Studenti intossicati al cinema,
chiesta condanna per il gestore

Mercoledì 12 Febbraio 2020 di Enrico Marra

Una condanna a tre mesi è la pena chiesta dal pubblico ministero nei confronti del rappresentante legale della società «Fafa» che gestiva il cinema San Marco nel 2016, quando per un guasto all'impianto di riscaldamento rimasero intossicati dal monossido di carbonio numerosi alunni di alcune scuole sannite. L'imputata è Gina Pompea Faraonio, 50 anni, beneventana che risponde del reato di lesioni colpose ed immissione di fumi dannosi, perché, secondo l'accusa, per negligenza e imperizia non aveva provveduto alla manutenzione ordinaria della caldaia e della canna fumaria che a causa anche della sua errata installazione, per il mal funzionamento, provocava emissioni di monossido di carbonio tali da cagionare un'intossicazione ad alcune scolaresche che assistevano ad una conferenza organizzata dal secondo «Festival filosofico del Sannio». In sala gli alunni dei licei «Giannone», «Rummo» e «Guacci» di Benevento e di Sant'Agata dei Goti. Sull'accaduto sono state effettuate anche perizie a firma dell'ex comandante dei vigili del fuoco Michele Di Tullio e del perito nominato dalla Procura, Giovanni Scrima.

Accusa che Faraonio ha respinto. La donna, infatti, ha esibito un certificato antincendio rilasciato nel 2012 con valenza quinquennale e due ricevute di una ditta specializzata nella manutenzione avvenuta qualche giorno prima della utilizzazione del cinema come sala per conferenza. «Mi dispiace per l'accaduto - ha aggiunto - in 50 anni non mi sono mai trovata in una simile situazione». Ma nonostante questa dichiarazione per il pubblico ministero Antonella Santaniello «non si è trattato di un caso ma vi è stata negligenza da parte dell'imputata».

Il pm ha ricordato che gli accertamenti tecnici dei vigili del fuoco e del perito avevano constatato come la concentrazione di monossido nella sala con una capienza di 800 persone fosse superiore alla soglia di sicurezza e che la canna fumaria era ostruita dalla fuliggine. Una tesi respinta dalla difesa dell'imputata ma condivisa dai legali di parte civile. L'avvocato Angelo Leone, uno dei difensori di Faraonio, ha sostenuto la tesi che si è trattato di un evento «imprevedibile e non eliminabile» avendo il gestore fatto tutto ciò che era previsto dalla normativa. Il legale di parte civile, l'avvocato Vincenzo Regardi, invece ha sostenuto che poteva accadere qualcosa di molto più grave e che vi sono delle responsabilità del gestore. I legali delle altre 68 parti civili in rappresentanza dei genitori degli alunni rimasti coinvolti, molti dei quali furono costretti a far ricorso alle cure dei sanitari degli ospedali di Benevento e di Sant'Agata dei Goti, hanno preferito richiedere la condanna dell'imputata presentando le conclusioni scritte. Da qui la decisione del magistrato monocratico Francesca Telaro di fissare la prossima udienza per il 25 febbraio quando parlerà un altro legale in difesa di Faraonio, Dario Vannetiello e poi vi sarà la sentenza.

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