Stir chiuso, 530 milioni per riaprire
la discarica di Sant'Arcangelo

Venerdì 15 Febbraio 2019 di Paolo Bontempo
Approvata all'unanimità dal consiglio provinciale, l'ultimo della legislatura con tutti i consiglieri presenti, la richiesta di Samte di 530 mila euro per ripristinare la discarica di Sant'Arcangelo Trimonte, anche in assenza di bilancio di previsione. Davanti alla Rocca dei Rettori anche un sit-in dei lavoratori della Samte. Di Maria ha ribadito la necessità di una rivisitazione del ciclo dei rifiuti, e ha letto la relazione sulle problematiche dello Stir e della Samte nonché sulla necessità di riattivare in parte la discarica di Sant'Arcangelo.
 
«Per la discarica - ha spiegato Di Maria - vogliamo mettere in sicurezza l'impianto e bonificarlo, secondo le prescrizioni dell'Arpac, e poi eventualmente portarvi l'umido stabilizzato non inquinante: materiale tritovagliato già lavorato presso lo Stir. Non è mia intenzione una riapertura a 360 gradi». Oltre 4 milioni di euro sarebbero necessari per riattivare il ciclo. La Samte ha elevate perdite di gestione e impianti non adeguati o distrutti come lo Stir. «Lo Stir ha aggiunto Di Maria - non è competitivo in quanto non lavora le 80-70 mila tonnellate di rifiuti per i quali è progettato e va in diseconomia. Poi vi è il problema delle spese per le discariche post mortem, per il 90% sature di rifiuti di altre province. La Regione deve intervenire».

«Dobbiamo mettere in sicurezza la discarica ha detto Carmine Montella - e poi dobbiamo pensare a provincializzare il ciclo dei rifiuti coinvolgendo i territori». «Lo Stir oggi ha spiegato Giuseppe Ruggiero - non produce nulla e dobbiamo ancora recuperare i crediti di Samte. Suggerisco di utilizzare le economie sui mutui per bonificare Sant'Arcangelo e per la staticità dello Stir». Dal canto suo, l'amministratore di Samte, Domenico De Gregorio, ha chiarito che l'ispezione del Mef ha riguardato gli anni dal 2013 al 2017 e i rilievi si riferiscono a quel periodo. «La Samte continua a sopportare - ha spiegato - notevoli costi di gestione anche se lo Stir è bloccato». «Nessuno ha precisato ha dichiarato Antonio Pio Morcone, advisor di Samte - che siamo riusciti a mantenere in vita la società. Tutti siamo correi di quello che è successo: se cisono debiti è perché la maggioranza dei sindaci non ha versato il dovuto. Molti hanno impugnato la tariffa nonostante una sentenza del Consiglio di Stato».

«Siamo contrari alla riapertura - ha dichiarato Domenico Vessichelli, sindaco di Paduli - e non abbiamo ricevuto alcun ristoro ambientale». Poi Nicola Boccalone con una nota ha spiegato che non esistono interessi confliggenti tra Irpiniambiente e la carica di consulente della Provincia. Consegnato l'elenco dei Comuni morosi: 68 enti per 4,5 milioni per mancati adeguamenti tariffari anni precedenti, di cui Benevento per 1,8 milioni, 14 Comuni morosi per la tariffa 2017 per quasi 290 mila, di cui Benevento per oltre 122 mila e, infine, 24 Comuni morosi per la tariffa 2018 per 540mila euro di cui Montesarchio per oltre 122 mila. Poi vi sono contenziosi e accordi con 28 Comuni.
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