Depuratori e fiumi inquinati,
maxi sequestro alla Gesesa

Martedì 30 Novembre 2021
Depuratori e fiumi inquinati, maxi sequestro alla Gesesa

Un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente di denaro, di beni mobili e immobili per un ammontare di 78.210.529 euro nella disponibilità della Gesesa, società che gestisce il servizio idrico e di depurazione in città e in alcuni centri della provincia, è stato chiesto dalla Procura diretta da Aldo Policastro e dal sostituto procuratore Assunta Tillo e adottato dal Gip Loredana Camerlengo. A dare attuazione al provvedimento i carabinieri del Gruppo per la tutela ambientale e la transizione ecologica di Napoli, in collaborazione con il Nucleo polizia economica e finanziaria del comando provinciale della Guardia di finanza di Benevento.

Il sequestro è stato disposto per illeciti amministrativi in relazione ai reati ambientali commessi nel Sannio negli anni 2017, 2018 e 2019. Alla Gesesa si contesta di non avere adottato modelli di gestione idonei a prevenire i reati già contestati, commessi, secondo l'accusa, per conto, nell'interesse e a vantaggio della società dai suoi amministratori e da dipendenti che rivestivano, all'epoca dei fatti, funzioni di direzione o vigilanza all'interno dell'ente.

Le pregresse indagini della Procura avevano consentito di acquisire gravi indizi in ordine a una presenza diffusa di scarichi diretti dalle fogne dei comuni di Benevento e della provincia nei fiumi Calore e Sabato dovuta, in alcuni casi, all'assenza di depuratori, con immissione di reflui inquinanti direttamente nei corsi d'acqua, in altri al non corretto funzionamento dei depuratori esistenti. Per la Procura «si è ritenuto che venivano tutelati soltanto gli interessi privatistici di carattere economico dell'azienda a discapito del bene comune rappresentato dalla necessità di evitare che reflui inquinati o comunque non conformi a legge finissero nei corsi idrici». Gli inquirenti si sono convinti che la scelta della Gesesa di trascurare gli impianti di depurazione gestiti fosse frutto di una politica aziendale volta a ridurre i costi di gestione. Nel prosieguo dell'attività investigativa è stato ritenuto dagli inquirenti che a tali illecite condotte, poste in essere dagli amministratori e dai dipendenti della Gesesa, sia conseguita una responsabilità penale-amministrativa della stessa società. A tale riguardo il Gip del Tribunale di Benevento afferma che «appare pacifico che la società nel suo complesso sia stata adoperata e funzionalmente destinata asservita alla consumazione continuativa e sistematica degli illeciti realizzati dai soggetti che per essa agivano, così da comporre un'organizzazione imprenditoriale unitaria, come desunto dall'organigramma societario ed evidenziato chiaramente dal tenore delle intercettazioni e dalle dichiarazioni delle persone informate dei fatti».

Le condotte illecite indicate hanno consentito alla Gesesa, sostiene la Procura e il Gip concorda, «di conseguire un accrescimento illegittimo della propria posizione patrimoniale; la mancata realizzazione degli interventi di adeguamento necessari (manutenzione straordinaria e ordinaria) gli ha permesso di conseguire un risparmio di spesa quantificabile nel costo dei mancati investimenti e della mancata corretta gestione del processo di depurazione nonché di smaltimento dei rifiuti. Costi questi già compresi nella tariffa, riconosciuta dai Comuni alla Gesesa».

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L'ammontare del sequestro corrisponde all'ingiusto profitto conseguito da Gesesa per la cattiva gestione delle condotte e per la mancata o inadeguata depurazione delle acque reflue provenienti dai depuratori comunali oggetto di sequestro. Nella fase preliminare di esecuzione del provvedimento di sequestro sono stati già individuati disponibilità bancarie e/o finanziarie in capo alla società e sono altresì in corso operazioni di ricerca finalizzate all'individuazione di disponibilità di altri beni che saranno sottoposti a sequestro, sino alla concorrenza dell'ingiusto profitto. Il primo blitz ci fu nel maggio 2020. La chiusura delle indagini lo scorso 16 luglio. Ora si è in attesa delle richieste finali della Procura. Gli indagati sono 24. Nell'elenco figurano Giorgia Dora Amato, 33 anni, di Benevento; Domenico Bernando, 53 anni, di Sant'Agata dei Goti; Rosanna Cocozza, 44 anni, di Benevento; Vittorio Cuciniello, 47 anni, di Torre del Greco; Gelsomino De Angelis, 59 anni, di Ponte; Francesco De Laurentiis, 61 anni, di Benevento; Antonio Di Rubbo, 62 anni, di Benevento; Vincenzo Maria Falcione, 46 anni, della provincia di Isernia; Piero Ferrari, 56 anni, di Roma; Carlo Alberto Iannace, 55 anni, di San Leucio del Sannio; Mario Lepore, 37 anni, di Benevento; Gianluca Luciani, 50 anni, di Pietrelcina; Claudio Maraschiello, 41 anni, di Benevento; Antonio Mazza, 43 anni, di Benevento; Michele Mazzarelli, 61 anni, di Faicchio; Giuseppe Melillo, 67 anni, di Vitulano; Massimo Messere, 46 anni, di Paduli; Antonio Pisanti, 44 anni, di Maddaloni (Caserta); Anna Pontillo, 32 anni, di Calitri (Avellino); Piero Porcaro, 58 anni, di Ceppaloni; Giovanni Rossi, 48 anni, di Venafro (Isernia); Giovanni Ruggieri, 51 anni, di Castelvenere; Raffale Scarinzi, 58 anni, sindaco di Vitulano; Giovanni Tretola, 46 anni, di Sant'Angelo a Cupolo. Nel maggio 2020 gli indagati erano 33 e furono sequestrati 12 depuratori, tutti gestiti da Gesesa: tre a Benevento (Ponte della Tavole, Capodimonte, Pontecorvo), due a Telese Terme (San Biase e Scafa), uno ciascuno a Frasso Telesino, Melizzano, Forchia, Castelpoto, Ponte, Sant'Agata de' Goti e Morcone. Circa i depuratori il sequestro è tuttora in vigore. L'attuale dirigenza di Gesesa d'intesa con l'amministratore giudiziario ha stabilito un cronoprogramma per rendere questi impianti pienamente funzionanti.

Ultimo aggiornamento: 21:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA