Fallimenti e concordati a Benevento,
interdetti 9 commercialisti e imprenditori

Mercoledì 8 Dicembre 2021
Fallimenti e concordati a Benevento, interdetti 9 commercialisti e imprenditori

Per irregolarità rispetto alla legge fallimentare, in particolare i concordati, ad aprile erano scattate sei misure d'interdizione dall'esercizio della professione di commercialista per un anno. Ora i provvedimenti hanno raggiunto altre nove persone tra commercialisti e imprenditori, pertanto i destinatari dei provvedimenti sono saliti a quindici.

La decisione è stata adottata dal Tribunale del Riesame di Napoli che ha modificato alcune imputazioni per i primi sei indagati ed esteso il provvedimento di interdizione ad altri commercialisti e imprenditori, accogliendo così un ricorso della Procura di Benevento in particolare del sostituto Assunta Tillo. Il provvedimento di aprile aveva riguardato Mario Porcaro, Andrea Porcaro, Laura Paglia, che fanno parte dello stesso studio, Vincenzo Catalano e Luca Pulcino, quest'ultimo ex commercialista, e l'avvocato Fabrizia De Nigris, indicata come collaboratrice dello studio Porcaro. Ora il Riesame ha modificato per alcuni le imputazioni, in particolare per Mario Porcaro, Andrea Porcaro e Vincenzo Catalano, e a loro ha aggiunto la misura interdittiva per dodici mesi dalla professione per sei commercialisti, Fabio Cassero, Claudio Zollo, Alfredo Dell'Aquila, Cosimo Matarazzo, Raffale Nardone e Francesco Porcaro, e interdizione per dodici mesi dall'attività imprenditoriale per Fabio Mataluni, Vincenzo Mataluni e Biagio Mataluni di Montesarchio. Questi nove provvedimenti del Riesame, però, non entreranno in vigore, fino a quando non si pronunzierà la Cassazione.

L'inchiesta che ha portato a questi provvedimenti ipotizza vari reati previsti dalla legge fallimentare: bancarotta fraudolenta, bancarotta concordataria e falso in attestazioni e relazioni. Le indagini sono state coordinate dal procuratore Aldo Policastro e dal sostituto procuratore Assunta Tillo. Le prima misure di interdizione sono state emesse dal gip Vincenzo Landolfi. Il magistrato aveva negato analoghi provvedimenti per altri professionisti che ora il Riesame ha però concesso. Le indagini avevano preso il via dall'istanza di un pm dopo aver dichiarato inammissibile il ricorso alla procedura di concordato preventivo presentato da una società. Il magistrato aveva ipotizzato possibili abusi delle procedure concordatarie e di ristrutturazione di debiti a cui erano ricorsi alcuni imprenditori del territorio che, unitamente ai professionisti indagati, disponendo unilateralmente dei tempi del procedimento, paralizzavano le possibili iniziative di recupero, così frodando i creditori e utilizzando strumenti processuali per perseguire finalità eccedenti o deviate rispetto a quelle per le quali l'ordinamento li ha predisposti.

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Le indagini, svolte attraverso acquisizioni documentali nonché numerose intercettazioni telefoniche ed escussioni di persone informate sui fatti, hanno consentito di acquisire indizi in ordine a condotte contestate ai professionisti indagati. Inoltre la Guardia di Finanza ha rilevato che singole società depauperavano il patrimonio in pregiudizio per i creditori, attraverso operazioni prive di giustificazione economica (affitto di ramo d'azienda, rinuncia irrevocabile a crediti) con abuso di strumenti concordatari e di ristrutturazione adottati delle società in crisi con finalità esclusivamente dilatoria, in modo da paralizzare le iniziative di recupero dei creditori e, al contempo, depauperare l'impresa in crisi. Gli indagati sostengono la liceità delle loro condotte e che non vi sono state violazioni, ma solo il rispetto di normative che consentivano determinati atti in tema di concordati. Gli indagati sono difesi dagli avvocati Giuseppe Iannaccone, Angelo Leone, Vincenzo Regardi, Roberto Pulcino, Italo Palumbo, Luigi Signoriello, Guido Principe, Carlo Iannace, Ricardo Lugaro e Sergio Schliter.

Ultimo aggiornamento: 19:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA