Santa Sofia, a Benevento
lo sfregio pallonate e scritte

Lunedì 12 Agosto 2019 di Paolo Bocchino
Se il gioiello più prezioso della corona viene preso a schiaffi e pedate, come ci si può attendere sorte migliore per le pietre di pregio secondario? Santa Sofia viaggia verso i primi dieci anni da patrimonio mondiale dell'Umanità carica dell'onore tributatole nel giugno del 2011, ma anche dell'onere di dimostrarsi all'altezza del riconoscimento. Purtroppo non mancano i quotidiani attentati al decoro della chiesa assurta a emblema della città al pari di giganti come l'Arco di Traiano e il Teatro Romano. Le lunghe notti in strada si svolgono con un pallone al seguito per i gruppi di ragazzini che celebrano i loro anni con la spensieratezza che li contraddistingue. E se una piazza offre lo spazio per dare quattro calci a quel pallone, perché non farlo? Che si tratti di un'area che dovrebbe essere considerata sacra, non per motivazioni religiose ma per il laico rispetto dovuto ai luoghi cardine del capoluogo, è difficile percepirlo a quell'età. E così fischio d'inizio e via alle sfide al «Santa Sofia Stadium» con cadenza pressoché settimanale, soprattutto in coincidenza dei giorni della movida.

 

IL PARROCO
«Conosciamo il problema - dice il parroco don Nicola Della Pietra - Ma noi cosa possiamo farci? Quando proviamo a far notare ai ragazzi che lì non si può giocare a pallone riceviamo anche brutte risposte e inviti a farci gli affari nostri. Occorrerebbero provvedimenti dissuasivi da parte degli enti competenti. La parrocchia non può arrogarsi il diritto di assumere iniziative su un bene che dal punto di vista patrimoniale non le appartiene. Essendo proprietà del ministero Interno magari sarebbe opportuno presidiarla stabilmente con una pattuglia ma è solo un'idea». Le cicatrici delle pallonate comunque sono ben visibili sul volto della chiesa sotto forma di intonaco scrostato e pietre che spuntano alla vista. Ma ispezionando la facciata sui tre lati si resta trafitti da un'altra coltellata: una scritta lasciata da un pennarello nero risalta sul giallo pastello della pittura. Non di grandi dimensioni ma più che sufficiente a formare lo sfregio. Tanto più se si considera il messaggio espresso: «God of sex», traduzione di Dio del sesso. Ignoti autori e tempi del graffito, certa la necessità di correre ai ripari: «Segnalerò domani (oggi, ndr) la circostanza alla prefettura - anticipa don Della Pietra - Non l'abbiamo fatto prima perché riteniamo che certe cose non siano di nostra competenza. Ma effettivamente una segnalazione bisogna farla e poi altri decideranno il da farsi».
IL CENTRO
Ma se Santa Sofia piange (altre problematiche l'affliggono), la Sparta che si estende lungo la buffer zone non ride. Una passeggiata nel centro storico nella calda mattina domenicale all'indomani della movida offre cartoline non edificanti: sacchetti di rifiuti qua e là, talvolta autentiche discariche punteggiano i vicoli a cavallo tra il Trescene e il dedalo di stradine che degradano verso l'Arco di Traiano e corso Garibaldi. Non tutto è addebitabile al divertimento serale ma solo grazie al pronto intervento dell'Asia che ha già rimosso la parte più visibile di ciò che era stato lasciato. Lattine e cartoni da pizza nella serata di sabato «ornavano» luoghi di pregio come l'ingresso del Teatro comunale, corso Garibaldi, la fontana di Santa Sofia. Auto lasciate in sosta nei vicoli malgrado i tassativi divieti e la presenza in teoria inibitoria della polizia municipale. Scarso però il numero delle sanzioni messe a verbale dai vigili urbani anche alla luce dello sparuto numero di presenze.
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