De Luca contro il segretario Nato:
«Semianalfabeta al vertice»

Martedì 10 Maggio 2022 di Francesco G. Esposito
De Luca contro il segretario Nato: «Semianalfabeta al vertice»

«Se Putin è colpevole per aver dato il via a una guerra preventiva, è altrettanto vero che non ci sono innocenti per il conflitto in Ucraina». È un fiume in piena il governatore Vincenzo De Luca. Parla della guerra per oltre mezz'ora e non risparmia stoccate a nessuno: dal governo a Biden, passando anche per il segretario della Nato, Jens Stoltenberg, definito «semianalfabeta di ritorno». L'occasione è l'assemblea di Confindustria a Benevento in cui viene presentato il progetto «Situs» (Sannio innovativo, turistico e sostenibile) dove l'economia e il Pnrr - nell'intervento di De Luca - fanno da trampolino per un vero e proprio show sul conflitto. «Putin è entrato in guerra seguendo il cattivo esempio di Bush che, sulla base di una grande mistificazione, avviò la seconda invasione dell'Iraq. Putin è stato colpevole anche perché non ha immaginato che l'Ucraina avesse un'identità nazionale che ha dimostrato. Ma non ci sono innocenti in questo conflitto», sottolinea il governatore che parla di rischio di «dichiarazioni inspiegabili da parte dei Paesi della Nato». Arringando la platea degli industriali sanniti nel giorno in cui la Russia festeggia a Mosca nella piazza Rossa «il Giorno della vittoria» che coincide con la resa della Germania nazista, De Luca sottolinea come ci siano «grandi incognite davanti a noi. Fino a 10 mesi fa il dibattito sulla politica estera era incentrato su tutt'altro. Si parlava di Afghanistan, la Russia era l'unica ambasciata aperta a Kabul e tutti ce ne servivamo. Come è stato possibile che, all'improvviso, ci siamo ritrovati in questa assurda guerra? È cambiata una sola cosa: paventare l'ingresso dell'Ucraina nella Nato. Era inimmaginabile che la Russia potesse accettare il posizionamento degli eserciti atlantici sul proprio confine. Non esiste più da decenni quella fascia di neutralità garantita dai paesi dell'ex Patto di Varsavia. Oggi, di fronte alla richiesta dell'Ucraina, l'Occidente ha risposto in maniera irresponsabile: braccia aperte. Anzi, se nella Nato facciamo entrare anche la Finlandia e la Svezia, neutrale da 200 anni, tanto di guadagnato. Abbiamo creato le condizioni per dare un pretesto a Putin nel dare il via a una guerra che sta già avendo esiti drammatici, innanzitutto per le popolazioni colpite, e poi per il mondo intero, per le nostre economie». 

Per De Luca non si tratta di giustificare Putin, «ma di capire come si è arrivati fin qui. Io sono fra quelli che non hanno capito qual è l'obiettivo di questa guerra dal punto di vista degli occidentali. Lo ha detto l'America: farla durare più possibile per mettere in ginocchio la Russia e determinare un cambio di potere. Io credo, invece, che se dovesse andare via Putin, arriverebbe qualcuno peggiore. Con le 30 etnie che ci sono in Russia, avremmo un processo di disgregazione generale, una balcanizzazione».

Poi, il passaggio sulle trattative di pace. «Se si volesse davvero bloccare la guerra - spiega il governatore - non sarebbe difficile, ma si dovrebbero fare due cose: la prima è che la Russia interrompa le proprie azioni militari; l'altra che la Nato smetta di inviare armi all'Ucraina».

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De Luca «dispensa» consigli anche al premier Draghi. «Mi auguro che nel suo colloquio con Biden acquisisca almeno un principio: se dobbiamo essere tutti uniti nella tutela dell'Ucraina, lo dobbiamo essere anche nel riparto delle penalizzazioni. Mentre l'Italia dipende per 30 miliardi di metri cubi di gas dalla Russia, altri Paesi no. Allora, sarebbe bene dividerci anche le forniture di gas. Sarebbe assurdo pensare davvero di proseguire il conflitto, infischiandosene dei rischi energetici. Germania e Italia rischiano di restare in ginocchio». Adesso è il momento che «l'Europa abbia uno scatto di dignità. Se il conflitto prosegue, rischiamo di perdere 500mila posti di lavoro».

Tornando agli Stati Uniti, De Luca pensa al passato e si rammarica che «non ci siano più Kissinger, neanche Brzezinski, quei grandi diplomatici che avevano innanzitutto senso della storia, non questi primitivi, tangheri che parlano senza misurare il peso delle parole. E rimpiango Aldo Moro, Andreotti, i nostri grandi uomini di Stato che, prima di aprire bocca, conoscevano la storia dei Paesi, dell'Europa, e non erano semianalfabeti di ritorno come il segretario della Nato». 

Ultimo aggiornamento: 15:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA