Migranti nell'ex carcere di Morcone,
barricate del Comune «Stop lavori»

Venerdì 21 Dicembre 2018 di Luella De Ciampis
MORCONE - L'amministrazione Ciarlo, nella seduta di consiglio di ieri, ha espresso il no al progetto di creare un centro di prima accoglienza nell'ex carcere di contrada Piana a Morcone e ha stabilito di chiedere formalmente al ministero dell'Interno e alla Prefettura, di modificare la destinazione della struttura e di sospendere i lavori. È quanto è stato deciso, nel corso del consiglio comunale, a cui ha partecipato una grossa fetta di cittadinanza, in attesa di risposte esaustive sulla vicenda, che ha avuto inizio con le richieste del Ministero dell'Interno che, a luglio 2016 aveva rappresentato l'estrema urgenza di realizzare il centro, per fronteggiare l'eccezionale pressione migratoria.

L'attuale amministrazione comunale, subentrata dopo le elezioni di giugno 2018 alla precedente, benché in ragione della continuità amministrativa, sia obbligata a compiere tutte le azioni necessarie e conseguenti alla sottoscrizione del protocollo d'intesa con la prefettura di Benevento, avvenuta a dicembre 2016, si è dichiarata comunque libera di dissentire in modo netto e radicale, sia dai motivi che hanno spinto i suoi predecessori ad accogliere in modo acritico la richiesta del Ministero, sia dall'impostazione del protocollo d'intesa, che dall'impostazione del progetto stesso, concepito mantenendo le caratteristiche tipiche delle strutture carcerarie. Un carcere appunto, con le peculiarità del bunker, comuni ai carceri di massima sicurezza, destinazione primaria dell'immobile di contrada Piana, poi convertito in carcere mandamentale.
 
«In quest'ottica ha detto il sindaco, Luigino Ciarlo il Comune è determinato a perseguire tutte le strade politiche e amministrative, per mettere in discussione e rinegoziare il protocollo d'intesa con la prefettura, che prevede l'accoglienza di 130 immigrati, in considerazione del fatto che sono venuti meno molti dei presupposti su cui si basava, oltre che in base alla stima del danno assoluto e irreparabile procurato al tessuto sociale del paese. Pertanto, bisogna valutare che, nell'ultimo anno c'è stato l'abbattimento verticale degli ingressi di immigrati in Italia e una conseguente riduzione delle presenze e che le carenze storiche, che contraddistinguono le nostre aree geografiche economicamente e socialmente svantaggiate, insieme alle modalità di gestione inadeguate, per nuclei disomogenei di immigrati, sistemati in massa e ai margini, senza la possibilità di un piano di integrazione sociale, ne aumenterebbero le condizioni di disagio, alimentando nel contempo il desiderio di sicurezza da parte della popolazione».

L'idea dell'amministrazione è dunque quella di utilizzare la struttura per l'attivazione di un centro di accoglienza per trenta posti, in proporzione alla popolazione locale, privilegiando i nuclei familiari e le categorie vulnerabili, perché il comune è sede di un distretto sanitario dell'Asl, che contempla attività ambulatoriale, centro di salute mentale e Saut. © RIPRODUZIONE RISERVATA