Sale vuote, oscurità e vecchi pannelli: la solitudine di Ciro

Nell'ex carcere di San Felice langue il celebre babydinosauro

Sale vuote, oscurità e vecchi pannelli: la solitudine di Ciro
Sale vuote, oscurità e vecchi pannelli: la solitudine di Ciro
di Marianna D'Alessio
Mercoledì 15 Novembre 2023, 09:38
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Di fronte al livello di promozione e di tenuta dei luoghi che ospitano «Ciro», il primo dinosauro scoperto in Italia il cui fossile oggi è esposto in una delle sale dell'ex convento San Felice di viale degli Atlantici, ogni proclama di «valorizzazione» dei beni della città risulta vano. E quei pochi visitatori che hanno fatto visita al complesso lo potrebbero confermare. Com'è ampiamente noto, il fossile del baby dinosauro Scipionyx samniticus, rinvenuto negli anni 80 a Pietraroja, rappresenta uno dei dinosauri più piccoli al mondo. La sua rilevanza scientifica è straordinaria, tanto che nel 1998 ottenne il riconoscimento a livello internazionale come uno dei fossili più significativi nella storia della paleontologia, guadagnandosi la copertina di «Nature» grazie al suo eccezionale stato di conservazione.

Esposto nell'ex convento San Felice, in pieno centro città, e non a Pietraroja (con le conseguenti guerre di "appartenenza'"del fossile), avrebbe dovuto avere maggiori chance di essere conosciuto e visitato.

Ma, allo stato, non sembra così. Per un visitatore che voglia accedere alla sede della Soprintendenza, posto che riesca a non scoraggiarsi nel tentativo di trovare un parcheggio (ma magari si tratta di un turista che preferisce muoversi con gli autobus urbani), l'accesso alla struttura, se è adeguatamente informato, risulta agevole. L'impatto visivo non è dei migliori.

Una cartellonistica sbiadita dal sole annuncia la presenza all'interno della struttura del reperto fossile più importante del Paese. Ad accogliere il visitatore, c'è un addetto ai servizi di vigilanza, indubbiamente molto cordiale, ma non esattamente quello che ci si aspetta all'ingresso di un museo. Il vigilante accompagna il visitatore dinanzi alla porta della sala che ospita alcuni reperti fossili rinvenuti sempre a Pietraroja, che apre a uno spazio adiacente dove giace il celebre dinosauro. Al di là della trascuratezza degli ambienti esterni (certo non ci sono fondi), quel che colpisce è tutta il percorso «esplorativo».

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L'addetto apre la porta chiusa a chiave (che già di per sé indica che non si tratta di un sito molto visitato), invita ad apporre la firma sul libro dei visitatori (2 in tutto nella giornata di domenica, nonostante in città ci sia stato un maggior afflusso di persone per via del Benevento Food Festival), e invita ad attendere dinnanzi alla sala, in attesa che accenda le luci. Sala espositiva quindi chiusa e al buio. Si entra, con la cortese compagnia del custode che fa anche da Cicerone, pur non essendo nelle sue prerogative, e nella sala che ospita Ciro, pochi metri quadrati con una tabella che richiama il congresso dell'European Association of Vertebrate Paleontologists tenutosi più di un anno fa, si può ammirare il maestoso fossile.

Come ricorda anche il custode, la Soprintendenza ha avviato la raccolta fondi per un progetto di promozione più ampio, che sposterà l'esposizione al piano superiore, in una sala più adeguata. Si pone però più di qualche ragionevole dubbio sul fatto che dopo i fasti di una futura inaugurazione del nuovo allestimento, tutto tornerà come prima. Mancanza di fondi e di personale fanno il paio con una storica mancanza di visione della città che non è mai stata veramente in grado di farsi conoscere al grande pubblico per quei beni che innegabilmente la impreziosiscono. Tornando alla visita, pure al netto della buona volontà di quei pochi dipendenti che lavorano presso l'ufficio della Soprintendenza, l'esperienza risulta al più peculiare. Immaginate che impressione può avere uno turista straniero che accorre in città e si trova dinnanzi a un'esposizione alla buona. In più accompagnata dalla visione di un video un po' datato che spiega in sintesi la storia di «Ciro». E neppure in lingua inglese.
 

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