Maxi-rogo, rientra l'allarme diossina:
si ritorna in classe ad Airola

Martedì 19 Ottobre 2021 di Jusy Iuliano
Maxi-rogo, rientra l'allarme diossina: si ritorna in classe ad Airola

Si torna in classe stamattina, ad Airola. Per il sindaco, Vincenzo Falzarano, le rassicurazioni dall'Arpac rispetto al rientro nella norma dei valori monitorati, sono state determinanti per consentire il rientro tra i banchi di scuola. Stando alle verifiche dell'Agenzia, le notizie sembrano incoraggianti. L'ultimo report riferisce di «un campionamento effettuato dalle 12 del 15 ottobre alle 10 del 16 ottobre i cui risultati evidenziano un valore di concentrazione di diossine e furani in aria di 0,0154 pg/Nm3, valore che rappresenta il limite di rilevabilità della metodica analitica utilizzata (pari a 0,15pg/Nm3 I-TEQ) ». Un dato decisamente inferiore rispetto agli esiti precedenti. La zona oggetto di campionamento è stata l' area prospiciente lo stabilimento Tta-Adler. Pertanto, l'Arpac informa che ieri, «verificato il drastico abbassamento del valore di concentrazione di diossine nell'area oggetto di campionamento» si è proceduto a spostare il campionatore ad alto flusso in un'area del centro abitato di Airola dove si riscontravano fumi dal forte odore acre». Quanto ai composti organici volatili, gli esiti riscontrati sono stati confrontati «con i valori di qualità dell'aria di cui al decreto legislativo 155/2010 e i valori relativi all'esposizione professionale a tali composti. Dal confronto- scrive l'Arpac - si evince che tutti i parametri monitorati sono al di sotto dei limiti, ad eccezione del parametro benzene in due campioni».

La campagna di monitoraggio è tuttora in corso e i relativi risultati saranno comunicati non appena disponibili. Il laboratorio mobile installato nei pressi del sito dell'incendio per valutare il quadro della qualità dell'aria, «ha evidenziato l'assenza di superamenti dei limiti di legge limitatamente ai parametri monitorati, ovvero le concentrazioni orarie dell'ozono, del monossido di carbonio e degli ossidi di azoto, nonché di benzene, toluene e xilene, cui si aggiungono i valori medi giornalieri del particolato Pm10 e Pm2.5».
Intanto ieri i tecnici dell'Arpac hanno avviato i prelievi di campioni di suoli superficiali (top soil) nella zona alta della città e nell'area circostante l'incendio. Continuano anche i prelievi sulle acque superficiali nelle zone intorno al rogo, per valutare eventuali effetti negativi dovuti alla ricaduta dei prodotti della combustione. L'Arpac informa che si è già provveduto «al campionamento delle acque in uscita dall'impianto di depurazione comunale che serve anche lo scarico della Sapa».

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Dall'ambiente alle indagini: la procura ha nominato due periti, Rosario Rosa e Antonio Ciarleglio. Per la Sapa, è stato nominato Antonio Licciardi. L'azienda è assistita dall'avvocato Vincenzo Megna. Claudio Sgambato difenderà, invece, la Autotrasporti De Lucia che ha nominato anche un perito, Gennaro Paolillo. Sul fronte iniziative, si mobilita anche la Confederazione italiana agricoltori. Il presidente regionale, Alessandro Mastrocinque chiede lo stato di emergenza «per il fermo delle aziende agricole interessate dalla nube tossica». Si rivolge all'assessore regionale all'Agricoltura, Nicola Caputo: «La vasta portata dell'evento e le conseguenze ambientali hanno reso necessario l'abbandono delle abitazioni limitrofe e il congelamento delle attività condotte dalle aziende agricole che hanno dovuto rinunciare alla raccolta dei prodotti». Il presidente della Cia fa riferimento al report Arpac del 16 ottobre in cui è stata rilevata una concentrazione di diossine superiore al limite consentito; all'iter di campionamento dei terreni per la verifica del deposito di inquinanti previsto in circa 4 settimane e alla necessità da parte dell'Asl del campionamento dei prodotti agricoli. Inoltre «è in corso il controllo dei possibili impatti ambientali delle acque di spegnimento utilizzate per estinguere l'incendio, con campionamenti delle acque che giungono all'impianto di depurazione comunale dalla rete delle acque reflue dell'area industriale». Da qui la richiesta dello stato di emergenza.
 

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