Monte Erbano in fiamme,
giallo e rischio dissesto

Mercoledì 16 Settembre 2020 di Enrico Marra

Rogo da domare e indagini per individuare i responsabili. Due le linee operative per il monte Erbano, che continua a bruciare dall'inizio della scorsa settimana. Anche ieri Canadair e un elicottero, squadre della Comunità Montana del Titerno e dell'Alto Tammaro e vigili del fuoco sono stati impegnati per l'intera giornata. Si era sperato nella pioggia ma invano. All'opera anche i carabinieri forestali, presenti con i loro reparti specializzati nelle investigazioni. «Il momento dell'emergenza con le fiamme da domare è preminente dice il colonnello Gennaro Curto, comandante provinciale dei carabinieri forestali - ma non stiamo trascurando di ricostruire le modalità dell'incendio e soprattutto di cercare d'individuare chi ha provocato questo disastro. Una indagine non facile perché mancano ancora gli indizi per risalire a un preciso movente perché non c'è una speculazione edilizia in agguato, né tantomeno ci sono superfici per adibire a pascoli. Di certo si tratta di azioni dolose e con gravi conseguenze».

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I COMUNI
E infatti la richiesta di stato di calamità da parte dei sindaci di San Lorenzello, Antimo Lavorgna, e di Faicchio, Nino Lombardi, confermano la gravità di ciò che è accaduto, soprattutto per l'assetto idrogeologico che in assenza della vegetazione, distrutta dalle fiamme, mette a rischio le abitazioni che potrebbero essere travolte da movimenti franosi nella stagione delle piogge. Un «settembre caldo» per i roghi in questo fine estate, mentre nei mesi precedenti si era registrato un numero di incendi contenuti, inferiori a quelli delle precedenti stagioni. «Un elemento, quello del periodo senza dubbio nuovo. Il boom di incendi in passato si registrava a luglio e ad agosto e non a settembre» dice Giuseppe Travia, dirigente della Protezione civile presso Genio civile, impegnato in queste ore nel coordinamento delle squadre messe a disposizione da Provincia e dalle comunità montane.

L'ESCALATION
Ma in queste ore c'è un susseguirsi di incendi meno consistenti ma non per questo meno dannosi su tutto il territorio provinciale e anche in città. Si è iniziato con il rogo alla Gran Potenza nei pressi del centro commerciale e si è proseguito con focolai nelle varie contrade, come quello imponente a Cellarulo con danni anche a una pineta al margine del fiume Calore, e poi l'ultimo (lunedì sera), che si è sviluppato per oltre quattro ore, alla Rotonda dei Pentri che ha richiesto l'impegno di più squadre dei vigili del fuoco e il blocco anche di alcune vie di accesso alla zona per favorire l'afflusso dei mezzi di soccorso. Le indagini dei carabinieri forestali sono in corso in particolare per i roghi alla Gran Potenza e alla contrada Cellarulo. Anche se non sono stati trovati degli inneschi, in pratica rudimentali apparecchiature che consentono a chi li adopera di farli entrare in azione solo dopo un certo tempo, in modo che l'attentatore ha tutto il tempo di allontanarsi senza rischiare di rimanere avvolto dalle fiamme. I due maxi incendi sono senza dubbio dolosi ed i carabinieri della forestale hanno relazionato alla Procura che coordina le indagini.

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