Coronavirus a Benevento, svolta
tamponi e altra guarita al «Rummo»

Giovedì 26 Marzo 2020 di Luella De Ciampis
È arrivato l'analizzatore all'ospedale Rummo e i tecnici stanno già lavorando per testarlo e per cominciare a effettuare i tamponi nei prossimi giorni. Siamo alla vigilia del traguardo dell'autonomia perché l'azienda ospedaliera potrà cominciare a esaminare i tamponi, gradualmente, fino ad arrivare al range di 80 giornalieri. Così è previsto dalla normale prassi, tuttavia, considerato l'eccessivo numero di tamponi da analizzare, cosa che sta mandando al collasso gli altri centri regionali, la Regione potrebbe anche decidere di far partire l'azienda ospedaliera direttamente dagli 80 tamponi previsti. Nei giorni scorsi sono stati già acquistati i necessari kit di reagenti per effettuare le analisi, oltre che i tamponi per il fabbisogno aziendale.
IL BILANCIO
Intanto, ieri è sceso da 15 a 13 il numero dei pazienti ricoverati nella struttura in quanto martedì è morto il 56enne professore universitario, giunto da Ariano Irpino ma originario di Zungoli, in ospedale da un paio di settimane, mentre è stata dimessa la veterinaria di Savignano Irpino, considerata guarita. Quindi, i numeri del «Rummo» riferiscono di dieci degenti residenti nel Sannio e di tre residenti fuori provincia. Rimane fermo a 14, invece, il numero dei pazienti con Covid-19 nel report dell'Asl, ma comunque si attendono ancora i risultati dei 40 tamponi effettuati sul personale e sui pazienti di Villa Margherita, che dovrebbero arrivare nei prossimi giorni. Attualmente c'è un ritardo oggettivo nell'esame dei test, soprattutto per quanto riguarda il Sannio, determinato dall'enorme quantità di tamponi che arrivano presso i centri campani preposti all'esecuzione degli esami e alla loro analisi. Ritardo che sarà superato nei prossimi giorni con l'entrata in funzione dell'analizzatore, ma che in questo momento impedisce di avere una visione esatta del pazienti realmente positivi, in quanto, continuano ad aumentare gli accessi in ospedale per sospetti contagiati ma i casi restano in stand-by in assenza di riscontri. Supera infatti quota 80, il numero dei ricoverati al Rummo per sospetto Covid-19, per i quali non c'è la conferma del tampone. Solo negli ultimi giorni sono arrivati in ospedale, una coppia di coniugi di Paolisi, un infermiere del pronto soccorso del Sant'Alfonso Maria de' Liguori di Sant'Agata de' Goti con febbre e dispnea e tre anziani di Colle Sannita, sottoposti a tampone tra il 21 e il 24, come ha annunciato in diretta facebook il sindaco Michele Iapozzuto, un 61enne di una contrada di San Salvatore Telesino, ricoverato con difficoltà respiratorie, dopo dieci giorni di febbre e tosse, e un 58enne di Montesarchio, con una sintomatologia simile a quella degli altri pazienti.
I SINDACI
«I tamponi sono stati eseguiti il 21, il 23 e il 24 dice il sindaco di Colle Sannita Iapozzuto ma fino a questo momento non abbiamo conferme. Si tratta di tre anziani, che potrebbero essere stati contagiati da qualcuno che è entrato nelle loro case. È scattato l'isolamento cautelativo per le famiglie e per tutti quelli che hanno avuto contatti con loro». In attesa dell'esito dei tamponi anche il sindaco di Cusano Mutri Giuseppe Maria Maturo. «Fino a questo momento scrive in un post continuiamo ad avere un solo contagiato, ma siamo in attesa dell'esito del tampone effettuato su un altro nostro concittadino. Le persone in quarantena per contatto diretto con i casi accertati o sospetti, sono dodici, mentre, quelle in quarantena per inosservanza delle disposizioni imposte dalle misure restrittive e denunciate, sono sei. Ci stiamo attrezzando per l'acquisto di test rapidi, per cercare di individuare anche chi contrae la malattia in forma lieve, che, se non accertata, comunque diventa un'ennesima causa di contagio».
L'APPELLO
Dunque, la vicenda dei tamponi, nelle ultime ore, a parere di molti, sta diventando una priorità imprescindibile. «A mio avviso dice Giorgio Carlo Nista, psichiatra del servizio Spdc dell'Asl in questa fase sarebbe necessario effettuare i tamponi a tutti gli operatori delle strutture sanitarie e a tutti i pazienti che vengono ricoverati in ospedale, a prescindere dal motivo del ricovero, per evitare che si creino situazioni come quelle che si sono verificate negli ultimi quindici giorni. Il rapporto è di uno a quattro, nel senso che per ogni paziente con coronavirus sintomatico ce ne sono quattro asintomatici. I medici e gli infermieri non sono eroi da mandare a combattere in prima linea senza le armi e le protezioni necessarie anche perché la tutela della salute del personale sanitario rappresenta una garanzia per i pazienti, che potrebbero essere contagiati da operatori infetti, inconsapevoli di esserlo».
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