Sannio, emergenza in rosa: una madre su 5 non lavora

L'sos della Cgil: «Le donne costrette a lasciare il posto di lavoro perché non ci sono servizi adeguati»

Un momento del dibattito
Un momento del dibattito
di Antonio Mastella
Venerdì 17 Maggio 2024, 00:00 - Ultimo agg. 08:31
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«Una madre su cinque che lavora è costretta ad abbandonare il proprio impiego, qui nel Sannio come nel resto del Mezzogiorno». Ad affermarlo Armida Filippelli, assessore regionale alla Formazione, intervenendo alla giornata di studi sul mercato del lavoro femminile a Benevento voluto dalla Cgil per celebrare gli 80 anni trascorsi dalla fondazione della «Camera del lavoro».

Causa l’inerzia del Governo «una lavoratrice – ha sottolineato – deve lasciare il posto perché mancano servizi essenziali come gli asili-nido, non hanno la possibilità di affidare i propri figli ai nonni né sono in possesso delle risorse economiche sufficienti ad ingaggiare una baby-sitter». È un problema che spetta alla Politica affrontare. «Bisogna dunque che si creino le condizioni infrastrutturali perché la donna, che sia o no madre, possa aspirare legittimamente ad un diritto fondamentale come quello del lavoro». Per quel che concerne il governo regionale «siamo impegnati – ha ricordato – ad istituire corsi di formazione dedicati. Ma lo sforzo principale, mancato sinora – la sua precisazione - deve venire da Roma».

Sul ruolo effettivo, peraltro, della Regione in questa «battaglia di civiltà» ha espresso qualche dubbio Raffaele Paudice, della segreteria regionale Cgil. «Pur annunciato – ha denunciato - stenta a decollare uno specifico programma sull’occupazione anche femminile, denominato Gol, da sostenere con i fondi del Pnrr.

Più in generale, la Regione sta coinvolgendo poco noi come altre realtà sociali e sindacali su questo tema così cruciale». Benevento con la sua potenziale forza lavoro rosa «sconta – ha aggiunto - il dramma di essere area interna, che contribuisce non poco a determinare il gap occupazionale femminile e giovanile». Ma non è solo questa coercizione, odiosa, ad impedire che l’altra metà del cielo consegua la piena parità.

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«Un’operaia, a Benevento – ha avvertito Antonella Rubbo, componente della segreteria provinciale cigiellina – deve subire anche l’umiliazione di ritrovarsi in busta paga, a parità di mansioni, emolumenti inferiori sino al 30% rispetto a quelli dei colleghi». A dispetto dunque dei programmi sul decollo definitivo della parità di genere tante volte annunciati ed altrettante volte smentiti dai fatti, «la strada da percorrere per questo obiettivo – ha lucidamente chiarito Rossella del Prete, docente di Unisannio - è ancora lunga da percorrere». E non potrebbe essere diversamente, tenuto anche conto del fatto che, da queste parti, il tasso di disoccupazione femminile raggiunge il 20% con l’occupazione che si ferma a stento al 40 a fronte del 60 di quella maschile. «Intervenire da parte delle istituzioni, a cominciare da quella centrale, che non si è adoperata più di tanto se non con i proclami – ha spiegato Gaetanina Ricciardi, responsabile del dipartimento Politiche di genere della Cgil campana – vuol dire creare le condizioni perché Benevento possa decollare con un impegno pieno della donna».

La città del terziario

«È un dovere intervenire perché qui i diritti delle donne si sono erosi nel tempo» ha ammonito a sua volta Maria Grazia Gabrielli, segretaria nazionale Cgil. «E dire che tra gli anni ‘30 e ‘60 – ha osservato del Prete – le donne occupavano una posizione di forza nel settore del tabacco e del tessile, con circa 7mila lavoratrici occupate». Una realtà sparita alla fine degli anni ’70 e mai più ripropostasi essendo Benevento diventata città del terziario. «Il Sannio – ha osservato Luciano Valle, segretario provinciale – ha ricevuto milioni dalla Regione nel corso degli anni per corsi di formazione per estetiste, parrucchiere. Un bene senza dubbio. Ora però adoperiamoci perché si creino figure professionali nuove, funzionali alle realtà trainanti della nostra economia a cominciare dall’agroalimentare, il turismo. Potrà essere un primo deciso passo verso la parità, sotto ogni profilo». I lavori sono stati coordinati da Giuseppe Anzalone, membro della segreteria provinciale.

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