Parco eolico, società rinviata
a giudizio: «Danno ambientale»

Giovedì 6 Agosto 2020 di Luella De Ciampis
La Procura della Repubblica cita in giudizio, per danno ambientale, la società che ha realizzato l'impianto eolico in contrada Montagna a Morcone. A comunicarlo, in una nota, le associazioni «Altrabenevento» e «Il fronte sannita per la difesa della montagna». «La Procura si legge ha accolto le nostre denunce contro l'impianto eolico e il sostituto procuratore Maria Gabriella Di Lauro ha citato direttamente in giudizio la società Dotto Morcone s.r.l, gli ingegneri progettisti e il titolare dell'impresa, contestando la distruzione e il deterioramento degli habitat all'interno del sito protetto Sic, ora Zps, pendici meridionali del monte Mutria», avvenuta con la costruzione dell'impianto eolico di proprietà della società Dotto Morcone (che, contattata, non ha risposto).

In particolare, nel decreto di citazione viene contestato «un impatto significativo sull'ambiente naturale, con la compromissione della conservazione di specie e di habitat tutelati, con l'alterazione del paesaggio, con l'abbassamento del valore naturalistico dell'area e con l'aumentata fragilità ambientale, che influisce negativamente sulla flora e sulla fauna dei luoghi». A febbraio 2017 le due associazioni avevano denunciato l'inizio dei lavori per la costruzione dell'impianto eolico nel territorio di Morcone e di Pontelandolfo, contestando che le opere erano effettuate in area protetta e denunciando anche l'avvenuta autorizzazione da parte della Regione. Durante l'esecuzione dei lavori avevano continuato a depositare integrazioni alle denunce. Queste le premesse di un processo fissato per il 12 novembre. «Basta osservare il panorama commenta il sindaco di Morcone Luigino Ciarlo per rendersi conto di quello che è stato fatto. Purtroppo le azioni messe in atto da chi mi ha preceduto alla guida del Comune hanno determinato la realizzazione del parco eolico. Sarebbe bastato non procedere allo svincolo degli usi civici e il parco non sarebbe stato costruito».

Il 27 luglio 2019, il giudice per le indagini preliminari, Loredana Camerlengo, aveva attivato un provvedimento di sequestro dell'impianto sulla base degli accertamenti e dei sopralluoghi, effettuati in seguito alle numerose segnalazioni fatte alle associazioni ambientaliste e sulle risultanze dei rilievi effettuati dall'Arpac di Benevento «rilievi che scriveva il giudice - hanno constatato la distruzione e comunque il deterioramento di habitat che, peraltro, sono all'interno di un sito protetto inserito nell'area Natura 2000, rete di siti di interesse comunitario (Sic) e di zone di protezione speciale (Zps), creata dall'Unione Europea, per la protezione e la conservazione degli habitat e delle specie animali e vegetali, identificati come prioritari dagli stati membri dell'Ue». Provvedimento in perfetta sintonia con il decreto odierno, annullato ad agosto dello stesso anno dal gip Maria Ilaria Romano. © RIPRODUZIONE RISERVATA