Sant'Agata dei Goti: don Antonio,
il ritorno sull'altare dopo la guarigione

Lunedì 16 Novembre 2020 di Vincenzo De Rosa


Don Antonio Parrillo ieri mattina è tornato a celebrare, in presenza, la messa nella chiesa dell'Annunziata di Sant'Agata de' Goti. Una cerimonia particolare: la prima con la Campania in «zona rossa» e con il sacerdote ritornato tra i fedeli dopo la positività al Covid 19. «Permettetemi ha esordito nell'omelia - di dirvi un grazie per la preghiera, per il sostegno che non è mancato in questo periodo. Un grazie in modo particolare a don Franco Iannotta e a don Antonio Abbatiello, ai confratelli sacerdoti, alle comunità e a quanti ci hanno seguito nelle dirette su Facebook, in questo tempo almeno abbiamo cercato di iniziare a conoscerci attraverso le celebrazioni da Villa Fiorita». Don Antonio Parrillo era stato presentato alla comunità santagatese il 15 ottobre come sacerdote e moderatore della nuova Unità Pastorale. Poi il 17 la quarantena disposta dal vescovo di Cerreto Sannita Mimmo Battaglia per un primo caso Covid riscontrato in diocesi. E quindi il 23 l'esito positivo del suo tampone e di quello di un altro sacerdote dell'Unità Pastorale, don Guido Sant'Agata. Giovedì entrambi i parroci hanno ricevuto la notizia dell'esito negativo del quarto tampone al quale si erano sottoposti il giorno precedente.

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«Un misto di sentimenti ed emozioni dice don Antonio a margine della celebrazione - mi hanno abitato in questo weekend di rientro alle celebrazioni in chiesa dopo i quasi 27 giorni di isolamento. Un rientro coinciso, per me e don Guido, paradossalmente, proprio con l'inizio della zona rossa in Campania. Mi sono sentito consolato dal tornare a celebrare con la gente, di ritrovare volti, quelli dei confratelli sacerdoti e delle persone che munite di autocertificazioni sono venuti: un prete è poca cosa da solo, un prete è sé stesso con gli altri sacerdoti e in mezzo alla gente». «Sebbene in questi giorni ho riscoperto ancor più l'esigenza dell'intimità con l'Eterno, nel silenzio e nella quiete tumultuosa della casa, nell'isolamento, ho ritrovato in questi due giorni continua - lo stesso Eterno nei volti, seppure mascherati, negli sguardi ancora più sottolineati e profondi: l'essenza stessa della mia vita e del mio sacerdozio. Sebbene questi di Sant'Agata non mi sono ancora e talvolta per nulla familiari ho letto negli occhi incontrati, venuti a nome di tutti quelli che giustamente sono rimasti a casa, la sete di un senso scavato nel fondo di questa notte che stiamo vivendo tutti insieme come comunità e con tutta l'umanità». Poi, una riflessione su questi tempi. «Siamo tutti impauriti, ma a questa paura conclude - siamo chiamati a porre un argine: farla arrivare fino alla necessaria e doverosa prudenza da avere, come segno di una cura per il bene di tutti, per fare la nostra parte e far calare il contagio del virus. Ma oltre questo limite c'è una paura di cui liberarsi per vivere, seppure nelle restrizioni, vivere nella libertà di uno spirito e di un cuore che spera, crede e ama, coltivando soprattutto l'umile e paziente fiducia di attendere e nell'attesa operare con attenzione e spirito solidale la cura delle piccole cose di ogni giorno».
 

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