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Centrale Luminosa a Ponte Valentino,
i colossi del food sul piede di guerra

Domenica 18 Settembre 2022 di Paolo Bocchino
Centrale Luminosa a Ponte Valentino, i colossi del food sul piede di guerra

«Non accetteremo alcun tentativo di aggirare le regole per realizzare un impianto anacronistico». Cosimo Rummo non le manda a dire sul caso Luminosa. La installazione della centrale turbogas Luminosa scuote il mondo produttivo di Ponte Valentino, e in particolare il comparto dell'agroalimentare che ha nello storico pastificio uno dei suoi marchi più rappresentativi. Contattato per un parere in merito all'iter autorizzativo avanzato in corso presso il ministero della Transizione ecologica, l'imprenditore beneventano è nettissimo: «Stiamo seguendo con molta attenzione il percorso della richiesta avanzata dalla Luminosa energia, nuova veste societaria del soggetto proponente, e ci sono diversi aspetti che non ci convincono affatto. Innanzitutto, la procedura stessa che si sta seguendo, a dir poco lacunosa. Dalla lettura della documentazione pubblicata non si comprende se, e in che modo, sia stato notificato agli enti territoriali il nuovo progetto. Dalla piattaforma del Mite si apprende che l'istanza per la verifica di assoggettabilità a Valutazione di impatto ambientale si sarebbe conclusa in luglio. Ma, da quello che rivelano gli stessi attori istituzionali locali, tale consultazione non avrebbe coinvolto il Consorzio Asi e la stessa Provincia. Un aspetto rilevante - prosegue Rummo - riguarda proprio l'Asi. Luminosa sa bene che, a fronte della mancata realizzazione dell'impianto causata dalla revoca del lotto decisa anni fa dal Consorzio, la società ha ottenuto un ingente controvalore patrimoniale degli oneri di pratica, chiudendo transattivamente la partita. Mi chiedo: su quali suoli oggi pensa di realizzare l'impianto? Ma mi domando ulteriormente: come pensa l'azienda di rispettare la prescrizione numero 2 dell'autorizzazione ambientale ottenuta oltre dieci anni fa, laddove si condizionava l'avvio delle attività della centrale al contenimento delle emissioni inquinanti attraverso il raggiungimento di un accordo con le imprese operanti nell'area per la cessione dell'energia termica? Le imprese hanno messo nero su bianco il disinteresse, per cui non vedo come Luminosa possa entrare in esercizio senza violare la prescrizione».

Obiezioni argomentate che danno la misura dell'attenzione con la quale i marchi di pregio della filiera agroalimentare stanno seguendo l'ennesimo corto circuito tra produzione e ambiente a Ponte Valentino.

Lo stesso Rummo lo scorso anno guidò il fronte della protesta contro la realizzazione del biodigestore con termovalorizzatore Energreen. Con lui un altro colosso del food come Nestlè, pronto a ricostituire l'asse di protesta anche in quest'ultima vicenda. Sarebbe già pronto un documento congiunto che raccoglierebbe le firme di altri importanti operatori del comparto. Intanto, Cosimo Rummo anticipa: «Stiamo studiando il dossier e valutando i passi da muovere. Di sicuro, non accetteremo in silenzio eventuali tentativi elusivi delle norme e della corretta interlocuzione con il territorio. Un impianto da 400 megawatt che produce centinaia di tonnellate di emissioni inquinanti, non può essere realizzato sulla scorta di procedure frettolose o ragionamenti che mirano a innestare su vecchissime autorizzazioni il nuovo nulla osta, addirittura omettendo la Valutazione di impatto ambientale. La turbina di ultima generazione, da sola, non basta ad azzerare tutte le gravi perplessità provocate dal progetto di Luminosa. Resta pur sempre una centrale che brucerebbe gas, tanto gas, e questo proprio nella fase storica meno opportuna per evidenti ragioni. Mi attendo pertanto la massima attenzione di tutti su questa vicenda».

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Attenzione che non sta mancando da parte del gruppo consiliare del Pd alla Rocca. Due giorni fa il capogruppo Giuseppe Ruggiero ha notificato ai ministeri della Transizione ecologica e della Cultura una diffida «a non rilasciare pareri favorevoli alla Luminosa Energia, tenuto conto della necessità di rinnovare la Via risalente al 2008, del mancato espletamento della Valutazione di impatto sanitario, e della mancata ottemperanza alle prescrizioni ante operam formulate in sede di Autorizzazione». 

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