Sant'Agata, le pasionarie in catena
per salvare il loro ospedale

di Gigi Di Fiore

Inviato

Vogliono che il loro ospedale, il Sant'Alfonso Maria de Liguori di Sant'Agata dei Goti, abbia il suo pronto soccorso e i principali reparti che il piano sanitario regionale vuole chiudere. E sono qui, di fronte i tre piani dell'ospedale, in un gran tendone messo a disposizione dalla Protezione civile del Comune di Airola. Quattro donne in sciopero della fame, anche se lo hanno interrotto per il momento dopo avere saputo ufficialmente che almeno la chiusura del reparto ortopedia è sospesa.

LA PRESIDENTE
È la più tosta, Mena Di Stasi, anche se è piccolina e non si arrabbia mai. Il marito di origini ucraine, Alessandro, che fa il camionista, la guarda con amore. «Mamma mia, che stai combinando!» esclama. E lei sorride, circondata dai tre figli. Domenica prossima, la più piccola di nove anni farà la confessione in vista della prima comunione. Festeggerà sotto questo tendone. «Sono orgogliosa di mamma» dice. Mena ha 45 anni, fa la casalinga ed è la vera pasionaria del gruppo. Racconta: «Il 27 ottobre, in una casa di Sant'Agata, in 15 abbiamo deciso di fondare la nostra associazione Curiamo la vita. Siamo mamme e papà, preoccupati che i nostri figli possano aver bisogno di cure immediate rischiando di morire per arrivare a Benevento o Napoli».
È Mena che, con Stella Truocchio e Adele Vene, ha occupato per due giorni la sede comunale. E sempre lei ha comprato le catene che domenica scorsa sono servite a legarsi per protesta. Con lei, Pina De Masi, 52 anni, che nel tendone non c'è. Si è sentita male, un calo di zuccheri e di pressione. L'hanno ricoverata in ospedale. È a letto con la flebo, dopo tre giorni di digiuno. Anche Pina, 52 anni, è casalinga. È separata, ma sopra c'è la figlia maggiore che le sta accanto. «Sta meglio» dice. Pina è già nonna, ma non ha intenzione di fare marcia indietro. Si riprenderà e ritornerà con le altre.

TANTE DONNE
Nel tendone sono quasi tutte donne. Quattro brandine per dormire, ma all'inizio c'erano solo materassini, una serie di lampadine appese alimentate da una pila, una stufa a gas, due tavolini con tanti succhi di frutta, acqua e Coca cola. Usano i bagni dell'ospedale. Michela Ottobre ha 45 anni. Lei lavora al call center delle Poste. Ha preso le ferie per venire qui e unirsi allo sciopero della fame. È la figlia di Margherita Rossano, 70 anni, donna decisa con un passato da sindacalista. Racconta: «Ora sono in pensione e sono nonna, ma in passato ho lavorato in un'azienda militare a Caserta. Ero in prima linea nelle proteste e negli scioperi. Facevo la sindacalista, quanti ne ho portati in manifestazione a Roma. Non potevo mancare qui. Mio marito, che aveva una panetteria, è abituato».
Non poteva mancare, Margherita, perché il figlio Luigi ha rischiato la vita tre anni fa. Un incidente in moto, la corsa in quest'ospedale ancora aperto. Lo hanno subito soccorso e intubato, prima del trasferimento al Policlinico di Napoli. «I primi soccorsi li ha avuti qui, se non fosse stato così sarebbe morto perché non ce l'avrebbe fatta ad arrivare a Napoli». Margherita come Mena. Anche lei ha la sua storia, sull'ospedale: «Mio figlio ha dei problemi e devo spesso ricorrere al pronto soccorso, arrivare a Benevento non è agevole».

L'URNA
Vengono in tanti, un viavai di solidarietà, gente di tutti i Comuni vicini: Sant'Agata, Airola, Frasso, Telese. Un grande scatolone di cartone fa da urna dove depositare le schede elettorali in segno di protesta. Ce ne sono oltre 300 lì dentro. Arriva un signore e ne porta undici. «Sono con voi» dice. Poi arriva «zì Pasquale», che porta altre sedie di plastica. «Sono pensionato, invece di stare a perdere tempo al bar, mi rendo utile». Il primo giorno di sospensione dello sciopero della fame nessuna ha voluto strafare: una mezza cotoletta e un po' di formaggio. «Ce lo hanno raccomandato i medici, che dall'ospedale ci visitavano una volta al giorno». Sciopero della fame sospeso, in attesa di un incontro che il governatore De Luca ha annunciato per lunedì. Prima, ci sarà una manifestazione delle donne ad Airola. Dice Mena: «Il prefetto Coppetta ci chiama tutti i giorni, era preoccupato per lo sciopero della fame. Noi non cederemo, rivogliamo il nostro ospedale in piena attività».
Venerdì 5 Aprile 2019, 12:51 - Ultimo aggiornamento: 8 Aprile, 11:54
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