di catturare le proprie prede. Le indagini, informa la Forestale, proseguiranno al fine di individuare gli autori del gesto, per i quali si profilano i reati di uccisione e maltrattamento di animali, tematica tra l'altro di estrema attualità, visti i recenti casi di violenza perpetrata ai danni di alcuni cani a Benevento e provincia, che avevano suscitato lo sdegno e la rabbia del movimento animalista sannita.

 
IL TRANELLO
Dal Taburno ad alture meno impervie, le ultime 24 ore sono state decisamente impegnative per la Forestale, chiamata ad un'ulteriore attività di antibracconaggio a tutela della fauna selvatica. Ieri, infatti, i carabinieri forestali della stazione di San Giorgio del Sannio hanno rinvenuto, sul fondo agricolo di una proprietà privata a San Nicola Manfredi, in contrada Pioppeto, una gabbia metallica utilizzata come trappola per catturare ungulati. Per adescare i malcapitati animali, nella gabbia era stata posizionata una carcassa di coniglio, munita di un dispositivo meccanico a scatto, pronto ad azionarsi in caso di sollecitazioni sull'esca da parte delle bestie cadute nel tranello. I forestali hanno rimosso la gabbia e a sequestrarla per violazione delle norme vigenti sull'esercizio dell'attività venatoria, poiché in questo periodo la caccia è vietata (battute chiuse il 31 gennaio) e per di più quella trappola rientrava nella lista dei mezzi vietati. Al momento i responsabili sono ignoti ma le indagini andranno avanti, al pari dei controlli atti a tutelare gli animali, in particolare le specie selvatiche oggetto di bracconaggio.
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