Covid-19, la lenta ritirata nel Sannio:
più guariti che nuovi casi positivi

Domenica 17 Maggio 2020 di Luella De Ciampis
Sono ancora 12 i pazienti con sospetto Covid ricoverati al Rummo: 9 residenti nel Sannio, 3 in altre province. Un trend in lieve discesa, se comparato allo stesso periodo di di aprile, quando c'erano 15 sospetti e solo 2 di altre province. Un dato che, tuttavia, non desta particolare preoccupazione perché si tratta di persone in attesa di essere sottoposte ai tamponi di controllo che, spesso, danno esito negativo. Infatti, i controlli scattano in via precauzionale anche su pazienti che presentano una sintomatologia influenzale o di altro genere sovrapponibile al coronavirus che, dopo l'esito negativo dei tamponi vengono depennati dalla black list. Rimane invariato il numero dei positivi in degenza in ospedale, fermo a 7, di cui 6 residenti nel Sannio, mentre l'analisi quotidiana dei 100 tamponi non ha evidenziato alcuna positività. Scende dai 47 di venerdì a 41 il numero dei positivi censiti dall'Asl e passa da 130 a 140 quello dei guariti nel Sannio, cui si aggiungono quelli residenti nelle altre province, transitati nelle strutture ospedaliere di Benevento. Da qualche settimana è ormai fermo a 22 il numero dei decessi: 15 relativi a residenti nel Sannio e sette a persone provenienti da altre province.

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L'ATTESA
Il trend conferma la teoria secondo cui il virus si sarebbe notevolmente indebolito in questa fase, determinando una riduzione considerevole dei contagi, una minore imponenza della sintomatologia per chi ha contratto la malattia nell'ultimo periodo e una conseguente diminuzione dei decessi. Il polso della situazione lo avremo però nei prossimi giorni, quando saranno comunicati i risultati dello screening di massa effettuato dall'Istituto zooprofilattico del Mezzogiorno, perché conosceremo i dati dei positivi, dei negativi e degli asintomatici, relativi al 10% della popolazione sannita. Sono dati decisamente positivi, se si pensa che nel report dell'azienda sanitaria sono contemplati anche i due nuovi contagiati di Pietrelcina, che salgono a 4. Si tratterebbe di un altro membro della famiglia della comunità rom, presente in paese e di una persona asintomatica non collegata direttamente al nucleo familiare, ma sicuramente al focolaio, in quanto aveva frequentato la zona in precedenza. I contagiati sono tutti in quarantena domiciliare perché stanno bene e non hanno necessità di essere ospedalizzati. Oltre 70 i tamponi eseguiti a Pietrelcina, cui si aggiungono una quarantina di test fatti autonomamente dalla popolazione in via precauzionale. I fari sulla vicenda si sono accesi in seguito alla partecipazione del gruppo rom di Pietrelcina al funerale di un membro della comunità di Campobasso. Qualche settimana dopo la cerimonia, avvenuta il 30 aprile, nel capoluogo molisano si è sviluppato un focolaio di Covid che ha coinvolto oltre 70 persone appartenenti alla comunità rom. Da quel momento, l'attenzione sul gruppo che risiede nel comune sannita e sui suoi contatti esterni è altissima, sia da parte dell'amministrazione che assicura vigilanza e massimo impegno per garantire la sicurezza della comunità, che da parte dell'Asl che ha predisposto l'esecuzione di altri tamponi per la prossima settimana. Lo scopo è quello di effettuare un'operazione a tappeto mirata al controllo capillare della popolazione per scongiurare il rischio di un nuovo cluster nel Sannio. Eventualità che avrebbe il sapore del ritorno al passato, al periodo dei focolai di Villa Margherita e di Paolisi che hanno inciso in modo considerevole sul bilancio dei contagi nella provincia e sul numero dei morti, da imputare solo alla struttura di contrada Piano Cappelle.

LA SVOLTA
Ieri, la clinica Gepos si è svuotata totalmente dei pazienti affetti da Covid-19 che il 6 aprile aveva preso in carico per seguirli nella fase di convalescenza, dopo la lunga degenza in ospedale. Si è concluso un altro ciclo dell'emergenza Covid, con la guarigione e la dimissione degli ospiti della casa di cura. «È stato possibile - dichiara il management fare tutto questo, grazie al durissimo e rigoroso impegno che abbiamo profuso in questi mesi, ma lo dobbiamo anche alla abnegazione dei nostri dipendenti che hanno scelto di continuare a svolgere, con professionalità e umanità, il proprio lavoro anche nel momento della paura. Ieri mattina, nel salutare tutti, un paziente ha affermato: Avete preso in carico non solo la malattia ma la persona, la mia persona e ci siamo ritrovati in un giorno felice». © RIPRODUZIONE RISERVATA