Vini doc del Sannio, mazzata Covid:
​«Perderemo 20 milioni di euro»

Lunedì 9 Novembre 2020 di Antonio Mastella

«Questa seconda fase, che ci vede di nuovo in trincea contro il Covid-19, con le conseguenze che si stanno delineando, potrebbe rivelarsi ancora più disastrosa della prima per il comparto vitivinicolo». La fosca previsione è di Libero Rillo, presidente del consorzio di tutela dei vini del Sannio. «Se le cose dovessero prendere la stessa piega di quello che abbiamo subito nel primo lockdown - puntualizza - la perdita per il nostro mondo produttivo non sarà inferiore ai 20 milioni di euro». Una batosta per l'eccellenza dell'agroalimentare sannita senza precedenti. «Se si continua così, secondo un calcolo prudentissimo aggiunge - i 25 milioni di bottiglie Dop e Igp mediamente messe sul mercato in un anno, in tempi normali resteranno un ricordo: diventeranno al massimo 18».

È un futuro dalle tinte fosche che trova d'accordo Domizio Pigna, presidente de «La Guardiense», la più grande cooperativa vitivinicola non solo del Sannio ma dell'intera Campania, che conta circa 1000 soci, 1500 ettari di superficie vitata e produce oltre 200mila quintali di uve. «Abbiamo paura e non poca, alla luce della precedente esperienza legata al blocco totale del Paese. Se dovessimo andare avanti nel modo che stiamo vivendo, per la fine dell'anno, sommando quello che non abbiamo introitato prima con quello che riteniamo di perdere da qui al 31 dicembre, non ho difficoltà a dire che saremo costretti a fare i conti con un budget segnato da un meno 40%. Il che, in soldoni, significa che registreremo una perdita secca tra i 4 e i 5 milioni di euro». In qualche misura, un'azienda così strutturata come la Guardiense, è riuscita a parare qualche colpo in virtù del rapporto con la grande distribuzione, attiva anche nel corso della prima «chiusura». Dove non c'è stato sostanzialmente riscontro è stato nel rapporto con il circuito della ristorazione. In questo caso, a farne le spese più vistose sono state le bottiglie segnate dal marchio Dop, Igp e Docg, malinconicamente ferme nelle cantine aziendali per mancanza di ordini.

Un colpo pesantissimo, che vede pendere sul capo anche Carmine Coletta, alla guida della «Cantina di Solopaca», cooperativa agricola tra le più antiche della Campania, con circa 600 soci, una produzione di 120mila ettolitri su 1300 ettari. «È più che probabile avverte - che questa seconda fase sarà ancora più dannosa per la nostra economia anche in ragione del Natale che si avvicina. In qualche misura abbiamo retto grazie alla grande distribuzione. Il calo, vistoso, lo abbiamo subito nella vendita al circuito della ristorazione, delle enoteche; se le cose non cambieranno, non sarà inferiore al 15-20 per cento rispetto ai tempi normali». Una perdita secca complessiva, quella profetizzata da Coletta, che si aggirerà intorno «al milione di euro».

Ma c'è la possibilità di trovare un riparo al danno? «La si può concretizzare sottolinea Pigna nel momento in cui il Governo stabilisce di ristorare il mondo della ristorazione. La misura dovrà essere accompagnata da una precisa disposizione secondo la quale chi riceve il contributo dovrà provvedere a pagare i fornitori. Non si contano i crediti che vantiamo nei confronti di quanti operano in questo settore». Ma c'è di più: «È nostra convinzione che si debba concedere di nuovo la distillazione di crisi ma con un prezzo decisamente più consistente di quanto non lo sia stato con la prima misura di questo tipo adottata». In sintonia Coletta: «Siamo abituati a rimboccarci le maniche. Noi siamo pronti a compiere la nostra parte; ci aspettiamo che le istituzioni ci siano accanto. La distillazione di crisi può essere un sostegno purché sia realizzata per i vini Doc, Docg e Igp».
 

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