Rapina ad anziani finita in tragedia,
rinviato a giudizio il bandito

Sabato 6 Aprile 2019 di Enrico Marra
Rinviato a giudizio Paolo Spitaletta, il 49enne di Tocco Caudio accusato di rapina, omicidio preterintenzionale e porto d'arma in luogo pubblico. Il reato di omicidio preterintenzionale è legato agli sviluppi tragici della rapina avvenuta a Montesarchio il 10 aprile del 2018. Giovanni Parente, 83 anni, fu aggredito, malmenato e colpito con un pugno. Nella colluttazione l'uomo cadde a terra e riportò ferite di una gravità tale da farlo morire in ospedale dopo quindici giorni di agonia. La decisione del rinvio a giudizio è stata adottata ieri mattina dal Gup Giuliana Giuliano, presenti i difensori dell'imputato Antonio Leone e Enza Falco, oltre al pubblico ministero Assunta Tillo. La prima udienza è fissata davanti alla Corte di Assise per il 25 giugno, presidente Sergio Pezza.
 
L'ordinanza di custodia cautelare contro Spitaletta era stata emessa dal gip Maria Ilaria Romano, su richiesta del procuratore della Repubblica Aldo Policastro e del sostituto procuratore Assunta Tillo, che avevano coordinato le indagini condotte dal Reparto operativo provinciale dei carabinieri, diretti dal maggiore Alfredo Zerella e dal maggiore Leonardo Madaro della compagnia di Montesarchio.

Le indagini che hanno portato all'arresto di Spitaletta, per la sua partecipazione alla rapina, sono frutto di una serie di elementi scaturiti da testimonianze, intercettazioni e tabulati telefonici.

Il colpo ai danni della coppia di anziani, fratello e sorella,secondo gli inquirenti, era stato messo a segno da Spitaletta con la complicità di Valentino Improta, il 26enne trovato poi carbonizzato in un'auto alla falde del Taburno. Un delitto, quest'ultimo, che trae origine proprio dal colpo finito male in casa degli anziani e che, attualmente, vede imputati Spitaletta e Pierluigi Rotondi, di 31 anni.

Tra i vari elementi che figurano a carico di Spitaletta c'è anche la testimonianza di chi la sera del 10 aprile, poco dopo la rapina finita in tragedia nella casa dei due anziani a Montesarchio, aveva soccorso Improta e Spitaletta rimasti impantanati con l'auto di quest'ultimo, un'Alfa 147.

Alla fine gli inquirenti hanno ricostruito che Improta e Spitaletta entrarono nell'abitazione degli anziani. Sarabbe stato Improta, con il viso coperto, a spingere Giovanni Parente colpendolo anche con un pugno che lo fece cadere a terra, mentre Spitaletta, armato di pistola, si faceva consegnare dalla donna di 85 anni, un borsellino contenente 350 euro, misero bottino del colpo architettato dai due.

La perizia medica sul corpo di Parente, aveva poi confermato il nesso di causalità esistente tra il pugno sferrato, la caduta, il trauma cranico e la morte. © RIPRODUZIONE RISERVATA